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domenica 31 agosto 2008

India, la caccia ai cristiani non smuove l'occidente

Questa notizia è dedicata soprattutto a coloro che si informano soltanto attraverso il TG1 delle 20. Costoro infatti, ancora non sanno che in India, più precisamente nello stato dell'Orissa, si è scatenata la caccia al cristiano da parte dei fondamentalisti indù. Finora il bilancio parla di 14 morti, una cinquantina di chiese distrutte, centinaia di case bruciate o distrutte, villaggi messi a ferro e fuoco, decine di migliaia di sfollati. Le violenze anti-cristiane in Orissa vanno avanti da molto tempo, ma l'ondata scatenatasi in questi giorni non ha precedenti. Ad innescarla la morte di un leader religioso indù, pretestuosamente attribuita ai cristiani proprio per scatenare la reazione. A fomentare le violenze sono i gruppi estremisti indù, che mescolano il fondamentalismo religioso al nazionalismo più estremo, ma le autorità locali appaiono compiacenti mentre il governo centrale non sembra avere né la forza né la volontà di fermare le violenze.

Per questo motivo la Chiesa indiana ha ieri chiuso per protesta le 25mila scuole cattoliche dell'India, un pilastro del sistema educativo indiano. “La protesta intende ricordare la carneficina dei cristiani nell’Orissa – sottolinea il card Osvaldo Gracias, presidente della Conferenza episcopale indiana, in un articolo pubblicato da Asia News – acuita dall’incapacità del governo centrale di fermare le violenze, mentre nel Paese monta un sentimento anti-cristiano e i fedeli sono torturati e uccisi”. Il prelato afferma di voler mandare “un segnale chiaro” non solo all’India, ma in tutto il mondo sull’importanza della presenza della comunità cristiana, da sempre in prima fila “nel sociale, nell’educazione e nell’opera di assistenza verso i bisognosi”. Un’opera ancora più significativa in India perché “non tiene conto della differenza di casta” e abbraccia “tutta la popolazione”.

Ed è proprio quest'ultimo uno dei motivi fondamentali dell'odio anti-cristiano, la minaccia che la presenza cattolica porta a quella forma di schiavitù che è il sistema delle caste, difeso con forza dai gruppi nazionalisti indù. Se ne parlerà più diffusamente nel numero del Timone di settembre-ottobre, ma intanto invitiamo tutti i nostri lettori a manifestare solidarietà con i cattolici indiani, sia con la preghiera sia con la diffusione delle informazioni, che sulla stampa occidentale passano con il contagocce. Del resto lo sappiamo già: le violenze contro i cristiani non smuovono le coscienze, non mobilitano i media e le star dello spettacolo e dello sport. Che diamine, non siamo mica il Tibet!

Tocca comunque a noi per primi mostrare solidarietà ai nostri fratelli nella fede. Nel modo più concreto che esista: con il digiuno e la preghiera. Segnaliamo per questo l'iniziativa dell'istituto missionario PIME a Milano, una veglia pubblica di preghiera e digiugno che si terrà il 5 settembre, giorno della festa liturgica della beata Madre Teresa di Calcutta. L'appuntamento è per le ore 18 nella chiesa di San Francesco Saverio in via Monterosa 81, a Milano.

Il Timone, 30 agosto 2008
Fonte: Il Timone

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mercoledì 19 marzo 2008

I mostri di Odifreddi e la veglia della ragione

di Vittorio Messori


Le liste dei best seller lo confermano: è in corso, in Occidente, una campagna antireligiosa, in particolare anticristiana. Anzi, in modo privilegiato anticattolica, con una virulenza di cui, da noi, un Piergiorgio Odifreddi è un paladino esemplare.

Riesumando il termine del Terrore giacobino (“la Superstition“, con il corollario volterriano di un “Ecrasez l’Infame!“), ci esortano ad impegnarci contro i miti religiosi, per costruire una società finalmente atea, basata sulle certezze della scienza. I corifei di questa crociata all’inverso si riconoscono nelle parole che stanno sotto la celebre incisione di Goya e che spesso, tutti, ripetono : <<Il sonno della ragione genera mostri>>. Se non ci libereremo dalle leggende religiose, le fauci del drago continueranno a minacciarci.

Si può discuterne. Smettendola, però, con una mistificazione, denunciata di recente anche dalla Civiltà Cattolica. Sueño significa, in spagnolo, sia “sonno“ che “sogno“ . E proprio a quest’ultimo significato pensava (è certo) quell’antilluminista che fu Goya, colui che con la sua arte ha denunciato gli orrori concreti dei miti rivoluzionari imposti dalle baionette francesi. Dunque, la celebre frase vuol dire esattamente il contrario di quanto hanno voluto farci credere i fautori del razionalismo. I mostri, cioè, vengono non dal sonno bensì dalla veglia della ragione, quando coltiva il sogno di mondi nuovi e perfetti, quando dà veste ideologica a quelle utopie “razionali“, “scientifiche“ che, promettendoci il paradiso in terra, hanno prodotto gli inferni che hanno devastato gli ultimi due secoli.

© Corriere della Sera, 8 marzo 2008

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lunedì 26 novembre 2007

Europarlamento: approvata risoluzione contro persecuzione cristiani nel mondo

Il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che condanna tutti gli atti di violenza contro le comunità cristiane nel mondo e chiede ai governi dei paesi interessati di prevedere garanzie adeguate e effettive nel campo della libertà di religione e di migliorare la sicurezza delle comunità cristiane.

Appoggiando il dialogo interreligioso, la risoluzione invita le autorità religiose a promuovere la tolleranza e a agire contro l'estremismo. L'Ue deve trattare tale questione nelle relazioni con i paesi terzi.

Il testo è stato appoggiato, oltre che dal Ppe a cui appartiene il promotore Mario Mauro, anche dai gruppi Pse, Alleanza liberaldemocratica, Unione europa delle Nazioni (di cui fanno parte An e la Lega), Indipendenza/democrazia (la formazione euroscettica), e dal Gue (sinistra unitaria europea), con il sostegno personale di Vittorio Agnoletto e Giusto Catania del Prc. L'unico gruppo che si è dichiarato contrario, per ragioni di "inopportunità politica" è quello dei Verdi.

Nonostante i pochi presenti, come sempre il giovedì pomeriggio, alla fine delle sessioni plenarie del Parlamento europeo, è significativa la maggioranza schacciante (57 voti a favore contro 2 e un astenuto) con cui è stata approvata la risoluzione.
Nel testo, il parlamento 'condanna risolutamente tutti gli atti di violenza contro comunità cristiane, ovunque essi si verifichino, ed esorta i governi interessati a tradurre in giudizio gli autori di tali reati'.

Un punto con risvolti concreti della risoluzione è quello in cui si sollecita la Commissione europea a condizionare l'elaborazione e attuazione dei programmi di cooperazione e aiuto allo sviluppo al rispetto del principio della libertà religiosa nei paesi interessati.
A tale proposito vengono elencati tutti i recenti casi di persecuzione e violenza subiti dai cristiani in Pakistan, a Gaza, in Turchia, in Cina, in Vietnam, in Sudan, in Iraq (espressa anche preoccupazione per l'esodo di cristiani) e in Siria (dove oltre due milioni di sfollati appartengono a minoranze cristiane).

L'elenco però comincia con un nome, quello del giornalista e scrittore turco di origine armena Hrant Dink, direttore del giornale bilingue Agos, che difendeva i diritti umani e si era speso molto per la tutela delle comunità cristiane nel suo paese, ucciso nel gennaio scorso, dopo aver qualificato come 'genocidio' il massacro degli armeni compiuto dall'esercito turco a ridosso della prima guerra mondiale.

A lui, di cui era diventato amico, Mauro ha voluto 'dedicare' la risoluzione approvata da Strasburgo. È stato deplorato inoltre il rapimento nelle Filippine del sacerdote cattolico Giancarlo Bossi.
Ma nella lista vengono citati anche episodi piú recenti, avvenuti in Eritrea, Corea del Nord, Bielorussia. Le persecuzioni denunciate vanno da rapimenti e omicidi (come nel caso dei quattro turchi della casa editrice Zirve che avevano stampato un Vangelo nella loro lingua), alla negazione di certi diritti civili per chi cambia religione convertendosi al cristianesimo. Mauro ha definito la libertà religiosa come una "cartina di tornasole" del rispetto degli altri diritti fondamentali.

Tratto da NoiPress.it, 15 novembre 2007

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domenica 28 ottobre 2007

Le ideologie e il Male

Le ideologie moderne sono veramente il frutto della Ragione - scritta con la 'R' maiuscola - in contrapposizione alla Rivelazione del vangelo? La storia ci insegna l'opposto contrario.

Se è vero infatti che la Rivoluzione (un'altra 'R' maiuscola) propugna in teoria i valori di libertà, uguaglianza e fraternità, i fatti tradiscono i veri propositi dei rivoluzionari: gli ultimi due secoli di storia ci danno testimonianza delle violenze più inaudite perpetrate dall'uomo sull'uomo. La Rivoluzione francese ne fu anticipatrice, prima in seno alla nazione, col periodo del Terrore, e poi sul fronte internazionale, attraverso le campagne napoleoniche: mai prima di allora gli Stati si erano fatti guerra per fini ideologici.

Obiettivo mai nascosto delle rivoluzioni è cancellare l'ordine naturale iscritto nelle cose e nell'uomo, per costruire "un mondo e un uomo nuovi" forgiati sul modello dell'utopia ideologica, costi quel che costi, vite umane comprese. In nome della Ragione e dell'utopia, contrapposti alla Rivelazione e al realismo dell'Europa cattolica pre-rivoluzionaria, i seguaci delle ideologie moderne hanno dato sfogo alle pieghe più malefiche della natura umana, legittimando l'uso della violenza come passaggio ineluttabile verso la costruzione del nuovo ordine mondiale (leggasi a proposito il post: "Mussolini, Gramsci, l'Italia e il mito della violenza salvifica").

Dal liberalismo, al nazionalismo, dal socialismo massimalista al fascismo, dal comunismo al nazional-socialismo: un susseguirsi di dottrine politiche tutte riconducibili alla Ragione e che, nel nome della Ragione, hanno determinato i più grandi bagni di sangue che la storia mondiale abbia mai conosciuto.

Le cronache politiche dei nostri giorni, sia a livello nazionale che regionale (vedi post: "FNS: come le ideologie fotteranno il sicilianismo"), ci dimostrano che ideologie e utopie fanno - ahinoi - ancora presa su gran parte del popolo. Sembra allora quasi una coincidenza fortunata che proprio oggi, 28 ottobre 2007, il Papa Benedetto XVI ci riporti all'attenzione le terribili persecuzioni religiose avvenute in Spagna durante la guerra civile. Persecuzioni che, ancora una volta, testimoniano del Male - quello assoluto - che si nasconde dietro una visione utopico-materialistica del mondo e della vita.

Il pezzo che riproponiamo è apparso su Libero il 21 ottobre scorso ed è a firma di Antonio Socci. Buona lettura!


LA LEZIONE DEL 28 OTTOBRE...

…Ma potete star certi che in occasione della beatificazione di domenica prossima la Chiesa finirà di nuovo sul banco degli accusati…

di Antonio Socci


Il 28 ottobre prossimo in Vaticano saranno beatificati 498 martiri della feroce persecuzione religiosa esplosa in Spagna dopo il 1931 e specialmente fra il 1934 e il 1936. Una cerimonia di massa di tali proporzioni non ha precedenti. Aveva cominciato Giovanni Paolo II beatificando nel 1987 tre suore carmelitane che erano state crudelmente massacrate per le strade di Madrid. Poi papa Wojtyla celebrò altre undici cerimonie di beatificazione per un totale di 465 martiri spagnoli. Domenica prossima saranno dichiarati beati 2 vescovi, 24 preti, 462 religiosi e religiose, 2 diaconi, 1 seminarista e 7 laici, tutti vittime di quella persecuzione. Sarà l’occasione per conoscere una delle più sanguinarie tempeste anticristiane scatenate nell’Europa del nostro tempo ad opera dei rivoluzionari repubblicani (una miscela di comunismo, socialismo, anarchia e laicismo). “Mai nella storia d’Europa e forse in quella del mondo” ha scritto Hugh Thomas “si era visto un odio così accanito per la religione e per i suoi uomini”. Chiese e conventi (con una quantità di opere d’arte) furono incendiati e distrutti. In pochi mesi furono ammazzati 13 vescovi, 4.184 sacerdoti e seminaristi, 2.365 religiosi, 283 suore e un numero incalcolabile di semplici cristiani la cui unica colpa era portare un crocifisso al collo o avere un rosario in tasca o essersi recati alla messa o aver nascosto un prete o essere madre di un sacerdote come capitò a una donna che per questo fu soffocata con un crocifisso ficcato nella gola.

Molti vescovi o sacerdoti sarebbero potuti fuggire, ma restarono al loro posto, pur sapendo cosa li aspettava, per non abbandonare la loro gente. Non colpisce solo l’accanimento con cui si infierì sulle vittime, inermi e inoffensive (per esempio c’è chi fu legato a un cadavere e lasciato così al sole fino alla sua decomposizione, da vivo, con il morto).

Ma colpisce ancora di più la volontà di ottenere dalle vittime il rinnegamento della fede o la profanazione di sacramenti o orribili sacrilegi. Qua c’è qualcosa su cui non si è riflettuto abbastanza. Faccio qualche esempio. I rivoluzionari decisero che il parroco di Torrijos, che si chiamava Liberio Gonzales Nonvela, data la sua ardente fede, dovesse morire come Gesù. Così fu denudato e frustato in modo bestiale. Poi si cominciò la crocifissione, la coronazione di spine, gli fu dato da bere aceto, alla fine lo finirono sparandogli mentre lui benediva i suoi aguzzini. Ma è significativo che costoro, in precedenza, gli dicessero: “bestemmia e ti perdoneremo”. Il sacerdote, sfinito dalle sevizie, rispose che era lui a perdonare loro e li benedisse. Ma va sottolineata quella volontà di ottenere da lui un tradimento della fede. Anche dagli altri sacerdoti pretendevano la profanazione di sacramenti. O da suore che violentarono. Quale senso poteva avere, dal punto di vista politico, per esempio, la riesumazione dei corpi di suore in decomposizione esposte in piazza per irriderle? Non c’è qualcosa di semplicemente satanico?

E il giovane Juan Duarte Martin, diacono ventiquattrenne, torturato con aghi su tutto il corpo e, attraverso di essi, con terribili scariche elettriche? Pretendevano di farlo bestemmiare e di fargli gridare “viva il comunismo!”, mentre lui gridò fino all’ultimo “viva Cristo Re!”. Lo cosparsero di benzina e gli dettero fuoco. Qua non siamo solo in presenza di un folle disegno politico di cancellazione della Chiesa. C’è qualcosa di più. A definire la natura e la vera identità di questo orrore ha provato Richard Wurmbrand, un rumeno di origine ebraica che in gioventù militò fra i comunisti, nel 1935 divenne cristiano e pastore evangelico, quindi subì 14 anni di persecuzione, molti dei quali nel Gulag del regime comunista di Ceausescu.

Anch’egli aveva notato – nei lager dell’Est – questo oscuro disegno nella persecuzione religiosa. In un suo libro scrive: “Si può capire che i comunisti arrestassero preti e pastori perché li consideravano contro rivoluzionari. Ma perché i preti venivano costretti dai marxisti nella prigione romena di Piteshti a dir messa sullo sterco e l’urina? Perché i cristiani venivano torturati col far prendere loro la Comunione usando queste materie come elementi?”. Non era solo “scherno osceno”. Al sacerdote Roman Braga “gli vennero schiantati i denti uno ad uno con una verga di ferro” per farlo bestemmiare. I suoi aguzzini gli dicevano: “se vi uccidiamo, voi cristiani andate in Paradiso. Ma noi non vogliamo farvi dare la corona del martirio. Dovete prima bestemmiare Iddio e poi andare all’inferno”. A un prigioniero cristiano del carcere di Piteshti, riferisce Wurmbrand, i comunisti ogni giorno ripetevano in modo blasfemo il rito del battesimo immergendogli la testa nel “bugliolo” dove tutti lasciavno gli escrementi e costringevano in quei minuti gli altri prigionieri a cantare il rito battesimale. Altri cristiani “venivano picchiati fino a farli impazzire per obbligarli a inginocchiarsi davanti a un’immagine blasfema di Cristo”.

Si chiede Wurmbrand, “cos’ha a che fare tuttociò con il socialismo e col benessere del proletariato? Non sono queste cose semplici pretesti per organizzare orge e blasfemie sataniche? Si suppone che i marxisti siano atei che non credono nel Paradiso e nell’Inferno. In queste estreme circostanze il marxismo si è tolto la maschera ateista rivelando il proprio vero volto, che è il satanismo”.

In effetti il libro di Wurmbrand s’intitola “Was Karl Marx a satanist?” ed è stato tradotto in italiano dall’ “editrice uomini nuovi” col titolo “L’altra faccia di Carlo Marx”. L’autore si spinge, indagando negli scritti giovanili di Marx e nelle sue vicende biografiche, fino a ritenere che trafficasse con sette sataniste. Peraltro nel brulicare di sette e società esoteriche di metà Ottocento sono tante le personalità che hanno avuto strane frequentazioni. E su Marx anche altri autori hanno fatto ipotesi del genere. Wurmbrand sostiene soprattutto che la filantropia socialista non era l’ispirazione vera di Marx, ma solo lo schermo, il pretesto per la sua vera motivazione che era la guerra contro Dio. Realizzata poi su larga scala con la Rivoluzione d’ottobre e quel che è seguito (nei regimi comunisti fatti, correnti, episodi e personaggi che portano in quella direzione sono chiari).

Sul satanismo non so pronunciarmi, ma gli effetti satanici dell’esperimento marxista (planetario) sono sotto gli occhi di tutti anche se rimossi clamorosamente dalla riflessione pubblica: la più colossale e feroce strage di esseri umani che la storia ricordi e la più vasta guerra al cristianesimo di questi duemila anni. Siccome capita di sentir formulare, in ambienti cattolici, giudizi indulgenti sugli “ideali dei comunisti”, che sarebbero poi stati traditi nella pratica o mal tradotti, è venuto il momento di definire una buona volta la natura satanica dell’ideologia in sé e di tutto quel che è accaduto. Visto che un grande filosofo come Augusto Del Noce da anni ha dimostrato quanto l’ateismo sia fondamentale nel marxismo e niente affatto marginale o facoltativo. La tragedia spagnola, su cui il popolo cristiano non sa quasi niente (e che fu perpetrata anche da altre forze rivoluzionarie e laiciste) dovrebbe far riflettere, se non altro per le proporzioni di quel martirio.

Da “Libero”, 21 ottobre 2007

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