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lunedì 26 novembre 2007

L'Altra Sicilia a una svolta indipendentista?

Il 24 novembre 2007 il sito de L'Altra Sicilia ha pubblicato un articolo a firma di Eugenio Preta che lascia prefigurare, se non una svolta, quanto meno l'apertura all'indipendentismo del movimento in questione. E' proprio così? E se sì, cosa sta spingendo L'Altra Sicilia a questa svolta? Seguiremo gli sviluppi molto da vicino. Per il momento ci limitiamo a riportare in quanto segue l'articolo in questione.



Il coraggio dell'indipendenza

Regno Unito: un’Unione che si tiene con forza e a stento, se è vero, com'è vero, che lo scorso 16 gennaio, la festa dell'Unione è passata sotto silenzio, né fuochi d'artificio né bevute collettive nei pub, soprattutto in quelli di Edimburgo dove sventola quella bandiera dell'indipendenza che la vittoria di un partito nazionalista ha fatto venir fuori dalle viscere e dal cuore di tutti gli scozzesi.

Primo fra tutti Sean Connery, ex 007 che dalla Regina ha preteso onori e ottenuto onorificienze che poi ha regolarmente devoluto alla causa in cui crede : l'indipendenza del suo Paese.

Come William Wallace, l'eroe dell'indipendenza delle Higlanders, più conosciuto come Braveheart di hollywoodiana memoria, Sean Connery porta una scritta tatuata sulla spalla "Scottland forever", e ai suoi detrattori che gli rimproverano di vivere alle Bahamas risponde (e intanto prosegue la sua crociata per l'indipendenza del suo paese) che appena vedrà una Scozia libera ritornerà senz'altro ad Edimburgo.

Il ritorno, il mito di "nuàtri", condizionato da una clausola: il coraggio dell'indipendenza.
  • Quanti dei siciliani della diaspora, partiti per fare grande l'Isola, accetterebbero di declinare onori e onorificienze in nome dell'indipendenza della loro terra?
  • Quanti politici siciliani che hanno fatto fortuna nel Nord (Roma) sarebbero disposti a mettere tutto in discussione per una causa nobile di appartenenza?
  • Quanti di loro avrebbero il coraggio dell'indipendenza?
  • E quanti di noi?
In un mondo dove tutto ormai si lega, economia, politica, mercati e borse, il coraggio dell'indipendenza è prerogativa di pochi, patrimonio dei pochissimi.

Cosi la terra impareggiabile, 13.9000 chilometri di costa, argilla, lava, tufo, roccia, montagna, vulcano, cava, miniera, pianura e depressione rimane attaccata al continente perchè più legame di ponte e traghetti restano malaffare, soldi, politica e paura di se stessi.
La terra impareggiabile, oltre 6milioni di Siciliani “di qua dal faro”, ed altrettanti in giro per la Diaspora, cultura, monumenti, vestigia di un ricco passato, lingua e tradizioni, sviliti dall'essere italica colonia piuttosto che, come Malta - 300 chilometri quadrati di roccia - Stato-Nazione.

Ma per esssere Stato-Nazione non occorrono soltanto territorio, lingua e cultura, occorre un popolo che sia fiero delle sue origini, che non abbia nessuna vergogna a manifestare il suo essere siciliano, un popolo che non sia stato costretto prono dalla mala politica che altri hanno imposto, fiero e non costretto all'antimafia, un popolo capace di gestire il suo presente e prendersi cura del proprio futuro.
Popolo che riuscisse a trepidare davanti allo stretto indispensabile, alle magie del cuore, ai viaggi della vita, ai ritorni della memoria; popolo che esultasse per la Pietra del Destino, come gli scozzesi felici che nel 1996 riuscivano ad avere restituito un macigno, senza alcun valore pecuniario, ma simbolo di storia e di tradizione, simbolo di un popolo, la pietra del destino che, trafugata con l'inganno nel 1296 da Edoardo I d'Inghilterrra, veniva restituita dall'attuale regina, forse per sedare quelle spinte autonomistiche che il popolo delle Higlanders, sempre più insistentemente manifestava da tempo.

Ma un popolo fiero trepida ed esulta nella lotta per l'indipendenza, ma continua la sua lotta perchè la libertà è un coraggio che si conquista lentamente, con lotta e sacrifici e con quella fede necessaria all'orgoglio dell'appartenenza, all'orgoglio delle proprie radici.
Cosi' continuano quei popoli fieri a marciare verso quell'indipendenza dalla matrigna Bretagna divenuta realtà necessaria e possibile, da antica chimera.

Soltanto l'anno scorso l'assemblea di Edimburgo ha visto la vittoria degli independentisti che hanno proclamato per il 2010 il referendum per la separazione. E tra l'autonomismo e l'indipendenza, questo è certo, quel popolo fiero sceglierà la propria sovranità, dichiaradosi scozzesi piuttosto che britannici.

E che dire della loro autonomia che già comprende diversi settori importanti per un popolo e una terra, settori vitali come l'educazione, la salute, la giustizia, la cultura i trasporti, l'agricoltura, l'urbanismo e che certamente rimetteranno in gioco non soltanto per ottenere in più fiscalità e relazioni esterne, ma per riappropriarsi della storia, della propria libertà e della propria autodeterminazione. Soltanto quest'anno il gaelico è diventato lingua ufficiale, grazie alla continua battaglia del popolo irlandese. Domani lo sarà lo scozzese. E intanto suona la cornamusa ed impone il rispetto quella cultura.
  • Quando leverà la testa la nostra Isola?
  • Quanti vulcani dovremo scavalcare prima che la lingua siciliana possa essere considerata lingua a tutti gli effetti e non dialetto?
  • Quando quel nostro statuto di Autonomia diventerà effettivo e applicato?
  • Quando baratteremo la nostra autonomia con una vera indipendenza?
  • Perchè lasciare ancora partire i nostri giovani e, ancora non consentire ai nostri vecchi di tornare?
  • Quando anche noi avremo il coraggio dell'indipendenza, anche noi, come quei popoli fieri?

Per la Sicilia, solo per amore della Sicilia.

Eugenio Preta
Presidente della "CONFEDERAZIONE DEI GIORNALISTI E DEI MEDIA SICILIANI NEL MONDO"



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mercoledì 12 settembre 2007

Nuove truppe d’occupazione sul suolo siciliano?

Quando i “politici” dicono che nel Sud lo Stato è assente, sanno benissimo di mentire, in quanto esso è presente appunto nei panni delle stesse cosche mafiose. Tale coincidenza è spiegata dal fatto che lo Stato non fa nulla di decisivo per combattere la criminalità organizzata.

Lo Stato – eccettuati naturalmente alcuni suoi singoli esponenti o organismi – non solo è complice di questa criminalità, ma ha addirittura delegato ad essa molte sue funzioni. In un territorio ove la criminalità domina incontrastata, le funzioni dello Stato o non esistono (ovvero sono ridotte al minimo) oppure sono quelle stesse della mafia.

LA MAFIA NASCE NEL 1860 E DURERÀ FINCHÉ DURERÀ LA SOTTOMISSIONE COLONIALE DELLA SICILIA ALL'ITALIA.

I MAFIOSI SONO SOLO I GUARDIANI DI QUESTA DOMINAZIONE.


Bruxelles, 2 settembre 2007

Dopo il fuoco, la prepotenza delle istituzioni, le promesse di “Vasa-Vasa”, adesso anche i sedicenti imprenditori isolani sparano le loro più grosse minchiate. Rimandando alle incongruenze statutarie che la proposta comporterebbe gli imprenditori chiedono l’intervento dell’esercito insieme all’espulsione dei collusi per pizzo, tangenti ed intromissioni mafiose.

Ricordiamo che l’esercito è già intervenuto una volta in Sicilia con i bersaglieri piemontesi, ci è ritornato con le truppe speciali per combattere Giuliano e le aspirazioni di autonomia del Popolo Siciliano, ci ha riprovato con un generale dell’esercito nominato prefetto, adesso ci ritornerebbe reclamato dagli affaristi...

La Storia ci insegna che non se ne è mai fatto niente: Per quale ragione?

Sembra che l’illegalità in Sicilia venga da chissà dove o sia nel DNA della stessa società. In realtà essa ha una matrice storica ben precisa, e di rango costituzionale, rispetto alla quale tutte le altre illegalità non sono che semplici conseguenze.

Senza andare troppo lontano partiamo dal dopoguerra, dal 15 maggio 1946.

La Sicilia aveva, in quella data, conquistato un proprio Statuto d’Autonomia approvato ancor prima della Costituzione italiana ed in esso integralmente inserito senza nessuna modifica; Statuto che, sulla carta, nasceva da un “patto” tra Sicilia e Italia, perciò sanava ogni precedente ingiustizia e pretendeva di rispondere, finalmente, al secolare diritto ed anelito dei Siciliani all’Autogoverno, sia pure in un contesto nazionale e statuale più ampio.

Per effetto di ciò la Sicilia sarebbe dovuta essere, nello spirito quando non ancora nella lettera del dettato statutario, uno Stato confederato all’Italia con propri poteri e prerogative sovrane, ad eccetto di poche competenze residuali lasciate allo Stato centrale italiano.

Invece, complici gli accordi segreti dai politicanti siciliani dell’epoca post-bellica, vuoi per l’interesse generale del governo nazionale che “ha utilizzato” sistematicamente la Sicilia come colonia interna più che come proprio compartimento autonomo e vuoi per l’insipienza dei politicanti attuali, l’illegalità costituzionale diviene in Sicilia la madre di tutte le illegalità e soprusi.

È innegabile, infatti, che l’illegalità odierna nasca proprio con l’Autonomia, conquistata e mai realmente avuta, per interessi personali, di partito e trasversali.

A questo punto ci si chiede: come si vuole sconfiggere la criminalità e l’illegalità in Sicilia quando la struttura stessa dell’ordinamento regionale giuridico ed amministrativo è illegale e non costituzionale?

La verità è che nessuno, complice sempre l’insipienza dei cosiddetti politicanti siciliani, sempre attenti al posto al sole ed agli interessi delle segreterie nazionali più che alla reali esigenze dei Siciliani, vuole che nulla cambi.

Lo Stato sa che il 60% del lavoro in Sicilia è in nero; le forze di Polizia sanno che un negozio su due ha personale non in regola, che un’impresa su due impiega mano d’opera in nero, i carabinieri sanno esattamente dove insiste l’illegalità e la criminalità, eppure, lo Stato in Sicilia è opprimente quanto assente, le forze di Polizia in gran numero in Sicilia sembra guardino dalla parte opposta rispetto al vero problema criminoso.

In questo contesto chiunque cerchi di portare giustizia in Sicilia operando con coscienza ed amore per la propria terra, vedi i giudici Falcone, Borsellino, Chinnici ed altri operatori delle forze di Polizia barbaramente assassinati per “distrazione” dello Stato centrale che li ha abbandonati quando avrebbero dovuto essere non solo incoraggiati “al martirio” ma assistiti e protetti, viene eliminato.

“Vasa-Vasa”, per certi aspetti è la dimostrazione che in Sicilia tutto è fatto per il potere. In ogni parte del mondo per una semplice accusa di non aver pagato una contravvenzione al codice della strada ci si dimette, in Sicilia, un’accusa infamante e grave come quella di collusione con la mafia viene considerata quasi “una scocciatura”.

L’onore, quell’onore Siciliano di altri tempi, oramai è sotterrato sotto un metro di terra con i “veri padri della libertà Siciliana” che purtroppo non hanno avuto figli degni di questo nome.

Il Nord-Est è sconvolto da stupri, assassinii, la proprietà privata non è più garantita tanto che molti sindaci sono arrivati alle richieste di particolari misure.

Napoli e la sua provincia è dilaniata dalle lotte camorristiche che coinvolgono vittime innocenti nelle loro quotidiane sparatorie.

Roma, Milano, etc... soffrono nella loro pelle droga, prostituzione e racket ma nessuno si è mai sognato d’invocare l’intervento dell’esercito.

In Sicilia sedicenti imprenditori da sempre collusi con i poteri forti chiedono, oggi, l’intervento dell’esercito, quindi dello Stato, dimenticando che è quello stesso Stato, con la collaborazione delle forze politiche italiote che governano lo Stato Regionale di Sicilia sin dalla sua nascita ad impedire che la Sicilia possa acquistare legalità e finalmente sviluppo.

Ufficio stampa

L'ALTRA SICILIA – Antudo


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