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giovedì 29 maggio 2008

Ecco come verrà distrutta la Nostra Terra

L'Altra Sicilia ci fa sapere come il regime tosco-padano intende mettere in atto ciò che non è riuscito a Prodi. Con la faccia di Berlusconi e del suoi padanissimi ministri, questa volta sono riusciti a legalizzare uno degli affari più sporchi della storia repubblicana, con il benestare - ovviamente - di quei PORCI esponenti politici siciliani e meridionali che hanno venduto il culo al colonizzatore e fanno finta di non vedere quale immane catastrofe ci aspetta. E' ora che si dia vita a un Nuovo Vespro. Vi dicono niente queste parole? Dobbiamo diffondere queste notizie con tutte le nostre forze e sensibilizzare più compatrioti possibili, procedendo tutti uniti e senza stupide divisioni ideologiche. E, se possibile, mettendo da parte temporaneamente - e nel nome di una causa giusta - ciò che ci divide come Siciliani dagli altri Meridionali.

Inoltre, mi sembra questa l'occasione per lanciare un appello a tutti i blogger Siciliani - degni di questo nome - ad aprirsi a tutti gli altri per fare sistema. Trovo infatti estremamente stupido non linkare altri siti perché magari le loro opinioni sono discordi dalle nostre. Io credo che sia arrivato il momento di mettere da parte inutili egoismi e settarismi per cominciare a muoverci come Popolo. Se non ci riusciamo noi che ci sentiamo "consapevoli" come credete che il Popolo ci seguirà?

Da qualche giorno ho aggiunto una barra al mio blog da cui in tempo reale è possibile leggere gli aggiornamenti dai blog Siciliani più caldi. Avrei il piacere di aggiungere altri blog se questi utilizzassero la tecnologia RSS o similia. Chiunque volesse sapere come si fa ad attivare i feed RSS può tranquillamente contattarmi e sarò ben lieto di fornirgli le informazioni necessarie.

Intanto leggete e diffondete più che potete il pezzo a seguire pubblicato da L'Altra Sicilia.


Le prime sconcertanti verità sul decreto rifiuti del 24 Maggio 2008


A qualcuno serve necessariamente aprire nuove discariche per continuare a nascondere di tutto.

Questa tensione, questa crisi, è stata studiata a tavolino per creare con la forza discariche e inceneritori non solo per il grande business dell'incenerimento, ma anche e soprattutto per far sparire o bruciare qualcosa di veramente grosso. Il business dei rifiuti tossici è IL BUSINESS per eccellenza e la Campania è da decenni meta privilegiata di rifiuti tossici di ogni genere sversati nei campi, sui rifiuti urbani in strada poi dati alle fiamme, nelle cave e nelle discariche poi legalizzate dallo Stato.

Mentre la crisi, che si acuisce ad arte, continua, la produzione e lo stoccaggio di scorie terrificanti procede, e il loro smaltimento diventa sempre più pressante ed improrogabile.

L'unica via di fuga, l'unico mezzo possibile era quello di scavare altre buche col pretesto di ripulire la Campania dai rifiuti tal quale e costuire inceneritori per bruciare le ecoballe (che nessuno vuole perchè zeppe di rifiuti cancerogeni) ed i rifiuti via via prodotti una volta esaurite le discariche.
La realtà invece supera la fantasia ed il Comitato Allarme Rifiuti Tossici rende noto... quello che il testo del decreto, a prima vista un'accozzaglia di articoli di legge e codici incomprensibili, afferma in maniera sconcertante.

Gli artt 8 e 9 sono quelli della verità, sono quelli dove va ricercata la motivazione di tutto.

Sia i termovalorizzatori e sia le discariche devono nascere con lo scopo ben preciso di bruciare o interrare (in discariche su cui non viene effettuata alcuna VIA) anche rifiuti pericolosi o non meglio specificati. Le stesse ceneri tossiche, prodotte dalla combustione dei futuri inceneritori, che andrebbero conferite in discariche speciali, si prevede vengano sversate nei 10 siti stabiliti dal decreto: tutti dicono che l'inceneritore non fa male, nessuno che le ceneri prodotte sono vere e proprie bombe ecologiche.

I comma 2 dell'art 8 e 9 sono di portata criminale e per questo sono scritti in un modo scarsamente comprensibile. L'urgenza di aprire nuove discariche appare così una scusa con cui poter aggirare normative nazionali ed europee in tema di smaltimento rifiuti. Ancora una volta sorge il dubbio che la crisi campana sia stata studiata a tavolino per avviare, con la scusa dell'emergenza, discariche ed inceneritori, col pericolo di affossare eventuali procedimenti in corso (si veda la vicenda Lo Uttaro) e far sparire dietro 2 commi di un decreto un po' di disastri ambientali pregressi.
Il business dei rifiuti tossici è il business per eccellenza, più del petrolio e del tabacco. Questi rifiuti pericolosi vengono prodotti tutti i giorni in ogni parte del mondo e in quantità mostruose: del loro smaltimento è in atto una rudimentale semplificazione ai danni della salute dei cittadini campani. (Marco M. - Pressante.com)

Di seguito gli articoli incriminati:

Art. 8, comma 2: In deroga alle disposizioni di cui all'articolo 2 del decreto legislativo 13 gennaio 2003, n. 36, ed agli articoli 191 e 208 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e' autorizzato nella regione Campania, per un triennio rispetto al termine di cui al citato articolo 2, l'esercizio degli impianti in cui i rifiuti, aventi codice CER 19.12.10, 19.12.12, 19.05.01, 19.05.03, 20.03.01, sono scaricati e stoccati al fine di essere preparati per il successivo trasporto in un impianto di recupero, trattamento o smaltimento.

Art. 8, comma 3: E' prorogato per un triennio rispetto al termine di cui all'articolo 2 del decreto legislativo 13 gennaio 2003, n. 36, lo stoccaggio dei rifiuti aventi codice CER 19.12.10, 19.12.12, 19.05.01, 19.05.03, 20.03.01, in attesa di smaltimento, nonche' il deposito dei rifiuti stessi presso qualsiasi area di deposito temporaneo.

Art. 9, comma 2: Gli impianti di cui al comma 1 sono autorizzati allo smaltimento dei rifiuti contraddistinti dai seguenti codici CER: 19.12.12; 19.05.01; 19.05.03; 20.03.01; 19.01.12; 19.01.14; 19.02.06; presso i suddetti impianti e' inoltre autorizzato lo smaltimento dei rifiuti contraddistinti dai seguenti codici CER: 19.01.11*; 19.01.13*; 19.02.05*, nonche' 19.12.11* per il solo parametro «idrocarburi totali», provenienti dagli impianti di selezione e trattamento dei rifiuti urbani, alla stregua delle previsioni derogatorie di cui all'articolo 18.

Come si legge, gli impianti individuati dal decreto sono autorizzati allo smaltimento dei rifiuti contraddistinti dai seguenti codici CER:

19.12.12: altri rifiuti (compresi materiali misti) prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti, diversi da quelli di cui alla voce 19.12.11 (che sarebbe altri rifiuti. compresi i materiali misti, prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti, contenenti sostanze pericolose) [cmq previste sotto]

19.05.01: parte di rifiuti urbani e simili non compostata

19.05.03: compost fuori specifica

20.03.01: rifiuti dei mercati

19.01.12: ceneri pesanti e scorie, diverse da quelle di cui alla voce 19.01.11 (ceneri pesanti e scorie, contenenti sostanze pericolose) [cmq previste sotto]

19.01.14: ceneri leggere, diverse da quelle di cui alla voce 19.01.13 (ceneri leggere, contenenti sostanze pericolose) [cmq previste sotto]

19.02.06: fanghi prodotti da trattamenti chimico-fisici, diversi da quelli di cui alla voce 19.02.05 (fanghi prodotti da trattamenti chimico-fisici contenenti sostanze pericolose) [comunque previsti sotto]

ed ancora:

19.01.11*: ceneri pesanti e scorie, contenenti sostanze pericolose (tipicamente ceneri prodotte dagli inceneritori)
19.01.13*: ceneri leggere, contenenti sostanze pericolose (tipicamente ceneri prodotte dagli inceneritori, sono considerate pericolose e vengono solitamente smaltite in discariche speciali)
19.02.05*: fanghi prodotti da trattamenti chimico-fisici contenenti sostanze pericolose
19.12.11*: altri rifiuti (compresi i materiali misti) prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti, contenenti sostanze pericolose

Il testo del decreto rifiuti in vigore da oggi (24 maggio 2008)

26 maggio 2008
Comitato Allarme Rifiuti Tossici


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martedì 27 maggio 2008

Il ritorno dei russi

Il sito del Comitato delle Due Sicilie ci aiuta a far luce sulle manovre geopolitiche che hanno come oggetto la Sicilia e il Meridione d'Italia, evidenziando il trait d'union tra la situazione attuale e quella di metà ottocento.



Il ritorno dei russi, come ai vecchi tempi

Sembra passata un'eternità da quando lo Zar Russo Nicola I, dopo una visita allo stabilimento ferroviario di Pietrarsa a Napoli, rimase talmente stupefatto che ne volle fare costruire uno identico a Kronstadt [1]. Per ricambiare Nicola I donò a Ferdinando II i famosi Cavalli di Ferro che sono attualmente situati davanti al cancello dei giardini di palazzo reale e sono identici a quelli presenti a S. Pietroburgo, sul Ponte della Neva.

Anche in Sicilia, lo Zar non mancava mai di farsi vedere, celebre il viaggio alla fine del 1845, per accompagnare la consorte Aleksandra Fedorovna di Prussia, il cui medico aveva prescritto una "cura" a base di sole e di mare.

La coppia imperiale sbarcò a Palermo il 23 ottobre dal piroscafo "Kamcatka", trattenendosi tra la Sicilia e Napoli per oltre un mese. I coniugi reali erano soliti trascorrere i periodi di riposo all' "Olivuzza", località in cui possedeva una villa Varvara Šachovskaja, vedova di George Wilding, il quale le aveva lasciato in eredità la casa appartenuta alla prima moglie Caterina Branciforti di Butera. Le cronache dell'epoca raccontano come i nobili palermitani più in vista, facessero a gara per invitare gli Zar a visitare le proprie dimore. Non era raro che principi e baroni finissero al banco dei pegni e spendessero dei veri e propri capitali in sontuosissime cerimonie.

Ma i rapporti tra il regno borbonico e l'impero russo spaziavano anche nel campo dell'arte, come dimostra la testimonianza di una giovane pittrice russa, Irina Fedorova, che sembra aver centrato in pieno il problema:

Sarò banale se vi dico che moli italiani criticano l’Italia del Sud. Certi individui vorrebbero addirittura trasferire la capitale a Milano. Perché Roma per loro non è abbastanza “nordica”. Invece noi, russi, siamo infinitamente grati proprio al Meridione. Volete sapere perché? Perché a partire dal XVIII secolo l’Italia, e specialmente il Regno delle Due Sicilie, sono diventate la culla dei migliori talenti russi: pittori, scrittori, compositori, critici letterari. Il famoso scrittore russo Nikolaj Gogol, l’autore del “Le anime morte”, “Taras Bulba” e numerosi racconti satirici, ha passato molto tempo in Italia. Il meridione italiano affascinava sopratutto i pittori russi. Silvester Scedrin è arrivato nel Regno delle Due Sicilie nell’età di 27 anni ( nel 1818) per fare un corso triennale di pittura. Però il destino gli ha preparato un’altra sorte. E’ rimasto per tutta la vita in Italia ed ha immortalato nelle sue opere l’acqua color smeraldo del mar Tirreno ed il sole splendente del sud. Il pittore ha vissuto in Campania per il resto dei suoi giorni. Nei quadri di Scedrin si vede sempre la gente semplice, vera: i pescatori, i mercanti, le contadine, i mendicanti. I lavori dell’artista sono così vivi e caratteristici che il fratello dello zar russo, Mihail Pavlovic, gli commissiona i quadri sulla tematica napoletana. Tutti conoscono la canzone napoletana “O sole mio”. Però pochi sanno che proprio questa canzone è stata scritta in Italia dai musicisti di corte di un mecenate russo, il conte Polenov. E la sua prima interpretazione è avvenuta in Russia, a San Pietroburgo.


Silvester Scedrin. “Lungomare Mergellina a Napoli” - 1827.


Il ritorno della Russia

Da qualche tempo a questa parte sembra che la vecchia "partnership" Due Sicilie-Russia, si stia rinverdendo. Dal 13 giugno un volo diretto per Mosca [2] sarà inaugurato dall'aeroporto calabrese di Lamezia Terme, con frequenza settimanale. Il volo viene operato dalla compagnia ''Gazprom Avia'' che utilizza i propri Boeing 737 da 140 posti (classe business ed economy) e collabora con MC Travel, uno dei maggiori tour operators russi.

Come è noto la GAZPROM AVIA, è la compagnia aerea del gigante energetico russo, la società che sta puntando sulle regioni meridionali per la costituzione dell'ormai noto "HUB DEL GAS DEL SUD ITALIA".

Probabilmente i russi vogliono aprire più canali possibili con le Due Sicilie, ma non è solo il gas l'obiettivo dei russi, il fatto che i tour operator russi siano intenzionati a spostare qui le loro rotte ce lo confermano anche i dati statistici [3] sul turismo della città di Taormina, infatti sembra che nel 2007 i turisti provenienti dalla Ex Urss, abbiano superato i giapponesi per quantità di denaro spesa nella città taurina.

Ma il primo ad aver creduto nelle potenzialità del mercato russo è stato proprio un siciliano: Antonino Pulvirenti, presidente della compagnia aerea WINDJET, che offre ben 3 destinazioni russe dalla Sicilia: Mosca, S.Pietroburgo e Samara [4].

E per finire in bellezza, i russi ci stanno provando anche con il calcio, chi si ricorda della proposta che il presidente di Gazprom inviò ai Matarrese per l'acquisto del Bari Calcio? D'altronde San Nicola, le cui sacre reliquie si trovano a Bari, è anche il Patrono di tutte le Russie..


[1] Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa
[2] Agenzia Ansa, 02/05/2008
[3] La Repubblica, 19/05/2008
[4] Fonte Windjet


Il Comitato, 23 maggio 2008


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