Visualizzazione post con etichetta sharia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sharia. Mostra tutti i post

sabato 9 febbraio 2008

La Chiesa inglese apre alla Sharia ma è subito polemica

di Dimitri Buffa


L'arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, ritiene che sia ormai “inevitabile” introdurre nel sistema giuridico britannico alcuni aspetti della Sharia, la legge islamica. Non ha precisato esattamente quali ma ha fatto allusioni al matrimonio, al divorzio e al diritto di famiglia.

Il suo giudizio peserà ora come un macigno in un dibattito più che all’ordine del giorno in Gran Bretagna, dove i musulmani sono circa due milioni.

Ma anche nel resto d’Europa dove da anni ferve la polemica sulla tolleranza religiosa e sul dialogo tra le diverse fedi monoteistiche.

La massima autorità spirituale della Chiesa Anglicana, di cui è notoriamente a capo la stessa regina Elisabetta II, ha sottolineato che le leggi britanniche hanno già da tempo recepito istanze di altre confessioni ed è quindi opportuno “un adeguamento costruttivo” della sharia in materie come il diritto di famiglia e come la cosiddetta finanza islamica.

“Alcuni aspetti della Sharia sono riconosciuti nella nostra società e nelle nostre leggi – ha dichiarato Williams alla Bbc - quindi non stiamo parlando di una cosa aliena né di un sistema antagonista”.

L’arcivescovo ha comunque ribadito che “nessuna persona assennata può pensare che in Gran Bretagna si possa permettere quel genere di disumanità, spesso associato con l'applicazione della legge islamica in alcuni paesi musulmani, come la pena capitale e l'atteggiamento discriminatorio verso le donne”.

In sostanza per Williams, “recepire la Sharia non deve significare in alcun modo prevaricare i diritti garantiti a tutti i cittadini”.

Inutile dire che nell'opinione pubblica britannica questo tema tocca un nervo scoperto, soprattutto dopo gli attentati suicidi del 7 luglio 2005 a Londra.

Nei giorni scorsi il vescovo anglicano di Rochester, Michael Nazir-Ali, di origine araba, denunciò alla polizia di avere ricevuto minacce di morte per un articolo a sua firma, in cui affermava che gli integralisti islamici hanno trasformato alcune aree del paese in zone interdette ai non musulmani.
Il termine inglese usato era stato questo: “no go areas”.

Naturalmente l’esternazione dell’ “arcibishop” al famoso programma “BBC’s world” non ha lasciato silenti altri leader religiosi e poltici. E lo scetticismo è la cifra che sembra prevalere nei loro commenti.

Con l’unica eccezione di Mohammed Shafiq, un arabo di religione islamica considerato tra i più noti pensatori della Fondazione (definita sul “Telegraph” come “un think tank”) di Tariq Ramadan. Il quale ha dichiarato ai giornalisti che “le posizioni dell’arcivescovo di Canterbury dimostrano che la shar’ia è un tipo di giurisdizione che nelle materie regolate dal diritto civile funziona benissimo, e questo è stato già visto all’interno di molti paesi occidentali”.

Di segno del tutto opposto invece il pensiero e le parole di Stephen Green, direttore nazionale di Christian Voice, un network che conta molte radio e anche un quotidiano e un sito internet in Inghilterra: “Questo è un paese cristiano che ha leggi cristiane, se i musulmani desiderano vivere sotto la giurisdizione shar’iatica non hanno da fare che emigrare in tutti quei paesi dove la shar’ia è tuttora legge vigente”.

E poi ha precisato: “Qualunque accomodamento con la shar’ia è fuori dalla realtà, e non aiuta affato la coesione sociale. Nel tempo la legge cristiana è stata erosa dal secolarismo, ma questo paese resta fondato su valori cristiani”.

Neanche Gordon Brown, almeno a quento riferiscono le indiscrezioni dei giornali inglesi come il “Daily telegraph” e “The times”, avrebbe preso tanto bene l’estemporanea uscita del suo “arcibishop”.

Ai media il suo portavoce ha detto seccamente che “benché alcune concessioni nella legislazione britannica siano state fatte per le esigenze dei mussulmani (recentemente la “social security” ha dato parere favorevole al pagamento degli assegni familiari per tutte e quattro le mogli dei poligami britannici di fede islamica, ndr) la sharia non può diventare una giustificazione per agire contro le leggi dello stato britannico”.

Anche in Inghilterra non mancano infatti episodi tragici di cronaca nera, paragonabili a quello accaduto in Italia a Berscia (dove si sta celebrando il relativo processo) con la povera Hina Salem, massacrata dal padre perché non si atteneva ai costumi patriarcali islamici.

E anche in Inghilterra esistono musulmani moderati che vorrebbero integrarsi perfettamente con le leggi vigenti nel regno di Her Majesty.

Persone che considerano l’ideologia di Tariq Ramadan, in qualche maniera avallata dall’arcivescovo di Canterbury, come qualcosa di pericoloso e da combattere.

Cauto anche il commento, raccolto dal “Times”, del rabbino Danny Rich, capo esecutivo del giudaismo liberale inglese: “sono rimasto sorpreso delle parole dell’Arcivescovo, qui la comunità ebraica ha imparato il valore dell’integrazione con lo stato anche se, laddove la legge lo permette, apprezza di potere regolare alcune materie secondo le leggi delle autorità rabbiniche, da noi comunque la legge dello stato inglese prevale sempre su quella religiosa”.


[Leggi tutto...]

martedì 11 settembre 2007

Borghezio protesta contro l'Islam e finisce in cella

di Dimitri Buffa

Da oggi sappiamo che il Belgio è terra off limits per chi vuole dimostrare contro la strisciante islamizzazione d'Europa. Magari si potrà sfilare per l'orgoglio pedofilo, di certo non l'11 settembre per scandire gli slogan che furono coniati da Oriana Fallaci e prima di lei da Bat Yeor.


La manifestazione organizzata per protestare contro la shar'ia in Europa è andata come era largamente prevedibile: il sindaco di Bruxelles Freddy Thielemans invece che proteggere i manifestanti contro il terrorismo islamico e l'islamizzazione dell'Europa dai facinorosi di Allah ha preferito farli arrestare tutti in blocco, compreso l'europarlamentare Mario Borghezio della Lega Nord. E questo per evitare di avere problemi con i rappresentanti più che fanatici della propria comunità musulmana locale. Unico loro reato, nel giorno dell'11 settembre 2007, sesto anniversario della strage organizzata da Bin Laden alle Torri gemelle, quello di avere esposto cartelli con su scritto "No Eurabia".

Tra i fermati oltre all'eurodeputato leghista Mario Borghezio, figurano anche il presidente dell'ultra destra fiamminga 'Vlaams Belang', Frank Vanhecke, e il capofila al Parlamento fiamminga dello stesso partito, Filip Dewinter.

La manifestazione era stata organizzata dalla sigla "Stop the islamization in Europe" (Sioe), con un appello, lanciato dall'associazione di origine danese, subito raccolto da molti altri gruppi politici e associazioni non islamically correct di europarlamentari come l'inglese Gerard Batten (Uk indipendence party) o la Lega Nord in Italia, ma anche il gruppo fiammingo di estrema destra Voorpost. Ed è proprio tra le file di questo gruppo di militanti della destra fiamminga che sono cominciati stamani i fermi della polizia. Insomma ancora una volta nel cuore dell'Europa c'è stato un capovolgimento valoriale tale da far sì che i cittadini del Belgio abbiano scelto di stare dalla parte degli assassini di Theo van Gogh piuttosto che da quella di chi scandiva gli stessi slogan presenti nei libri di Oriana Fallaci.

Nei giorni scorsi c'erano state pesanti avvisaglie che sarebbe potuto accadere proprio ciò che è accaduto e infatti alcune associazioni di cittadini avevano preferito rinunciare all'appuntamento per paura di venire coinvolte in scontri di piazza. Ma mai e poi mai l'europarlamentare della Lega Nord Borghezio poteva immaginarsi di venire trattato come un delinquente solo perchè aveva osato manifestare, sia pure contro la volontà del sindaco di Bruxelles. Che sui siti degli organizzatori dell'evento è stato non a caso ribattezzato "il Gran muftì del Belgio".

Scopo della manifestazione era quello di presentare una petizione al Parlamento europeo contro le leggi europee possibiliste sulla Shar'ia (ci sono state applicazioni ambigue in Germania, Danimarca e anche in Italia del diritto civile in materia di poligamia e di quello penale in materia di percosse a mogli e figli) e anche per permettere, in futuro, che simili manifestazioni abbiano luogo sul territorio europeo. La manifestazione, infatti, era stata dichiarata preventivamente illegale dalle autorità amministative di Bruxelles.

"Le leggi dell'Ue ci danno la libertà di parola - ha però ieri affermato Stephen Gash, fondatore di Sioe in Inghilterra - noi vogliamo solo manifestare pacificamente, davanti all'europarlamento, il nostro pensiero".

Borghezio raggiunto al telefonino dalle agenzie mentre era in cella di isolamento nel tribuinale di Bruxelles ha affermato che "la polizia è andata giù pesante sia con me sia con gli eurodeputati fiamminghi e francesi che sono stati fermati insieme a me anche dentro il bus su cui ci hanno caricato".

Il prossimo appuntamento l'associazione contro l'islamizzazione d'Europa lo ha già fissato a Marsiglia, a data da destinarsi, per tornare a protestare contro la shar'ia e il diffondersi violento dell'islam in Europa.


[Leggi tutto...]

martedì 4 settembre 2007

Eurabia: sempre più vicino il dominio islamico sull'Europa

Bruxelles proibisce la manifestazione contro «l’islamizzazione dell’Europa». L’ennesima riprova che le istituzioni europee servono solo a favorire l’invasione musulmana dell’Europa, nonché l’asservimento dei Popoli Europei alla dittatura del signoraggio monetario.



Proibita dimostrazione anti-islamica

Il Consiglio di Stato belga ha confermato la decisione del Comune di Bruxelles di vietare una manifestazione contro «l’islamizzazione dell’Europa», in programma nella capitale belga il prossimo 11 settembre. «Stop the Islamisation of Europe» (Sioe), aveva annunciato a luglio l’intenzione di organizzare una protesta davanti alla sede del Parlamento europeo, proprio nel giorno del sesto anniversario dei tragici attentati perpetrati negli Stati Uniti.

Il 9 agosto il sindaco di Bruxelles aveva vietato la manifestazione evocando il rischio di scontri con la vasta comunità islamica. Il Consiglio di Stato ha confermato ora la decisione, dopo che Ugo Ulfkotte, uno degli organizzatori dell’evento, aveva presentato ricorso contro il no del Comune. «Stop the Islamisation of Europe» riunisce, in particolare, il partito danese anti-islamico «Siad», il gruppo olandese «No Sharia Here» e quello tedesco «Pax Europa». L’iniziativa ha ricevuto in Belgio il sostegno di alcuni alti responsabili della formazione fiamminga di estrema destra Vlaams Belang.

In un comunicato diffuso a Bruxelles il capo delegazione della Lega Nord a Strasburgo, l’europarlamentare Mario Borghezio, sostiene che con il divieto «vengono violati i diritti fondamentali dell’Unione europea» e ha annunciato una conferenza stampa sul caso con i colleghi di Vlaams Belang. Borghezio assicura che «i promotori dell’iniziativa hanno tutta l’intenzione di non farsi imbavagliare da questo assurdo provvedimento».

il Giornale.it, 31 agosto 2007

FONTE


In piazza contro l' islam nonostante i divieti

Bruxelles. Le associazioni contro l’islamizzazione dell’Europa si stanno preparando a marciare su Bruxelles l’11 settembre prossimo, in occasione dell’anniversario degli attacchi alle Torri gemelle di New York, sfidando la decisione del sindaco Freddy Thielemans di rifiutare il permesso per «ragioni di ordine pubblico». Il primo cittadino viene criticato per avere contemporaneamente deciso di concedere l’autorizzazione alla manifestazione dell’associazione «Uniti per la verità», che mette in discussione la versione ufficiale sulle responsabilità di Al Qaida per gli attacchi dell’11 settembre 2001. Un esposto è stato presentato all’Alta Corte che deciderà con procedura di urgenza. Il raduno dei movimenti anti-islam è previsto davanti alla sede del Parlamento europeo, nella cittadella comunitaria.

il Giornale.it, 2 settembre 2007


[Leggi tutto...]