mercoledì 30 aprile 2008

Cosa sta succedendo in Inghilterra?

di Guglielmo Piombini


Giustizia avrebbe voluto che, con il crollo del comunismo alla fine degli anni Ottanta, tutti i movimenti occidentali d’ispirazione socialista sprofondassero nel discredito. Invece, grazie a un’abile operazione di riconversione ideologica, la sinistra è riuscita a conservare l’egemonia culturale passando dal marxismo al multiculturalismo.


La nuova sinistra multiculturalista non concentra più le sue critiche sulle strutture economiche della società capitalistica, come prescriveva il marxismo classico.

Quasi nessuno oggi ha più il coraggio di chiedere l’abolizione della proprietà privata o la collettivizzazionedei mezzi di produzione. L’attacco prende invece di mira le “sovrastrutture” culturali della società, secondo la lezione di Antonio Gramsci e della Scuola di Francoforte.

Lo spopolamento degli inglesi

Il multiculturalismo rappresenta una continuazione della guerra fredda con altri mezzi, e dietro una facciata relativista si pone l’obiettivo di distruggere il retaggio tradizionale dell’Europa cristiana.

Quest’odio profondo per tutto ciò che appartiene al passato storico dell’Europa si manifesta con l’esaltazione acritica di ogni cultura estranea all’Occidente, comprese le più aberranti, e con il desiderio frenetico di ripopolare il vecchio continente con immigrati extraeuropeianche apertamente ostili ai valori culturali dei paesi ospitanti.

Il Paese dove l’applicazione dell’ideologia multiculturalista ha raggiunto le punte più avanzate è la Gran Bretagna. Nei lunghi anni di governo laburista, con Tony Blair e ora con Gordon Brown, il Regno Unito ha spalancato le frontiere ad un’immigrazione di massa prevalentemente musulmana, e ogni anno affluiscono più di 250.000 immigrati dal Terzo Mondo.

Gli inglesi autoctoni fanno pochi figli (l’attuale tasso di fertilità di 1,6 figli per donna è il più basso della storia inglese da quando si sono iniziate a raccogliere le statistiche nel 1924) e, spaventati dai rapidi mutamenti sociali, hanno iniziato ad emigrare in gran numero: ogni anno 200.000 inglesi lasciano la madrepatria per stabilirsi prevalentemente negli Stati Uniti, in Canada o in Australia.

Sulla base di questi trend i demografi hanno calcolato che entro la fine del secolo la popolazione inglese sarà ridotta in minoranza nella propria terra natale.

Un’arma per l’islamizzazione

I problemi maggiori nascono dal fatto che il processo di trasmissione della cultura nazionale è stato messo al bando in Gran Bretagna in omaggio alla “correttezza politica”.

Secondo l’ideologia progressista dominante, infatti, trasmettere la cultura anglosassone agli immigrati rappresenterebbe un grave atto di “imperialismo culturale”. Lo stesso erede al Trono, il principe Carlo, ha in più occasioni manifestato la sua ammirazione per l’islam, a suo dire capace di riempire il vuoto spirituale dell’Occidente.

In questo ambiente favorevole, la penetrazione della legge coranica nella società britannica è stata rapida. Negli ultimi anni a Londra dozzine di tribunali islamici hanno emesso migliaia di sentenze su matrimoni, divorzi e eredità. E nonostante la biga mia e la poligamia siano illegali in Gran Bretagna, il governo ha deciso di sostenere economicamente le famiglie poligamiche musulmane a condizione che i vari matrimoni siano avvenuti all’estero, in nazioni che riconoscano come legale la poligamia.

A Huddersfield, nel West Yorkshire, una locale scuola confessionale cristiana ha optato per censurare la celebre fiaba dei “Tre porcellini” per paura di offendere la locale comunità maomettana.

Inoltre, secondo un recente rapporto, in diverse scuole del Regno Unito verrebbero censurati gli studi riguardanti episodi considerati offensivi per la comunità islamica, come il genocidio ebraico e le crociate.

Molti docenti, infatti, avrebbero difficoltà a imporre lezioni che possano infastidire il sentire degli alunni islamici. A Oxford, i genitori di bambini della Rose Hill Primary School sono furiosi, in quanto hanno ricevuto una lettera su cui c’era scritto che la carne hallal sarebbe stata servita a tutti i bambini e che questa decisione faceva parte di una “politica di integrazione a
scuola”.

D’altronde, alzare la voce contro queste situazioni appare alquanto difficile se si pensa che il vescovo anglicano di Rochester, Michael Nazir-Ali, ha subito minacce di morte per aver denunciato l’esistenza, in Inghilterra ra, di “no-go areas” in cui i non musulmani rischiano grosso se provano a entrarvi, mentre un lavoratore cattolico, Joseph Protano, è stato licenziato dal Royal Manchester Children’s Hospital per aver litigato con degli islamici che avevano coperto il crocifisso e la statua della Madonna in una sala di preghiera.

Ci si mette pure il Primate anglicano

Infine, come se tutto questo non bastasse, è arrivata come una bomba la dichiarazione dell’arcivescovo di Canterbury Rowan Williams, secondo cui “pare inevitabile” l’adozione di parti della sharia nel sistema legale britannico.

L’alto prelato della chiesa di Stato inglese, ormai ridotta al lumicino a causa dei paurosi sbandamenti progressisti delle gerarchie (oggi in Inghilterra i cattolici praticanti sono diventati più numerosi degli anglicani praticanti), ha affermato che continuare a insistere sull’applicazione della legge britannica, piuttosto che autorizzare la legge islamica, causerebbe “un certo pericolo” per il Paese.

Il fatto che il leader spirituale di una nazione dalla storia illustre sia arrivato al punto di mettere a rischio la propria millenaria eredità culturale è sembrato troppo anche ai cittadini inglesi indottrinati da decenni di “correttezza politica”.

A parte il sostegno di alcuni membri del sinodo vescovile anglicano, la reazione di condanna delle parole di Williams è stata quasi unanime a livello politico, giornalistico e popolare. Da più parti si è chiesta la sua rimozione, e Williams si è detto “sorpreso” e “scioccato” dall’enorme quantità di proteste.

Il quotidiano Sun si è così espresso con un editoriale: «È facile denigrare l’arcivescovo di Canterbury Rowan Williams, trattandolo da vecchio idiota. In realtà, egli è una pericolosa minaccia per la nostra nazione».

In pratica, secondo l’Arcivescovo Williams, in Gran Bretagna le donne immigrate soggette a matrimoni forzati, mutilazioni genitali o violenze domestiche dovrebbero essere affidate al giudizio delle corte islamiche, invece che protette dalla Common Law inglese. Che si ricordi a memoria d’uomo, è la prima volta che una delle massime autorità spirituali dell’Europa propone di abbandonare delle vittime innocenti al loro destino.

Verso un suicidio organizzato

L’estremismo con cui gli inglesi hanno abbracciato l’ideologia multiculturalista è tanto più sorprendente, se si pensa che solo vent’anni fa il Regno Unito era la patria del conservatorismo thatcheriano. Questo radicale capovolgimento però non è stato solo ideologico, ma anche psicologico.

Nella loro storia gli inglesi non si sono mai fatti sottomettere da nessuno: basti ricordare l’ammirevole eroismo cui diedero prova durante la Seconda Guerra Mondiale. Oggi invece sembrano non avere altro desiderio che quello di arrendersi ai nuovi arrivati islamici. La nazione che ha resistito a Napoleone e Hitler si è fatta sconfiggere dal multiculturalismo.

Cento anni fa la Gran Bretagna era l’unica superpotenza mondiale. Oggi sta scomparendo perfino la sua cultura. Questa è la prima volta nella storia, harilevato il London Observer, che una popolazione indigena maggioritaria si è volontariamente ridotta in minoranza in assenza di guerra, carestie o epidemie. Una cosa è certa: l’esperimento multiculturalista pianificato dalle élites inglesi finirà molto tragicamente, come tutte le utopie fallimentari del passato.

Radici Cristiane, n. 33 - aprile 2008

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L'unione Europea come l'Unione Sovietica

Oggi vi suggerisco la lettura di un interessante articolo pubblicato sulla Pravda.eu quasi un anno e mezzo fa, ma ancora di scottante attualità. L'articolo parla del pericolo - più che verosimile - di trasformazione dell'Unione Europea in stato totalitario evidenziando i legami tra la situazione attuale e gli sconvolgimenti internazionali dell'89 del secolo scorso, antesignani di quelli del '92 in Italia. Con l'occasione ringrazio Meridio Siculo per averci portato a conoscenza di questo pezzo di storia contemporanea dalle pagine del suo blog.

di Paul Belien



Vladimir Bukovsky, un ex dissidente sovietico di 63 anni, teme che Unione Europea stia trasformandosi in un'altra Unione Sovietica. In un discorso tenuto a Bruxelles la scorsa settimana Bukovsky ha definito l'UE un “mostro” che deve essere abbattuto al più presto, prima che si trasformi in un vero e proprio stato totalitario.

Bukovsky ha fatto visita al Parlamento Europeo quest’ultimo giovedì, a seguito dell'invito del Fidesz, il maggior partito di opposizione ungherese. Il Fidesz, componente del gruppo Democratico Cristiano Europeo, aveva invitato l'ex dissidente sovietico dall'Inghilterra, dove vive, in occasione del cinquantesimo anniversario della rivolta ungherese del 1956. Dopo l ’incontro in mattinata con gli ungheresi, Bukovsky nel pomeriggio ha tenuto un discorso in un ristorante polacco ubicato in Trier straat, nei pressi della sede del Parlamento Europeo, dove in passato aveva già tenuto un altro discorso a seguito dell’invito del Partito per l'Indipendenza del Reno Unito, di cui è un attivista.

Nel suo discorso Bukovsky ha fatto riferimento a documenti classificati rinvenuti negli archivi segreti sovietici che ha potuto visionare nel 1992. Questi documenti confermerebbero l'esistenza di una “cospirazione” col fine di trasformare l’Unione Europea in una entità statuale di tipo socialista. Ero presente alla riunione ed ho registrato il suo discorso, la cui trascrizione è riportata di seguito. Inoltre ho avuto l’occasione di fargli una breve intervista. Anche la trascrizione dell’intervista è riportata di seguito. L'intervista sull’Unione Europea è stata bruscamente interrotta perché Bukovsky aveva altri impegni. Vladimir Bukovsky l’avevo già intervistato venti anni prima, nel 1986, quando l'Unione Sovietica, il primo “mostro” che così coraggiosamente aveva combattuto, era ancora vivo e vegeto.

Bukovsky è uno degli eroi del ventesimo secolo. Da giovane aveva denunciato l'uso del ricovero psichiatrico coatto dei prigionieri politici nell’ex URSS (Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, 1917-1991) ed è stato per ben dodici anni (dal 1964 al 1976), e cioè dall’età di 22 anni all’età di 34, nelle prigioni sovietiche, in campi di lavoro e in strutture ospedaliere psichiatriche. Nel 1976 i sovietici lo espulsero dal paese e si rifugiò in occcidente. Nel 1992 fu invitato dal governo russo in qualità di esperto per testimoniare nel processo tenutosi a Mosca con lo scopo di stabilire se il partito comunista sovietico fosse stata un'istituzione criminale.

Per dargli la possibilità di prepararsi per il processo, Bukovsky fu autorizzato ad accedere ad una notevole quantità di documenti presenti negli archivi segreti sovietici. Egli è pertanto uno dei pochi che hanno potuto visionare questi documenti, che ancora oggi sono segreti. Con un piccolo scanner e un computer portatile ne riuscì anche a copiare molti (alcuni “top secret”), compresi i rapporti del KGB allo stesso governo sovietico.


L’intervista a Vladimir Bukovsky

Paul Belien: Lei è un ex dissidente sovietico conosciuto in tutto il mondo. Recentemente ha evidenziato una inquietante somiglianza dell’Unione Europea con l'ex Unione Sovietica. Può chiarirci meglio il suo pensiero?

Vladimir Bukovsky: Mi riferisco alle istituzioni, ad una certa ideologia, ai programmi, alla direzione intrapresa, all'inevitabile espansione, all’annullamento delle diverse nazionalità. Ciò è anche stato lo scopo della stessa Unione Sovietica. La maggior parte della gente non si rende conto di quanto sta accadendo. Gli europei non lo sanno, noi invece sì perchè siamo stati educati in Unione Sovietica, in cui abbiamo dovuto studiare l'ideologia sovietica sia nelle scuole superiori sia all'università . Lo scopo finale dell'Unione Sovietica era quello di generare una nuova entità storica, il “popolo sovietico”, in tutto il mondo intero.

Lo stesso scopo è oggi perseguito dall'UE. Stanno tentando di generare un nuovo popolo. Lo chiamano il “popolo europeo”, qualunque sia il significato attribuito a questa espressione. Secondo la dottrina comunista così come in molte derivazioni del pensiero socialista, lo stato, lo stato-nazione, è destinato a scomparire. In URSS lo stato sovietico divenne molto potente e le diverse nazionalità che lo costituivano furono obliterate. Ma al momento del crollo avvenne il processo contrario. I sentimenti soffocati di identità nazionale riemersero nuovamente e hanno quasi distrutto il paese. E’ stato davvero terribile.

PB: Pensa che la stessa cosa possa accadere quando l’Unione Europea collasserà?

VB: Assolutamente si, la psicologia umana è come un elastico che può essere tirato, però non oltre un certo limite. Un elastico può essere tirato sempre di più, ma non bisogna mai dimenticare che nel frattempo sta accumulando l’energia per ritornare alla sua forma originaria. La psicologia umana è come un elastico che tende sempre a ritornare rapidamente alla sua forma originaria.

PB: Però tutti questi paesi che si sono uniti nell’Unione Europea lo hanno fatto volontariamente.

VB: No, non stanno così le cose. Si guardi per esempio alla Danimarca che ha votato due volte contro il trattato di Maastricht. Si guardi all'Irlanda [che ha votato contro il trattato di Nizza]. Si guardi a tutti gli altri paesi, sono tutti sotto pressione. E’ come una specie di ricatto. La Svizzera è stata costretta a votare cinque volte sullo stesso quesito referendario. Tutte e cinque le volte è stato respinto, ma non si sa cosa accadrà la sesta o la settima volta. E’ sempre la stessa storia. E’ un semplice trucchetto. L’elettorato viene fatto votare fino a quando non vota nel modo voluto. A questo punto non gli viene più chiesto di votare. Perché si fermano? Si continui a votare. L’Unione Europea sembra un matrimonio contratto sotto la minaccia di una pistola puntata alla tempia.

PB: Cosa pensa che i giovani dovrebbero fare riguardo all’Unione Europea? Su cosa si dovrebbe puntare, sulla democratizzazione dell'istituzione o si dovrebbe invece cercare di eliminarla del tutto?

VB: Penso che l’Unione Europea, come l'Unione Sovietica, non possa essere democratizzata. Gorbachev provò a farlo, e ciò malgrado si è dissolta. Questo genere di strutture politico-istituzionali non possono essere democratizzate.

PB: Però abbiamo un Parlamento Europeo scelto dalla gente.

VB: Il Parlamento Europeo è eletto sulla base di un sistema elettorale di tipo proporzionale, che non è però garanzia di rappresentatività. E poi su cosa vota? Sulla percentuale di grasso nello yogurt, quel genere di cose. E’ ridicolo. Ha le stesse funzioni del Soviet Supremo. Un parlamentare europeo in media parla sei minuti all'anno in Parlamento. Non è un vero e proprio Parlamento.


Trascrizione del discorso di Bukovsky tenuto a Bruxelles

Nel 1992 ho avuto una possibilità di accesso senza precedenti a documenti segreti del Comitato Centrale e del Politburo. Questi documenti, che da 30 anni sono ancora tenuti segreti, fanno molto chiaramente riferimento ad un “progetto comune” tra i partiti della sinistra europei e Mosca secondo il quale il mercato comune europeo si sarebbe trasformato in uno stato federale. Mikhail Gorbachev nel 1988-89 si riferiva ad esso come a “la nostra casa comune europea”.

L'idea era semplice. Venne alla luce negli anni 1985-86, quando i comunisti italiani fecero visita a Gorbachev, seguiti dai socialdemocratici tedeschi. Costoro temevano i mutamenti politici che stavano avvenendo nel mondo, specialmente dopo le privatizzazioni introdotte dalla Thatcher e le liberalizzazioni economiche. Questi mutamenti stavano minacciando le “conquiste” di generazioni di socialismo e di socialdemocrazia, stavano minacciando di invertire completamente il corso della storia.

Di conseguenza si stabilì che l'unico modo per affrontare questo rigurgito di “capitalismo selvaggio” era quello di tentare di introdurre gli stessi obiettivi socialisti in tutti i paesi di colpo. Prima di ciò, i partiti della sinistra e l'Unione Sovietica si erano sempre fortemente opposti all'integrazione europea perchè veniva percepita come un mezzo per frapporre un ostacolo al socialismo. Dal 1985 in poi cambiarono completamente opinione. I Sovietici giunsero infine ad un accordo con i partiti della sinistra dell’Europa occidentale: se avessero lavorato insieme avrebbero potuto assumere il controllo dell’intero progetto europeo e modificarlo completamente. L’area di libero scambio sarebbe stata trasformata in uno stato federale.

Secondo documenti segreti sovietici, gli anni 1985-86 rappresentarono il punto di svolta. Ho pubblicato la maggior parte di questi documenti[http://www.junepress.com/coverpic.asp?BID=741]. Si possono trovare anche in internet. I colloqui trascritti in questi documenti sono davvero illuminanti. Si intuisce che ci fu una “cospirazione”, il che è abbastanza comprensibile, in quanto stavano cercando tutti di salvarsi politicamente la pelle. Nei paesi dell’est i sovietici avevano bisogno di un cambiamento dei rapporti con l’Europa perchè stavano entrando in una crisi strutturale prolungata e molto profonda; in occidente i partiti di sinistra avevano timore di essere spazzati via e di perdere la loro influenza e prestigio. Così c’è stata una vera e propria cospirazione, evidentemente da loro stessi messa in piedi, nella quale tutti erano d’accordo e alla quale tutti hanno lavorato.

Nel gennaio del 1989, per esempio, una delegazione della Commissione Trilaterale fece visita a Gorbachev. C’era [l’ ex Primo Ministro giapponese Yasuhiro] Nakasone, [l’ex presidente francese Valèry] Giscard d’Estaing, [il banchiere americano David] Rockefeller e [l’ex Segretario di Stato USA Henry] Kissinger. Essi ebbero una conversazione molto schietta durante la quale fecero presente a Gorbachev che la Russia sovietica avrebbe dovuto integrarsi nelle istituzioni finanziarie del mondo, quale il GATT, l’FMI e la Banca Mondiale.

Nel bel mezzo dei colloqui Giscard d' Estaing prese improvvisamente la parola e disse: “Signor presidente, non posso dirle esattamente quando accadrà - probabilmente fra 15 anni - ma l’Europa si sta avviando ad essere uno stato federale e dovete incominciare a prepararvi. Dovete lavorare con noi ed i leader politici europei sulla reazione che avrete quando ciò accadrà, su come consentirete ai paesi dell’est europeo di interagire con questo nuovo stato federale e su come voi stessi diventerete parte di esso. Dovete essere pronti”.

Era il gennaio 1989, un momento in cui il trattato di Maastricht [1992] neppure era stato abbozzato per sommi capi. Come diavolo ha potuto Giscard d' Estaing sapere cosa sarebbe accaduto nei 15 anni successivi? E sorpresa, sorpresa, come mai è diventato l'estensore della costituzione europea [nel 2002-03]? Una domanda molto interessante. Si sente odore di cospirazione, è vero?

Fortunatamente per noi la parte sovietica di questa cospirazione è collassata prima e Mosca non si è trovata nel momento in cui avrebbe potuto influenzare il corso degli eventi. Ma l'idea originale fu di creare ciò che fu chiamata una “convergenza”, in base alla quale l'Unione Sovietica avrebbe dovuto ammorbidirsi verso posizioni più socialdemocratiche, mentre Europa occidentale sarebbe passata da un regime politico di tipo socialdemocratico ad un regime di tipo più rigidamente socialista.

Allora si sarebbe realizzata la convergenza. Le strutture politiche delle due entità si sarebbero adattate con precisione l’una all’altra. Ecco come le istituzioni politiche dell’Unione Europea inizialmente furono progettate: allo scopo di adattarsi successivamente alle istituzioni sovietiche. Ecco anche perché sono così simili nella loro struttura e nel loro funzionamento.

Non è un caso che il Parlamento Europeo, per esempio, faccia venire alla mente il Soviet Supremo. Funziona come il Soviet Supremo perché è stato progettato nello stesso modo. Idem per quanto riguarda la Commissione Europea. che assomiglia al Politburo. Voglio dire che è simile in tutto e per tutto, tranne che per il fatto che la Commissione oggi ha 25 membri mentre il Politburo ne aveva 13/15. A parte questo hanno le medesime funzioni, non rispondono a nessuno, i membri che la compongono non sono scelti direttamente dai cittadini. Quando si esamina questa strana attività dell’Unione Europea con le sue 80.000 pagine di regolamentazioni sembra il Gosplan. Quest’ultima istituzione pianificava qualunque dettaglio in campo economico, anche la forma e la dimensione dei dadi e bulloni, fino a cinque anni prima.

La stessa identica cosa sta avvenendo nell'UE. Quando guardate il tipo di decadimento della UE, si tratta esattamente dello stesso tipo sovietico di decadimento, che si propaga dall'alto al basso piuttosto che il contrario.

Se si esaminano le istituzioni e le caratteristiche di questo mostro europeo che sta emergendo si può notare che sempre più assomiglia all'Unione Sovietica. Naturalmente, è una versione più edulcorata dell'Unione Sovietica. Per favore, non fraintendetemi. Non sto dicendo che in Europa ci sono i Gulag. Non c’è nemmeno il KGB - non ancora - ma sono da osservare con molta attenzione strutture quali per esempio la Europol. Ciò che più preoccupa è che questa polizia avrà probabilmente maggiori poteri di quelli del KGB. Avrà l’immunità diplomatica. Immaginate un KGB con immunità diplomatica. Svolgerà la sua funzione poliziesca per reprimere e perseguire 32 tipi di reato - due dei quali sono particolarmente preoccupanti.

Uno è il razzismo, l’altro è la xenofobia. Nessuna legislazione penale sulla terra considera perseguibili questi comportamenti [con l’eccezione del Belgio]. Quindi: questi sono due nuovi reati, e siamo avvertiti. Qualcuno del governo britannico ha già detto che coloro che faranno obiezioni all'immigrazione incontrollata dal terzo mondo saranno considerati razzisti. Coloro che si opporranno ad una ulteriore espansione ed integrazione europea saranno considerati xenofobi. E’ stata Patricia Hewitt che ha fatto queste dichiarazioni.

Quindi siamo avvertiti. Nel frattempo stanno ideologizzando sempre più il sistema. L'Unione Sovietica si è retta in piedi grazie all'ideologia. L'ideologia dell’Unione Europea è socialdemocratica, statalista, con una buona dose di “political correctness”. Si osservi come il “political correctness” si diffonde e si trasforma in un'ideologia oppressiva. Per non parlare poi del fatto che ormai è proibito fumare quasi dappertutto.

Si consideri la persecuzione di persone come quel pastore svedese che è stato perseguito per parecchi mesi per aver detto che la Bibbia non approva l'omosessualità. La Francia ha approvato leggi contro l’istigazione all’odio nei confronti degli omosessuali. La Gran Bretagna si accinge a varare leggi che sanzionano penalmente espressioni del pensiero contrarie alle relazioni interrazziali e relative a questioni religiose e così via. Ciò che emerge, in prospettiva, è che questo tipo di ideologia viene sistematicamente inglobata nella legislazione penale.

E’ questa ideologia che sarà quindi in futuro fatta rispettare coercitivamente. Questo sembra che sia lo scopo prevalente dell’Europol. A cosa servirebbe altrimenti ? l’Europol mi insospettisce molto. Guardo con molta attenzione quando c’è qualcuno che viene perseguito da essa. Mi chiedo quali siano i motivi e cosa sta davvero accadendo. E’ un campo in cui sono un esperto. So bene come si generano i Gulag.

Viviamo in un periodo di veloce, sistematico e costante smantellamento della democrazia. Si prenda per esempio questo Legislative and Regulatory Reform Bill [progetto di legge di riforma legislativa e normativa]. I ministri diventano legislatori che possono legiferare senza preoccuparsi di dare conto al Parlamento o a chicchessia. La mia reazione immediata è: perché tutto questo? La Gran Bretagna è sopravvissuta a due guerre mondiali, alla guerra con Napoleone, all' Armata Spagnola, per non parlare della guerra fredda, di quel periodo in cui ci veniva detto che in qualsiasi momento sarebbe potuta scoppiare una guerra mondiale nucleare. Nel passato non è mai stata evidenziata l'esigenza di introdurre questo tipo di legislazione oppure di sospendere le libertà civili o di introdurre poteri di emergenza. Perché ne abbiamo bisogno proprio ora? Tutto questo può trasformarsi in una dittatura in qualunque momento.

La situazione attuale è molto seria. I partiti politici più importanti sono stati completamente cooptati nel progetto della nuova UE. Nessuno di essi realmente si oppone a questo progetto. I partiti sono diventate istituzioni decadenti. Chi difenderà le nostre libertà? Sembra che ci stiamo dirigendo verso il collasso, la crisi del sistema. Il risultato più probabile è che ci sarà un collasso economico in Europa, che avverrà a tempo debito e che accadrà a causa di questa crescita a dismisura delle spese e delle tasse. L'incapacità di generare un ambiente competitivo, la regolamentazione eccessiva dell'economia, la burocratizzazione, tutto questo porterà al collasso economico. Specialmente l'introduzione dell'euro è stata un'idea pazzesca. La moneta non dovrebbe essere mai politicamente imposta.

A tal proposito non ho alcun dubbio. Ci sarà un collasso della Unione Europea, così come è avvenuto per l'Unione Sovietica. Ma non dimentichiamoci che quando questi momenti della storia avvengono lasciano dietro di sè una tale devastazione che ci vuole una generazione affinché si richiudano le ferite. Pensiamo a cosa accadrà quando ci sarà la crisi del sistema. Emergeranno forti tensioni fra le nazioni. Potrebbe saltare tutto.

Guardiamo all’enorme numero di immigranti dai paesi di terzo mondo che ora vivono in Europa. Tutto ciò è stato voluto dall' Unione Europea. Cosa sarà di loro se ci sarà un crollo economico? Probabilmente alla fine ci saranno, come nell'Unione Sovietica, tante di quelle dispute etniche che il loro numero è oggi difficile da immaginare. In nessun altro paese ci sono state tante tensioni etniche come in Unione Sovietica, con l’eccezione probabilmente della ex Iugoslavia. Accadrà la stessa cosa qui. Dobbiamo tenerci pronti. Questa enorme struttura burocratica sta per crollarci addosso.

Voglio essere molto schietto a questo proposito: prima si chiude con l'UE, meglio è. Prima collasserà, meno danni farà a noi e agli altri paesi. Ma dobbiamo essere rapidi perchè gli eurocrati stanno muovendosi molto velocemente. Sarà difficile affrontarli. Oggi è ancora relativamente più semplice. Se per esempio un milione di persone marcia su Bruxelles oggi questi individui se ne scapperanno via alle Bahamas. Se domani la metà della popolazione britannica si rifiuterà di pagare le tasse, non accadrà niente di drammatico e sicuramente nessuno andrà in prigione. Ancora oggi una iniziativa del genere si può abbastanza tranquillamente intraprendere. Ma non so cosa accadrà domani con una Europol che nel frattempo si sarà completamente sviluppata e riempita di ex agenti della Securitate o della Stasi. Può succedere di tutto.

Stiamo perdendo tempo. Dobbiamo batterli. Dobbiamo fermarci a riflettere ed elaborare la strategia più efficace per ottenere il massimo effetto. Altrimenti sarà troppo tardi. Cosa vi posso dire? Le mie conclusioni non sono ottimiste. Per adesso, nonostante ci siano alcuni movimenti anti-UE in quasi ogni paese, non sono sufficienti. Per adesso siamo perdenti e stiamo sprecando tempo.

Pravda.eu, 3 dicembre 2006

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domenica 27 aprile 2008

Essenza di stato

dell'Abate Vella

Sia detto per inciso, non sono mai esistiti servizi segreti deviati in Italia. Mai! La favola dei servizi deviati è servita sempre a chi dava certi ordini per nascondersi dietro alla responsabilità di devianze inesistenti.
Nino Arconte, ex “gladiatore”



A vedere la foto sembra di ritorno da una settimana bianca a Saint Moritz, con il suo bel piumino di marca. Ed invece Giuseppe Salvatore Riina è appena uscito dal carcere. Per decorrenza dei termini di custodia cautelare. E lo fa lanciando anche un chiaro segnale e minacciando di rivolgersi alla corte europea dei diritti umani per chiedere un risarcimento. Ha capito a che porta deve bussare.

Nel frattempo a Gela un giudice, tal Edi Pinatto, ci impiega qualcosa come 8 anni a depositare le motivazioni della sentenza di condanna per alcuni mafiosi provocando la loro scarcerazione. Non contento, il CSM boccia la richiesta di sospensione del giudice avanzata dal guardasigilli: l'infame Pinatto continuerà a prendere uno stipendio pagato dai Siciliani. In un paese dove vi sia ancora un qualche barlume di civiltà probabilmente il giudice Pinatto verrebbe linciato in strada per una cosa del genere. Qui come minimo avrà una promozione.

Paolo Borsellino non riesce a capacitarsi dell'assoluzione del capitano Arcangioli (accusato della sparizione dell'agendina rossa di Borsellino) già in fase di udienza preliminare nonostante il gip avesse disposto la sua imputazione coatta. Ed anche noi non riusciamo a capacitarci, visto che esistono precise riprese televisive che incastrano l' Arcangioli.

Come se non bastasse pare che dodici boss siano tornati in libertà a Messina perchè le carte del processo di primo grado non sono arrivate in tempo!!!! Una serie agghiacciante di follie processuali, mediatiche e politiche così assurda da sembrare irreale. Eppure la maggior parte degli italiani continuano a pensare che la mafia sia una creatura tutta siciliana.

Di recente avevamo già lanciato l'allarme in occasione delle apologie mafiose trasmesse da tutte le reti nazionali (pubbliche e private) in più puntate e dedicate agli “eroi popolari” Riina e Provenzano (Il capo dei capi e L'attentatuni). Nessuno fuori dalla Sicilia ha rilevato l'incredibile realtà di questa Italia, dove oramai si inneggia apertamente alla mafia in ogni momento, nel chiaro tentativo di riportarla ai fasti di una volta.

E come mai Riina poteva tranquillamente gustarsi la trasmissione in diretta e le sue dichiarazioni potevano essere raccolte dai giornalisti malgrado il 41bis? Come mai nessuna indagine è stata svolta in proposito? Sul 41bis aleggia più di un sospetto. Non solo è stato permesso ai boss di avere figli in provetta mentre si trovano in carcere in maniera legale (per assicurare discendenza alla cosca?), ma in passato gli stessi boss hanno avuto la possibilità di procreare illegalmente (in maniera naturale?) MALGRADO IL REGIME DEL 41BIS!!!!

Forse siamo soli a combattere contro la mafia, noi Siciliani. Siamo i soli a morire per mano della mafia (lasciate perdere Dalla Chiesa, per carità! Poveri ingenui...) mentre una buona fetta d'Italia ci rema contro coadiuvata dai soliti ascari, coperta dallo scudo mass-mediatico di regime. La verità è che la mafia E' lo stesso stato italiano nella sua essenza più pura. Perchè senza la mafia e senza la repressione armata in Sicilia questo stato non sarebbe mai potuto esistere. E purtroppo c'è ancora qualcuno che vorrebbe salvarlo, questo stato.

Chiudiamo con il commento sconsolato di Piero Grasso (Siciliano, ovviamente...): “E' come svuotare il mare col canestro”. “Gutta cavat lapidem”, aggiungiamo noi.

Nota 9 Aprile 08, ore 21:30
Vogliamo capire per chi vota la mafia (o meglio, quello che resta della mafia)?
Leggete questo articolo. Il CSM deposita le motivazioni della mancata sospensione del giudice Pinatto. Con questa sentenza il CSM boccia una richiesta che era stata fatta dall'ex ministro Mastella (quindi la cosa va avanti già da qualche tempo). Il ministro Mastella, come detto altrove, aveva a suo tempo tradito il governo di centro-sinistra e tramava per la parte avversa (in questo caso attaccando il giudice ritardatario). Le motivazioni riportate nell'articolo dicono tra le righe abbastanza chiaramente che il giudice non viene sospeso perchè per il CSM egli ha fatto il suo dovere (cioè ostacolare la giustizia, oramai non devono più neanche nascondersi). D'altronde il CSM ha dichiarato che questo non era uno sgarbo nei confronti del guardasigilli, il che potrebbe anche essere vero. Potrebbe cioè essere una decisione politica, guarda caso a ridosso delle elezioni. Un segnale ben preciso.
Spero che non vi sia qualcuno ancora convinto che il CSM non sia schierato politicamente. E non credo ci sia bisogno di dire da che parte sia schierato: dalla parte della BCE.


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Un nuovo impero alle porte? (II parte)

di Meridio Siculo

Abbiamo parlato nella prima parte dedicata al “Nuovo Ordine Mondiale” della volontà imperiale delle oligarchie massonico-finanziarie che hanno sempre avuto il loro centro nevralgico nella City di Londra e importanti ramificazioni nel resto del pianeta.

Abbiamo anche accennato alle modalità usate da queste per raggiungere l’obbiettivo perseguito: distruggere economicamente gli stati nazionali per costringere i governi a cedere le loro sovranità.

Ma quando si è manifestato quest’ultimo rigurgito imperiale?

E come si è potuto affermare in maniera così decisiva?

Nel 1694 viene fondata la Banca d’Inghilterra ovvero la prima banca centrale (privata) del mondo. Con essa ha anche inizio la grande truffa del signoraggio che, ricordiamolo, consiste nel fabbricare il denaro a costo infimo e nel prestarlo allo stato e alla comunità al suo valore nominale. Le ingenti ricchezze ricavate da tale pratica danno il via a quel sistema di dominio economico, di corruzione politica e di controllo mediatico che permette a coloro che hanno il pallino della conquista globale di impadronirsi a basso costo delle risorse economiche del mondo e di condizionare i governi per ottenere una legislazione a loro favorevole.

Diceva Thomas Jefferson, nel 1776:

“Se gli Americani consentiranno mai a banche privati di emettere il proprio denaro, prima con l'inflazione e poi con la deflazione, le banche e le grandi imprese che ne cresceranno attorno, priveranno la gente delle loro proprietà finché i loro figli si sveglieranno senza tetto nel continente conquistato dai loro padri. Il potere di emissione va tolto via dalle banche e restituito al popolo, al quale esso appartiene propriamente.”

E Sir Josiah Stamp, direttore della Banca d’Inghilterra negli anni venti:

“L'attività bancaria fu fecondata con l'ingiustizia e nacque nel peccato. I banchieri posseggono il mondo. Toglieteglielo via lasciandogli il potere di creare denaro e con un colpo di penna creeranno abbastanza depositi per ricomprarselo. Toglieteglielo via in qualunque modo e tutti i grandi patrimoni come il mio scompariranno, ed è necessario che scompaiano affinché questo diventi un mondo migliore in cui vivere. Ma se preferite restare schiavi dei banchieri e pagare voi stessi il costo della vostra stessa schiavitù, lasciate che continuino a creare denaro.”

Nel 1763 col Trattato di Parigi, l’Inghilterra ottiene dalla Francia il Canada e tutte le terre ad est del Missisipi; ottiene pure molti territori dell’America centrale e si assicura, infine, il predominio in India..

Inizia così l’ “epopea” dell’Impero Britannico.

Un impero pronto a soggiogare i popoli sia con armi convenzionali che economiche, secondo un copione costantemente adeguato ai tempi e grazie anche all’apporto di manipolatori culturali, sedicenti scienziati, e al controllo dei più importanti mezzi di comunicazione.

Un impero le cui possibilità di successo e di durata sarebbero state garantite solo impedendo alle nazioni qualsiasi possibilità di sviluppo economico che potesse anche lontanamente mettere in pericolo i profitti del connubio bancario-industriale britannico, ovvero la gallina dalle uova d’oro che doveva arricchire smisuratamente la causa imperiale degli oligarchi.

Un impero che domina sin dall’inizio il mare e che per questo ostacola costantemente la realizzazione di infrastrutture viarie in Europa, in America e in Asia, specie quelle transcontinentali, perché consapevole che i trasporti e i commerci dei beni, soprattutto sulla lunga distanza, sarebbero potuti avvenire in maniera più efficiente per via terrestre.

Ogni centimetro di movimento merci compiuto per terra, grazie ai progressi della scienza e delle tecnologie, avrebbe potuto, infatti, significare per i territori interessati un aumento dei poteri produttivi della propria economia nazionale; mentre i trasporti marittimi, non coinvolgendo le popolazioni all’interno del territorio di uno stato, non ne avrebbero migliorato mai l’economia, ma sarebbero serviti solo a vessare i governi e a costringerli a subire i diktat economici dei potentati britannici.

Per questo gli americani combatterono la loro guerra d’indipendenza! Essi vollero, infatti, scrollarsi di dosso la soffocante signoria inglese che voleva relegarli al solo ruolo di fornitori di materie prime, impedendo loro qualsiasi attività industriale. E una volta liberi, dopo aver trasferito la sovranità monetaria allo stato, procedettero alla realizzazione di tutte quelle infrastrutture necessarie a sviluppare attorno ad esse quel grande tessuto produttivo che, protetto adeguatamente da misure doganali e da accordi commerciali, permise in poco tempo alla loro nazione di divenire la più potente economia del mondo.

Così pure la Germania di Bismarck volle sfidare l’Impero Britannico, non più con la guerra, ma con lo sviluppo economico derivante dalla costruzione di nuove infrastrutture e di un nuovo assetto giuridico del paese, grazie anche ai consigli dei circoli americani appartenenti alla tradizione di Lincoln;

e così anche la Russia con la costruzione della ferrovia Transiberiana.

In Italia, invece, Cavour e i suoi amici preferirono realizzare in piccolo quanto gli inglesi avevano fatto con le loro colonie e cioè una finta nazione in cui una parte di essa esercitava una vera e propria egemonia imperiale sulla parte rimanente.

Una delle armi più efficaci di cui si serve l’Impero per instaurare e mantenere il suo predominio nel mondo è quella della diffusione di una cultura funzionale ai suoi interessi. Una serie di personaggi più o meno qualificati, ma certamente ben remunerati, indossa le vesti di valenti studiosi e, grazie ad una sapiente e capillare campagna mediatica, riesce a creare un clima intellettuale e una mentalità “scientifica” fatta apposta per supportare e giustificare le scelte e i procedimenti delle oligarchie.

Tra i promotori di questa new-age del pensiero spiccano sin dall’inizio i nomi di un oscuro impiegato della Compagnia delle Indie, tale Adam Smith e di un agronomo chiamato Carles Darwin. Essi saranno quelli che influiranno più di tutti nella cultura economica e scientifica e nell’immaginario collettivo degli ultimi due secoli: il primo per le esortazioni fatte agli stati a non intervenire nella vita economica dei loro territori, ma a lasciar fare alle leggi della concorrenza e il secondo per le affermazioni a favore della lotta per la sopravvivenza del più forte.

In pratica, il primo sarebbe servito a spianare economicamente la strada del colonialismo imperialista, mentre il secondo a giustificarlo scientificamente!

Per un qualunque stato, infatti, il “non intervenire nell’economia del proprio territorio” avrebbe significato, secondo il pensiero dell’ “economista” Smith, la rinuncia alla potestà monetaria e la rinuncia a quegli investimenti infrastrutturali e a quelle misure di protezione atte a preparare il terreno economico e a preservare la produzione industriale. In ultima analisi, lo stato evrebbe dovuto rinunciare al compito di garantire il benessere della sua popolazione, consegnare il proprio destino nelle mani del predatore più forte e rassegnarsi a svolgere il ruolo marginale dello schiavo.

Dietro l’apparente ieraticità di siffatti “gentleman” continuava a celarsi tutta la violenza e la bramosia di una casta oligarchica che aspirava solo a dominare il mondo.



***
Il politologo e teorico dell'economia, nonché sedicente cattolico, Michael Novak in un suo intervento all’ONU nel 1981:

“Smith merita davvero di essere definito il padre dell’idea di sviluppo dell’economia internazionale”...Egli, poi, consiglia ai paesi in via di sviluppo di sottoporre le loro economie ai suoi dogmi.



La rivista dei banchieri USA Banker's Magazine, il 25 Agosto 1924:

“Il capitale deve proteggersi in ogni modo possibile con alleanze e legislazione. I debiti devono essere riscossi, le obbligazioni e i contratti ipotecari devono esser conclusi in anticipo e il più rapidamente possibile. Quando, mediante processi giuridici, le persone comuni perderanno le proprie case, diventeranno sempre più docili e saranno tenute a freno con più facilità attraverso il braccio forte del governo al potere, azionato da una forza centrale di ricchezza sotto il controllo di finanzieri di primo piano.
Questa verità è ben conosciuta tra i nostri uomini di spicco, adesso impegnati nel costituire un imperialismo del Capitale che governi il mondo.
Dividendo gli elettori attraverso il sistema dei partiti politici, possiamo fargli spendere le loro energie per lottare su questioni insignificanti. Di conseguenza, con un'azione prudente abbiamo la possibilità di assicurarci quello che è stato pianificato così bene e portato a termine con tanto successo.”



Da Citation from Tragedy and Hope – A History of the world in Our Time, by Carroll Quigley, GSG Associates, California 1966:

“Oltre a questi obiettivi pragmatici, i poteri del capitalismo finanziario avevano un altro scopo più ampio, nientemeno che di creare un sistema mondiale di controllo finanziario, in mani private, capace di dominare il sistema politico di ciascun paese e l'economia del mondo nel suo insieme. Questo sistema doveva essere controllato in un modo feudalista da parte delle banche centrali del mondo che agiscono di concerto, attraverso accordi segreti cui si arrivava durante frequenti incontri e conferenze private. L'apice del sistema sarebbe stata la Bank for International Settlements (BIS) di Basilea, in Svizzera, una banca privata di proprietà e sotto il controllo delle banche centrali mondiali, esse stesse corporazioni private. Ogni banca centrale cercava di dominare il proprio governo tramite la sua capacità di controllare i prestiti al Tesoro, di manipolare i tassi di cambio della valuta estera, di influire sul livello delle attività economiche nazionali e di fare pressioni sui politici compiacenti tramite successive ricompense economiche nel mondo degli affari.”

(fine II parte)



Meridio Siculo, 22 aprile 2008

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sabato 19 aprile 2008

Il Papa all'ONU: te li dò io i dirittti umani

di Riccardo Cascioli


Con il discorso alle Nazioni Unite pronunciato il 18 aprile, il Papa ha ancora una volta spiazzato la maggior parte degli analisti. Era noto che avrebbe parlato di diritti umani, anche perché l’invito a parlare al Palazzo di Vetro coincideva proprio con il 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo. Ma in molti si aspettavano che si soffermasse su sviluppo, ambiente, vita, famiglia, pace e così via. Argomenti che il Papa ha soltanto sfiorato, a titolo esemplificativo, andando invece al cuore del problema: cosa sono i diritti umani, qual è la loro radice, e qual è dunque il compito degli Stati.

Si tratta di un intervento che, pur nella morbidezza dei toni, è di una grande durezza e determinazione perché si tratta di una critica radicale al dibattito sui diritti umani così come viene condotto alle Nazioni Unite. La battaglia che le solite lobby e tanti governi (Unione Europea in testa) stanno conducendo oggi, ruota infatti intorno al tentativo di “ridefinire” i diritti umani legandoli ai contesti culturali, sociali e politici. E’ quello che accade con il tentativo di invocare un diritto universale all’aborto, e con il tentativo di considerare famiglia ogni genere di unione. Ma non solo: in Europa, ad esempio, aumentano le sentenze di tribunali che “giustificano” la violazione del nostro diritto in nome della cultura di provenienza degli immigrati islamici (vedi la poligamia e la violenza contro le donne). Ed è una visione che fa gioire anche la Cina e altri Paesi asiatici che hanno sempre invocato una propria, originale, concezione dei diritti umani a motivo della loro cultura (in realtà per giustificare l’oppressione dei propri popoli).

Il Papa ha spazzato via qualunque ambiguità al proposito: “I diritti umani sono basati sulla legge naturale iscritta nel cuore dell’uomo e presente nelle diverse culture e civiltà… Non solo i diritti sono universali, ma lo è anche la persona umana, soggetto di questi diritti”. Se si viene meno a questa concezione, ha detto il Papa, il risultato è il restringersi dei diritti umani, anche quando sembrerebbe che se ne voglia allargare l’ambito.
Il Papa è consapevole che alle Nazioni Unite sono rimasti ben pochi a sostenere che i diritti umani sono universali e fondati sulla legge naturale e – potremmo aggiungere – una spallata decisiva si sta portando sulla spinta dell’ideologia ecologista che pretende addirittura di cancellare la centralità dell’uomo quale criterio ultimo delle politiche globali (la Carta della Terra promulgata nel 2000 all’interno del sistema delle Nazioni Unite sostituisce i diritti dell’uomo con i diritti della comunità di vita, in cui uomini, animali e piante hanno gli stessi diritti).
Così il Papa chiama a "raddoppiare gli sforzi di fronte alle pressioni per reinterpretare i fondamenti della Dichiarazione (Universale dei diritti dell’uomo) e di comprometterne l’intima unità, così da facilitare un allontanamento dalla protezione della dignità umana per soddisfare semplici interessi, spesso interessi particolari”.

Da questo punto di vista colpisce anche l’insistenza di Benedetto XVI sulla differenza tra legalità (ovvero norme volute da chi detiene il potere) e giustizia (che non cambia ed è l’unica fonte dei diritti umani). Proprio su questa distinzione poggia l’istituto dell’obiezione di coscienza che, ad esempio, l’Unione Europea amerebbe limitare o addirittura cancellare (ci ha provato anche il governo italiano uscente). Tutto il resto – la libertà religiosa, il ruolo della scienza, il superamento delle ineguaglianze, il rispetto del Creato, la promozione della famiglia – è una conseguenza ed è importante andarsi a rileggere l’intero discorso del Papa per cogliere l’intima unità tra tutti gli aspetti che riguardano la persona umana.

Un’ultima notazione: i rappresentanti dei 192 Paesi che hanno ascoltato il discorso, hanno tributato al Papa una “standing ovation” di un minuto: sembrerebbe contraddittorio considerando che in nome dei propri governi, gran parte di quei rappresentanti lavorano ogni giorni nella direzione contraria a quella indicata dal Papa. Escludiamo che si sia trattato di un applauso di circostanza, era troppo partecipato e sincero. Rimangono due possibilità: la prima è che non abbiano capito in realtà cosa abbia detto il Papa, ma escluderemmo anche questa ipotesi; sia perché il discorso era molto chiaro e senza giri di parole sia perché chi non capisce al massimo resta in silenzio o applaude giusto per educazione. Sicuramente non dedica una “standing ovation”. C’è dunque una sola spiegazione plausibile: che abbiano cioè applaudito non in rappresentanza dei propri governi, ma come persone che si sono sentite “lette” nel cuore, nel loro desiderio personale di giustizia e di libertà; che si sono sentite valorizzate nella loro dignità di uomini. In altre parole: hanno applaudito come uomini, non come rappresentanti; in nome della giustizia, non della legalità.

il TIMONE, 19 aprile 2008

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domenica 13 aprile 2008

"Votare" per Maria

di Antonio Socci

Seguire le sue tracce nella storia e nella cronaca è sorprendente…
Vi parrà bizzarro, ma l’evento più interessante di questa campagna elettorale, per me, è accaduto domenica scorsa a Milano al Palasharp. Sebbene fossero presenti 25 mila persone nessuno ne ha dato notizia. In apparenza non c’entra con le elezioni, ma, come vedremo, non è così.

Quell’immensa folla è arrivata lì senza alcuna campagna pubblicitaria. Dalle 8.30 del mattino fino alle ore 21 hanno pregato, meditato, adorato, ascoltato testimonianze con il carismatico padre Jozo Zovko, che era parroco di Medjugorje all’inizio delle apparizioni della Madonna in quell’ormai celebre villaggio, nel giugno 1981 (il francescano fu poi arrestato dalla polizia comunista, torturato e detenuto per quasi due anni).

All’incontro – organizzato da “Mir I Dobro”, l’associazione di volontariato (nata a Varese) – erano presenti anche due dei sei veggenti: Ivan Dragicevic e Jakov Colo. Il primo ha ancora oggi le apparizioni quotidiane e puntualmente alle ore 18 la Madonna è arrivata, in un silenzio impressionante, nell’emozione generale. E’ rimasta circa 10 minuti a pregare con i presenti, specialmente sugli ammalati e sui sacerdoti. Poi, tramite Ivan, ha lasciato a tutti un messaggio: “Una madre prega per i suoi figli e io ho pregato mio Figlio per voi”

Particolarmente toccante è stata la testimonianza di Silvia, una ragazza di 19 anni, che era gravemente malata (una paraplegia alle gambe). Andando in pellegrinaggio a Medjugorje a un certo punto, sulla collina delle apparizioni, è svenuta e si è poi risvegliata con un forte pianto e con tremore, scoprendosi guarita:” Sono guarita! Cammino!”

Sono fatti eccezionali, ma nient’affatto isolati. Padre Jozo nella sua meditazione ha invitato a seguire gli insegnamenti del Santo Padre anche per quando riguarda la tutela della famiglia (in vista delle prossime elezioni ha fatto una speciale “preghiera per l’Italia”). E ha citato Tony Blair, l’ex premier britannico, recentemente convertitosi al cattolicesimo. Si dà il caso infatti che Medjugorje c’entri (anche) con questa conversione. Non solo perché la moglie, cattolica da sempre, segue le apparizioni da tempo. Padre Jozo lo ha incontrato qualche anno fa. In Inghilterra c’è un vero sommovimento medjugorjano che ha al centro un personaggio molto influente, Robert Hutley, convertitosi a Medjugorje con la moglie. Questo è il terreno su cui è fiorita la conversione di Blair.

Proprio il 4 aprile scorso la “Repubblica” ha lanciato in prima pagina una conferenza dell’ex premier su “Fede e globalizzazione” tenuta il 3 aprile nella cattedrale di Westminster davanti a circa 1.600 persone. Blair ha sottolineato l’importanza della religione per il destino dell’umanità. E ha messo in guardia dal laicismo. Infine ha riferito di aver dato vita alla “Fondazione Tony Blair per la Fede” (Tony Blair Faith Foundation).

E’ immaginabile una cosa del genere per i leader politici italiani? Peraltro Blair – come ha rivelato The Guardian – è in corsa per diventare il Presidente dell’Unione europea (carica istituita l’anno scorso a Lisbona).

Anche di un’altra (controversa) conversione hanno recentemente parlato i giornali, quella dell’ultimo leader dell’Urss Mikhail Gorbacev sorpreso in preghiera nella basilica di Assisi. Pure lui ha avuto a che fare con Medjugorje. Ho già raccontato su queste colonne come è accaduto che, nell’ottobre 1987, il presidente Reagan si sia messo in contatto con la veggente Marija Pavlovic, due mesi prima della firma del Trattato di Washington con l’Urss, il primo per l’eliminazione delle armi nucleari che mise fine allo scontro sugli euromissili e fu preludio al crollo incruento dell’Urss. Ho riferito l’entusiasmo e la commozione di Reagan che si sentì spronato a proseguire sulla via del disarmo. Addirittura, con la moglie Nancy, decise di fare le preghiere e il digiuno chiesti dalla Madonna “Reagan volle che, fra i documenti da portare con sé ai colloqui con Gorbacev, ci fosse pure la mia lettera” racconta Marija. “So che lui ne parlò a Gorbacev e poi hanno firmato tutto. In seguito mi è arrivata una busta con la foto del presidente e il suo ringraziamento, scritto di suo pugno. E anche Gorbacev ha voluto quella mia lettera”.

La Madonna di Medjugorje deve averlo illuminato, se lo stesso Gorbacev nella storica visita in Vaticano del 1° dicembre 1989, nello studio privato di Giovanni Paolo II, si inginocchiò davanti a lui chiedendo perdono per i crimini del comunismo (il papa lo abbracciò). La clamorosa notizia fu rivelata la prima volta da suor Lucia, la veggente di Fatima e confermata da lei anche dopo la smentita dalla Sala stampa vaticana, il 2 marzo 1998. Pochi mesi fa ha confermato la notizia addirittura il Segretario di Stato vaticano, cardinal Bertone, in un suo libro. Nel mondo cattolico si diffonde la sensazione – esplicitata quattro mesi fa a Lourdes dal cardinale Ivan Dias - che in questa generazione la Madonna protegga in modo speciale la Chiesa e il mondo. E’ evidente proprio dalle sue apparizioni e dal grande pontificato mariano di Giovanni Paolo II.

Nei prossimi giorni Benedetto XVI andrà negli Stati Uniti. Parlare al popolo americano è un evento storico, come quando san Pietro venne a Roma, la capitale dell’Impero. Ma anche qui la strada di papa Ratzinger è stata preparata. Non solo dal predecessore. La presenza silenziosa e misteriosa di Maria lo ha preceduto già dentro la Casa Bianca dove il Papa incontrerà il presidente Bush. Infatti, racconta Marija Pavlovic, a margine della vicenda del 1987, “seppi che il Presidente Reagan aveva personalmente fatto comprare una statuina della Madonna, facendola portare alla Casa Bianca”. Era l’immagine della Madonna di Fatima. E di nuovo nulla appare casuale. Non solo per il legame fra Medjugorje e Fatima, ma anche per una notizia che è venuta alla luce solo di recente. E che riguarda proprio la Casa Bianca e Fatima.

Siamo nel 1959. Papa Giovanni XXIII legge il testo del “terzo segreto di Fatima” che per volere della Madonna doveva essere reso pubblico nel 1960. Contiene, come scopriremo nel 2000, il preannuncio di una immane catastrofe planetaria e di una grande prova per la Chiesa.

Papa Roncalli decide di segretarlo. L’11 ottobre 1962 apre il Concilio Vaticano II irridendo i “profeti di sventura” e affermando: “non siamo alla fine del mondo”. Anzi esaltò il “nuovo ordine di rapporti” mondiali che “volgono inaspettatamente” al meglio. Esattamente quattro giorni dopo il mondo precipita sull’orlo di una guerra nucleare mai vista. Il 14 ottobre infatti un aereo americano fotografa 162 testate nucleari sovietiche nell’isola di Cuba puntate sugli Stati Uniti. Il 15 le foto sono sul tavolo del presidente Kennedy che deve decidere cosa fare. Decise – anche su accorato invito del Papa - di non invadere e alla fine di trattare. Qualcuno dal Vaticano aveva fatto pervenire alla Casa Bianca una descrizione dello scenario apocalittico tracciato dalla Madonna a Fatima (ora si capisce perché doveva essere svelato nel 1960).

In una recentissima intervista Robert McNamara, segretario alla Difesa di Kennedy, ha riferito, con un moto di orrore, che nel 1992 “noi venimmo a sapere per la prima volta da ex ufficiali sovietici che loro erano pronti alla guerra nucleare nel caso di un’invasione americana di Cuba”. Il mondo dunque fu salvato dalla decisione di Kennedy di non invadere. Sarà un caso, ma Kennedy fu il primo (e unico) presidente americano di fede cattolica. Quindi più di chiunque altro era sensibile a un messaggio che arrivava dalla Santa Sede e dalla Madonna di Fatima. Fu provvidenziale che proprio in quel momento gli Stati Uniti avessero un presidente cattolico. Kennedy, era nato nel maggio 1917 (quando iniziarono le apparizioni di Fatima) ed ebbe la “nomination” per la Casa Bianca nel 1960: il 13 luglio. Lo stesso giorno in cui – anni prima – la Madonna consegnò ai tre pastorelli il Segreto. L’ennesimo caso?

Da “Libero”, 12 aprile 2008

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domenica 23 marzo 2008

Magdi Allam si converte al Cristianesimo

All'indomani del clamoroso battesimo, Magdi Allam scrive al direttore del suo giornale, il Corriere della Sera, per spiegare le ragioni della sua conversione.

«Approdo di un lungo cammino
Decisivo l’incontro con il Papa»

Caro Direttore, ciò che ti sto per riferire concerne una mia scelta di fede religiosa e di vita personale che non vuole in alcun modo coinvolgere il Corriere della Sera di cui mi onoro di far parte dal 2003 con la qualifica di vice-direttore ad personam. Ti scrivo pertanto da protagonista della vicenda come privato cittadino. Ieri sera mi sono convertito alla religione cristiana cattolica, rinunciando alla mia precedente fede islamica. Ha così finalmente visto la luce, per grazia divina, il frutto sano e maturo di una lunga gestazione vissuta nella sofferenza e nella gioia, tra la profonda e intima riflessione e la consapevole e manifesta esternazione. Sono particolarmente grato a Sua Santità il Papa Benedetto XVI che mi ha impartito i sacramenti dell’iniziazione cristiana, Battesimo, Cresima ed Eucarestia, nella Basilica di San Pietro nel corso della solenne celebrazione della Veglia Pasquale. E ho assunto il nome cristiano più semplice ed esplicito: «Cristiano».

Da ieri dunque mi chiamo «Magdi Cristiano Allam». Per me è il giorno più bello della vita. Acquisire il dono della fede cristiana nella ricorrenza della Risurrezione di Cristo per mano del Santo Padre è, per un credente, un privilegio ineguagliabile e un bene inestimabile. A quasi 56 anni, nel mio piccolo, è un fatto storico, eccezionale e indimenticabile, che segna una svolta radicale e definitiva rispetto al passato. Il miracolo della Risurrezione di Cristo si è riverberato sulla mia anima liberandola dalle tenebre di una predicazione dove l’odio e l’intolleranza nei confronti del «diverso», condannato acriticamente quale «nemico», primeggiano sull’amore e il rispetto del «prossimo » che è sempre e comunque «persona»; così come la mia mente si è affrancata dall’oscurantismo di un’ideologia che legittima la menzogna e la dissimulazione, la morte violenta che induce all’omicidio e al suicidio, la cieca sottomissione e la tirannia, permettendomi di aderire all’autentica religione della Verità, della Vita e della Libertà. Nella mia prima Pasqua da cristiano io non ho scoperto solo Gesù, ho scoperto per la prima volta il vero e unico Dio, che è il Dio della Fede e Ragione.

Il punto d’approdo
La mia conversione al cattolicesimo è il punto d’approdo di una graduale e profonda meditazione interiore a cui non avrei potuto sottrarmi, visto che da cinque anni sono costretto a una vita blindata, con la vigilanza fissa a casa e la scorta dei carabinieri a ogni mio spostamento, a causa delle minacce e delle condanne a morte inflittemi dagli estremisti e dai terroristi islamici, sia quelli residenti in Italia sia quelli attivi all’estero. Ho dovuto interrogarmi sull’atteggiamento di coloro che hanno pubblicamente emesso delle fatwe, dei responsi giuridici islamici, denunciandomi, io che ero musulmano, come «nemico dell’islam», «ipocrita perché è un cristiano copto che finge di essere musulmano per danneggiare l’islam», «bugiardo e diffamatore dell’islam », legittimando in tal modo la mia condanna a morte. Mi sono chiesto come fosse possibile che chi, come me, si è battuto convintamente e strenuamente per un «islam moderato », assumendosi la responsabilità di esporsi in prima persona nella denuncia dell’estremismo e del terrorismo islamico, sia finito poi per essere condannato a morte nel nome dell’islam e sulla base di una legittimazione coranica. Ho così dovuto prendere atto che, al di là della contingenza che registra il sopravvento del fenomeno degli estremisti e del terrorismo islamico a livello mondiale, la radice del male è insita in un islam che è fisiologicamente violento e storicamente conflittuale.

Parallelamente la Provvidenza mi ha fatto incontrare delle persone cattoliche praticanti di buona volontà che, in virtù della loro testimonianza e della loro amicizia, sono diventate man mano un punto di riferimento sul piano della certezza della verità e della solidità dei valori. A cominciare da tanti amici di Comunione e Liberazione con in testa don Juliàn Carròn; a religiosi semplici quali don Gabriele Mangiarotti, suor Maria Gloria Riva, don Carlo Maurizi e padre Yohannis Lahzi Gaid; alla riscoperta dei salesiani grazie a don Angelo Tengattini e don Maurizio Verlezza culminata in una rinnovata amicizia con il Rettore maggiore Don Pascual Chavez Villanueva; fino all’abbraccio di alti prelati di grande umanità quali il cardinale Tarcisio Bertone, monsignor Luigi Negri, Giancarlo Vecerrica, Gino Romanazzi e, soprattutto, monsignor Rino Fisichella che mi ha personalmente seguito nel percorso spirituale di accettazione della fede cristiana. Ma indubbiamente l’incontro più straordinario e significativo nella decisione di convertirmi è stato quello con il Papa Benedetto XVI, che ho ammirato e difeso da musulmano per la sua maestria nel porre il legame indissolubile tra fede e ragione come fondamento dell’autentica religione e della civiltà umana, e a cui aderisco pienamente da cristiano per ispirarmi di nuova luce nel compimento della missione che Dio mi ha riservato.

La scelta e le minacce
Caro Direttore, mi hai chiesto se io non tema per la mia vita, nella consapevolezza che la conversione al cristianesimo mi procurerà certamente un’ennesima, e ben più grave, condanna a morte per apostasia. Hai perfettamente ragione. So a cosa vado incontro ma affronterò la mia sorte a testa alta, con la schiena dritta e con la solidità interiore di chi ha la certezza della propria fede. E lo sarò ancor di più dopo il gesto storico e coraggioso del Papa che, sin dal primo istante in cui è venuto a conoscenza del mio desiderio, ha subito accettato di impartirmi di persona i sacramenti d’iniziazione al cristianesimo. Sua Santità ha lanciato un messaggio esplicito e rivoluzionario a una Chiesa che finora è stata fin troppo prudente nella conversione dei musulmani, astenendosi dal fare proselitismo nei Paesi a maggioranza islamica e tacendo sulla realtà dei convertiti nei Paesi cristiani. Per paura. La paura di non poter tutelare i convertiti di fronte alla loro condanna a morte per apostasia e la paura delle rappresaglie nei confronti dei cristiani residenti nei Paesi islamici. Ebbene oggi Benedetto XVI, con la sua testimonianza, ci dice che bisogna vincere la paura e non avere alcun timore nell’affermare la verità di Gesù anche con i musulmani.

Basta con la violenza
Dal canto mio dico che è ora di porre fine all’arbitrio e alla violenza dei musulmani che non rispettano la libertà di scelta religiosa. In Italia ci sono migliaia di convertiti all’islam che vivono serenamente la loro nuova fede. Ma ci sono anche migliaia di musulmani convertiti al cristianesimo che sono costretti a celare la loro nuova fede per paura di essere assassinati dagli estremisti islamici che si annidano tra noi. Per uno di quei «casi» che evocano la mano discreta del Signore, il mio primo articolo scritto sul Corriere il 3 settembre 2003 si intitolava «Le nuove catacombe degli islamici convertiti». Era un’inchiesta su alcuni neo-cristiani che in Italia denunciavano la loro profonda solitudine spirituale ed umana, di fronte alla latitanza delle istituzioni dello Stato che non tutelano la loro sicurezza e al silenzio della stessa Chiesa. Ebbene mi auguro che dal gesto storico del Papa e dalla mia testimonianza traggano il convincimento che è arrivato il momento di uscire dalle tenebre dalle catacombe e di affermare pubblicamente la loro volontà di essere pienamente se stessi. Se non saremo in grado qui in Italia, nella culla del cattolicesimo, a casa nostra, di garantire a tutti la piena libertà religiosa, come potremmo mai essere credibili quando denunciamo la violazione di tale libertà altrove nel mondo? Prego Dio affinché questa Pasqua speciale doni la risurrezione dello spirito a tutti i fedeli in Cristo che sono stati finora soggiogati dalla paura.

Magdi Allam
23 marzo 2008


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Solidarietà a Raffaele Lombardo!

Non si può che rimanere sgomenti di fronte all'episodio di razzismo anti-meridionale e autolesionista scatenato da Michele Placido durante la trasmissione Tetris andata in onda su La7 venerdì scorso.

Il blog L'Ora del Vespro esprime la propria piena solidarietà al leader del MPA, Raffaele Lombardo, che si è trovato a dover fronteggiare accuse gravi quanto generalizzate provenienti dall'attore pugliese, il quale da anni vive a Roma ed evidentemente è ormai succube della mentalità "de sinistra" capitolina.

Placido, infatti, non ha esitato a definirsi "italiano", sottolineando a chiare lettere che non si sente neanche meridionale e che il Sud gli viene stretto! L'attore ha perfino usato frasi come: "[noi] - da meridionali - abbiamo ammazzato decine e decine di magistrati, decine e decine di poliziotti; abbiamo fatto saltare dei palazzi, abbiamo fatto saltare quartieri interi; abbiamo riempito Napoli di spazzatura...". Ma perché siano i fatti e non le nostre opinioni personali a parlare, si osservi a seguire lo spezzone di Tetris in cui Placido lancia il suo j'accuse anti-meridionale.




Il linciaggio mediatico nei confronti di Lombardo - reo di aver reagito e difeso il Sud - non ha tardato a scatenarsi in tutta la sua prevedibile virulenza. Già YouTube è piena di video. Ma attenzione, l'unico video che circola nella rete è quello in cui Lombardo risponde e - giustamente! - attacca Placido, prima in maniera più che garbata e civile - da ottimo Siciliano! - e poi, all'incalzare di Placido, in maniera sempre più forte e accorata.

Noi non ci accoderemo vigliaccamente al linciaggio mediatico contro Lombardo. Un linciaggio che conosciamo bene perché figlio della più becera caccia alle streghe messa in atto dai soliti ambienti di sinistra. Ancora una volta, infatti, si vuole mettere in cattiva luce solo quella parte del "dibattito" in cui la vittima lancia la sua accusa, nascondendo però la causa dell'accusa stessa, e cioè la provocazione razzista, anti-meridionale, da ascaro colonizzato, del carnefice Michele Placido. E siccome noi non abbiamo nulla a che fare con la feccia totalitaria e progressista che vorrebbe dominare la rete, per amore della Verità, e quindi per completezza di cronaca, riportiamo di seguito lo spezzone della trasmisione in cui Lombardo risponde a Placido, che è poi l'unico a girare nella rete in questo momento.




Pur non condividendo il programma di Raffaele Lombardo per la Sicilia, e pur essendo stati in passato molto critici con il suo movimento, ci sentiamo di difenderlo a spada tratta in quanto Siciliano e paladino dei meridionali nel momento in cui il Sud veniva attaccato in modo generalizzato e rozzo dall'ascaro Michele Placido.

Per completezza, riportiamo anche i link a due articoli che abbiamo ricevuto oggi. Il primo è un articolo pubblicato dal quotidiano la Sicilia e riportato sul sito dell'MPA:

Scontro in tv Placido-Lombardo

Il secondo è invece il punto di visto di Orazio Vasta sul suo blog A Rarika; punto di vista che noi non condividiamo, anzi rigettiamo integralmente, in quanto a favore di Placido e contro Lombardo:

IL SULTANO ALLEATO DI BOSSI...(con video)

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mercoledì 19 marzo 2008

I mostri di Odifreddi e la veglia della ragione

di Vittorio Messori


Le liste dei best seller lo confermano: è in corso, in Occidente, una campagna antireligiosa, in particolare anticristiana. Anzi, in modo privilegiato anticattolica, con una virulenza di cui, da noi, un Piergiorgio Odifreddi è un paladino esemplare.

Riesumando il termine del Terrore giacobino (“la Superstition“, con il corollario volterriano di un “Ecrasez l’Infame!“), ci esortano ad impegnarci contro i miti religiosi, per costruire una società finalmente atea, basata sulle certezze della scienza. I corifei di questa crociata all’inverso si riconoscono nelle parole che stanno sotto la celebre incisione di Goya e che spesso, tutti, ripetono : <<Il sonno della ragione genera mostri>>. Se non ci libereremo dalle leggende religiose, le fauci del drago continueranno a minacciarci.

Si può discuterne. Smettendola, però, con una mistificazione, denunciata di recente anche dalla Civiltà Cattolica. Sueño significa, in spagnolo, sia “sonno“ che “sogno“ . E proprio a quest’ultimo significato pensava (è certo) quell’antilluminista che fu Goya, colui che con la sua arte ha denunciato gli orrori concreti dei miti rivoluzionari imposti dalle baionette francesi. Dunque, la celebre frase vuol dire esattamente il contrario di quanto hanno voluto farci credere i fautori del razionalismo. I mostri, cioè, vengono non dal sonno bensì dalla veglia della ragione, quando coltiva il sogno di mondi nuovi e perfetti, quando dà veste ideologica a quelle utopie “razionali“, “scientifiche“ che, promettendoci il paradiso in terra, hanno prodotto gli inferni che hanno devastato gli ultimi due secoli.

© Corriere della Sera, 8 marzo 2008

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Gesù e Maometto, un confronto interessante

Il multiculturalismo imperante esige che si eviti di fare qualsiasi associazione tra terrorismo e fondamentalismo islamico, malgrado siano gli stessi terroristi a invocare il Corano. Abbiamo visto le assurde – e anche ridicole - conseguenze di questa censura “politicamente corretta” nella notizia pubblicata il 19 febbraio. Ora, ha ben ragione Benedetto XVI a insistere sul fatto che non è lecito uccidere in nome di Dio e che Dio non può volere la violenza, ma l’insistenza – che ha assunto il tono di una sfida alla ragione - si spiega proprio con il fatto che, in campo islamico, c’è chi teorizza il contrario. Sarebbe anche sbagliata un’equazione del tipo islam=terrorismo o islam=violenza, però allo stesso modo non si possono negare certi fenomeni inquietanti, che ripropongono la domanda sulle radici della violenza fondamentalista.

Uno spunto originale ce lo offre il lavoro di William J. Federer, uno studioso americano esperto di rapporti tra religione e società, il cui ultimo libro esamina il rapporto tra islam e Stati Uniti. In un articolo scritto per WorldDailyNet, Federer smentisce sia gli apologeti islamici che accusano anche i cristiani di aver commesso violenze nella loro storia, sia i laicisti che credono sia la religione la prima causa della violenza – dimenticando gli stermini “atei” della Rivoluzione Francese, dello stalinismo, del maoismo -. Lo fa mettendo a confronto la vita e gli insegnamenti di Gesù con la vita e gli insegnamenti di Maometto: i quattro vangeli sono la fonte usata per Gesù, mentre per Maometto usa il Corano, l’Hadith (le storie sul Profeta trasmesse oralmente e poi raccolte dal califfo Omar II nell’VIII secolo) e il Sirat Rasul Allah (La vita del Profeta di Allah), anche questo scritto nell’VIII secolo.

Il confronto tra le due figure, ben dettagliato da Federer e che potete leggere nell'articolo integrale, non necessita di alcun commento. Citiamo solo alcuni punti:

- Gesù è stato un leader religioso
- Maometto è stato un leader religioso e militare


- Gesù non ha mai ucciso nessuno
- Maometto si stima abbia ucciso 3mila persone, compresi 700 ebrei a Medina nel 627.


- Gesù non ha mai posseduto schiavi
- Maometto ne riceveva un quinto dei prigionieri catturati in battaglia, comprese le donne (Sura 8,41)


- Gesù non ha mai forzato i suoi discepoli a continuare a credere in Lui
- Maometto ha forzato i suoi discepoli a continuare a credere in lui (pena la morte)


- Gesù ha insegnato a perdonare le offese ricevute
- Maometto ha insegnato a vendicare le offese contro l’onore, la famiglia o la religione


- Gesù non ha mai torturato nessuno
- Maometto ha torturato il capo di una tribù ebrea


- Gesù non ha vendicato la violenza contro di lui, affermando addirittura “Padre, perdona loro” (Lc 23,24)
- Maometto ha vendicato le violenze contro di lui ordinando la morte dei suoi nemici

- Per cristiani ed ebrei martire è colui che muore per la propria fede
- Per l’islam martire è chi muore per la propria fede mentre combatte (e uccide) gli infedeli


- Nessuno dei discepoli di Gesù ha mai guidato eserciti
- Tutti i califfi discepoli di Maometto sono stati anche generali


- Nei primi 300 anni di cristianesimo ci sono state 10 importanti persecuzioni contro i cristiani (senza che ci fossero resistenze armate)
- Nei primi 300 anni di islam, gli eserciti islamici hanno conquistato Arabia, Persia, la Terra Santa, Nord Africa, Africa centrale, Spagna, Francia meridionale e vaste aree di Asia minore e Asia

il TIMONE, 18 marzo 2008

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lunedì 17 marzo 2008

Un nuovo impero alle porte?

di Meridio Siculo


Credete che i poteri forti legati alle oligarchie finanziarie anglo-olandesi abbiano mantenuto, dal XVII secolo in poi, lo stesso grado di influenza sulle vicende delle nazioni moderne ?

Ebbene, se pensate questo siete in errore!

Il potere esercitato da quelle lobby è, in realtà, cresciuto in maniera esponenziale, in ragione soprattutto dell’immensa ricchezza derivante dalla truffa del signoraggio bancario e dal controllo monetario, ed ha raggiunto dimensioni globali inimmaginabili.

Fine ultimo di tale sconfinato potere è il dominio mondiale attraverso l’unificazione dei mercati, delle monete, dei sistemi bancari, degli eserciti e di tutte quelle funzioni che sono state sin’ora prerogative degli stati nazionali.

Attraverso un vero e proprio piano strategico politico-finanziario, del quale pochi hanno piena consapevolezza, si vuole arrivare allo svuotamento economico degli stati nazionali e quindi all’indebolimento delle loro sovranità, per riunire tutti sotto un unico dominio, di marca totalitaria e di matrice massonico-bancaria.

Non è un caso, infatti, che la politica monetaria della FED, la banca centrale americana, si sia orientata negli ultimi decenni verso un’espansione smisurata della quantità di moneta stampata e messa in circolazione, o meglio prestata, che, se da un lato ha indotto nel popolo americano l’illusione di poter vivere di rendita grazie anche all’indispensabilità del dollaro in tutte le transazioni internazionali, dall’altro ha provocato un’inflazione terrificante, aggravata dal forte indebolimento del sistema produttivo americano, che rischia di far evaporare il valore della divisa americana e di conseguenza il valore delle enormi riserve che di essa hanno fatto moltissimi paesi del mondo.

Se si considera anche l’enorme quantità di mutui concessi a chi non dava alcuna garanzia, che ha scatenato la famosa crisi “subprime” con l’azzeramento del valore dei titoli correlati, di cui, nel frattempo, si erano riempite le pance le più importanti banche del mondo; se si considera la spaventosa bolla creata dalla finanza speculativa internazionale che non ha più alcun legame coll’economia fisica mondiale e che attende di essere “pagata”; se si considera, infine, l’esplosione del debito pubblico americano e le limitazioni imposte da Maastricht sugli interventi pubblici dei paesi europei, che di fatto impediscono l’attuazione di politiche sociali degne di questo nome e investimenti infrastrutturali necessari al rilancio economico, allora si capisce l’effettiva volontà di chi sta dietro a tutto questo.

Che, poi, l’euro sia nato prima dell’unità politica europea e che il trattato di Maastricht sia servito, in realtà, a mettere il cappio alla già limitata sovranità monetaria dei paesi europei che consentiva ancora, entro certi limiti, la gestione del “debito pubblico”, in funzione delle esigenze nazionali, non fa che confermare le nostre teorie. Con la creazione della BCE le nazioni europee sono state, infatti, messe al muro e costrette a sottostare ad una moneta e ad una banca straniera che può intervenire quando e come vuole sui tassi d’interesse e sulla quantità di moneta emessa, in modo totalmente indipendente dai bisogni delle popolazioni.

E non è nemmeno un caso che la tanto decantata globalizzazione, voluta esclusivamente dalle grandi oligarchie finanziarie, con la caduta di tutte le barriere doganali, abbia consentito ai grandi monopoli ad esse collegati, di fare il bello e il cattivo tempo nei mercati di tutto il mondo, provocando fallimenti e delocalizzazioni di imprese e capitali da occidente verso oriente dove i costi minimi di produzione e le immense masse lavoratrici senza diritti garantiscono elevatissimi profitti.

E non è, infine, un caso che molti dei cosiddetti “paesi poveri”, siano stati volutamente impiccati ai debiti dovuti al FMI e alla Banca Mondiale per poi essere costretti a svendere le loro materie prime ai “compari” dei soliti potentati.

Ebbene, chiudendo il cerchio ci si accorge alla fine che mentre da un lato l’occidente si appresta a trasferire altrove il proprio apparato produttivo e finanziario, dall’altro si prepara nel mondo uno scenario in cui il crollo del dollaro, l’esplosione della bolla speculativa, l’azzeramento dei titoli subprime, l’aumento vertiginoso del prezzo del petrolio e l’assoggettamento al dispotismo dell’euro potrebbero provocare un tale cataclisma economico da indurci alla resa incondizionata ed alla consegna nelle mani dei poteri globali.

La “globalizzazione”, le “liberalizzazioni” e le “privatizzazioni”, presentate come la panacea per tutti i mali del mondo, si sono rivelate, in realtà, nient’altro che una maschera dietro cui si nasconde una volontà imperiale, risorta dagli abissi del tempo, che punta a travolgere le sovranità garantite dalle costituzioni nazionali per instaurare un sistema unico totalitario in cui chi comanda non è più il popolo, ma una ristretta cerchia di ricchissimi privati, padroni di tutta la moneta, di tutte le materie prime e di tutti i sistemi di produzione e distribuzione.


L’impero contro gli stati nazionali

Tommaso Padoa Schioppa, l’inventore dell’euro, che nel suo ultimo libro “Europa, una pazienza attiva”, non si fa scrupolo di scagliarsi contro quel trattato di Westfalia che nel 1648 pose fine alle guerre di religione europee e gettò le basi del sistema dell’indipendenza e della sovranità nazionale, è uno di quelli che sostengono un tale impero globale.

Egli seguendo l’insegnamento del suo maestro, l’ex consigliere di Tony Blair, George Cooper, oggi direttore generale degli affari esteri e politici per il Consiglio dell’Unione Europea e primo consigliere del responsabile di politica estera dell’UE Javier Solana., ci fa sapere che lo stesso personaggio “ritiene che il 1989 abbia rotto il corso della storia europea (e forse planetaria) assai più profondamente di altri anni simbolo, quali il 1789, il 1815 o il 1919. Il 1989, infatti, non solo pone termine alla guerra fredda; segna anche il collasso finale del sistema che la Pace di Westfalia aveva instaurato nel 1648”.

E Padoa Schioppa ne fa anche cenno, quando scrive: “Che l’identità nazionale sia l’unico valido fondamento di un ordine politico è contraddetto dall’esperienza storica”.

Ma Cooper è ancora più esplicito: “L’impero è storia. Tutto ciò che sappiamo della storia, dall’impero Sumero a quello Babilonese, da quello Egiziano a quello Assiro, e poi la Persia, la Grecia, Roma, Bisanzio, le dinastie cinesi, l’impero carolingio, il Sacro Romano Impero, l’impero Mongolo e quello Asburgico, gli imperi spagnolo, portoghese, britannico, francese, olandese e tedesco, l’impero sovietico, più tanti altri che abbiamo dimenticato, tutto sta a suggerire che la storia del mondo è la storia dell’impero...”.E ancora: “Rispetto all’impero lo stato nazionale è un concetto nuovo. Il piccolo stato cominciò ad emergere nel Rinascimento e la nazione diventò un fattore politico importante solo nel XIX secolo. Da allora lo stato nazionale è stato per lo più confinato ad una ristretta parte del globo. Non è un caso che questa sia stata anche la parte più dinamica. La mancanza dell’impero però non ha precedenti storici. Resta da vedere se può durare. Vi sono ragioni sia teoriche sia pratiche per ritenere che non durerà” perché “un mondo di stati nazionali presenta un problema pratico “.

Ed infine: “La forma di espansione imperiale che consente il massimo allargamento è quella dell’Unione Europea”. Cooper raccomanda che l’EU si evolva in una nuova struttura chiamata “impero cooperativo” sul modello dell’antica Roma. Il 7 aprile 2002 Cooper ripeté gli stessi concetti in un articolo per il grande pubblico, sull’Observer, intitolato “Il nuovo imperialismo liberale”, in cui caldeggiò il ritorno a strutture imperiali e neocoloniali da XIX secolo. Un mese dopo, fu nominato all’alta carica in seno all’UE che attualmente ricopre.

Altra punta di diamante della casta imperialista, di cui abbiamo parlato in altri interventi, è il finanziere Carlo De Benedetti il quale ha ammesso candidamente il prossimo declino del sistema produttivo europeo e ha invitato la popolazione italiana a dedicarsi, in alternativa, ad attività culturali, turistiche e ad abituarsi all’idea di vivere da consumatori e non più come produttori.

Questa, poi, è una dichiarazione di Gianni Agnelli, da un'intervista rilasciata al "Corriere della Sera" il 30 gennaio 1975, che ci dice come il controllo delle nazioni da parte di lobby economiche sovranazionali sia un fatto non solo verosimile ma perfettamente normale:
"Probabilmente dovremo avere dei governi molto forti, che siano in grado di far rispettare i piani cui avranno contribuito altre forze oltre a quelle rappresentate in parlamento; probabilmente il potere si sposterà dalle forze politiche tradizionali a quelle che gestiranno la macchina economica; probabilmente i regimi tecnocratici di domani ridurranno lo spazio delle libertà personali. Ma non sempre tutto ciò sarà un male."

E questa è una dichiarazione del senatore Cossiga su Draghi, altro uomo di punta dell’oligarchia: "Sembra che Mario Draghi, gia' socio della Goldman & Sachs, nota grande banca d'affari americana, oggi Governatore della Banca d'Italia sia il vero candidato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri di un "Governo istituzionale" - riporta l'Agenzia Agi - E cosi' avra' modo di svendere, come ha gia' fatto quando era Direttore Generale del Tesoro, quel che resta dell'industria pubblica a qualche cliente della sua antica banca d'affari".

Napolitano ultimamente ha parlato di “…impegno per garantire la pace anche al di fuori dei confini della stessa Europa e contribuire alla costruzione di un nuovo ordine mondiale”.

Ed ancora, Henry Kissinger :"Quello che ogni uomo teme è l’ignoto. Quando questo scenario si presenta si rinuncia volentieri ai propri diritti in cambio della garanzia del proprio benessere assicurata dal Governo Mondiale" (Henry Kissinger, Evian, Francia, 1991)

Dal piano del 1773 di Amschel Mayer Rothschild per “dominare le ricchezze, le risorse naturali e la forza lavoro di tutto il mondo”:

«La nostra politica deve essere quella di fomentare le guerre, per sprofondare sempre di più le nazioni nel loro debito, e di dirigere le Conferenze di Pace».

«Noi provocheremo la depressione industriale e il panico finaziario. La disoccupazione e la fame, imposte alle masse, creerà il diritto del capitale di regnare in modo più sicuro».

«Il “regno del terrore” dovrà accompagnare ogni sforzo rivoluzionario, perchè questo è il mezzo più economico per portare la popolazione ad una rapida sottomissione».

«Creeremo monopoli immensi e riserve di tale ricchezza colossale che persino le ricchezze più grandi dei Goym (cristiani) dipenderanno da noi in tale misura che essi raggiungeranno il fondo insieme al credito dei loro Governi, il giorno dopo la GRANDE CATASTROFE POLITICA».

«Spoglieremo i Goym delle loro proprietà terriere e industriali con una combinazione di tasse e concorrenza sleale e li porteremo alla rovina economica nei loro interessi finanziari nazionali e nei loro investimenti».

«Lanceremo una corsa agli armamenti in modo che i Goym si possano distruggere a vicenda, su scala colossale e, alla fine, nel mondo, non rimarranno altro che masse di proletariato con pochi milionari devoti alla nostra causa, con forze militari e di polizia sufficienti a proteggere i nostri interessi».

Da USA Banker's Magazine (Rivista dei banchieri americani), 25 Agosto 1924: “Il capitale deve proteggersi in ogni modo possibile con alleanze e legislazione. I debiti devono essere riscossi, le obbligazioni e i contratti ipotecari devono esser conclusi in anticipo e il più rapidamente possibile. Quando, mediante processi giuridici, le persone comuni perderanno le proprie case, diventeranno sempre più docili e saranno tenute a freno con più facilità attraverso il braccio forte del governo al potere, azionato da una forza centrale di ricchezza sotto il controllo di finanzieri di primo piano.
Questa verità è ben conosciuta tra i nostri uomini di spicco, adesso impegnati nel costituire un imperialismo del Capitale che governi il mondo.
Dividendo gli elettori attraverso il sistema dei partiti politici, possiamo far spendere le loro energie per lottare su questioni insignificanti. Di conseguenza, con un'azione prudente abbiamo la possibilità di assicurarci quello che è stato pianificato così bene e portato a termine con tanto successo...”

Il 17 febbraio del 1950 il banchiere James Warburg, alla Commissione Esteri del Senato americano: "Che vi piaccia o no, avremo un governo mondiale, o col consenso o con la forza".

Per finire, Michel Albert, presidente delle Assurances Générales de France, una delle grandi entità finanziarie che hanno promosso il Mercato Unico Europeo, in un saggio del 1989, "Crisi, disastro, miracolo” fa una prognosi sulla fine degli Stati nazionali che rivela un'analisi sicuramente già elaborata e un progetto di ingegneria sociale: .."L'Europa ‘92 lancia il Mercato Unico all'assalto degli Stati nazionali. Li smantellerà". Come? Con "l'anarchia che risulterà" da "un mercato libero e senza frontiere in una società plurinazionale che non riesce a prendere decisioni comuni". A questo "disastro" pianificato, l'oligarchia spera seguirà il "miracolo": gli Stati nazionali devastati invocheranno "una moneta comune, una Banca centrale europea e un bilancio comunitario".

MERIDIO SICULO - Fine I° parte

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