domenica 7 ottobre 2007

Se il Sud fosse uno Stato indipendente, sarebbe il più povero dell'Unione europea?

di Antonio Pagano

Questa affermazione è comparsa alla fine di agosto 2005 sulla rivista scientifica internazionale Plus Medicine da una indagine statistica effettuata da due ricercatori dell'Istituto Mario Negri di Milano, Rita Campi e Maurizio Bonati, i quali da anni raccolgono gli indici sulle condizioni socio-sanitarie di bambini e adolescenti.


Costoro hanno fatto risultare che vi è una enorme disuguaglianza tra Nord e Sud e, disaggregando i dati delle singole regioni, hanno tratto la conclusione che, se si considerasse il Sud come uno Stato indipendente all'interno dell'Unione Europea, sarebbe il più povero.


I dati da cui hanno tratto le loro conclusioni riguardano però solo la mortalità infantile, che risulta quattro volte superiore al resto d'Italia, e l'ospedalizzazione: "Oltre il 22% dei piccoli pazienti della Basilicata e del Molise, e oltre il 13% di quelli calabresi e abruzzesi deve ricorrere a ospedali del Centro-Nord.


Una vera e propria migrazione sanitaria". L'affermazione, presentata poi con l'immagine suggestiva di un eventuale "Sud-Stato indipendente", sembra voler accreditare ai meridionali una incapacità congenita di realizzare una sufficiente condizione socio-sanitaria. I dati esposti, invece, mostrano che lo Stato italiano - la Sanità è ancora di sua competenza e il Sud fa parte di questo Stato, almeno di nome - ha destinato al Sud meno risorse, come del resto fa con tutto, per soddisfare prima di tutto gli interessi dei gruppi finanziari del Nord.


L'idea di un Sud come Stato indipendente all'interno dell'Europa è, tuttavia, da prendere in considerazione in quanto è vero proprio il contrario: un Sud indipendente sarebbe ai primi posti in Europa. Come lo eravamo circa 145 anni fa. E vediamo perché.


Bisogna partire prima di tutto dalla definizione di Stato. Cos'è lo Stato? Al di là delle scolastiche definizioni giuridiche lo Stato altro non è che uno strumento usato per organizzare il popolo e il territorio su cui il popolo è stanziato. Lo Stato, inoltre, per poter funzionare, deve essere sovrano, non deve cioè, nelle sue scelte politiche e amministrative, dipendere né essere condizionato da altri.


Le persone che dirigono l'organizzazione dello Stato sono i politici che si qualificano in genere di "destra" o di "sinistra", termini che però non hanno alcun significato reale. I politicanti fanno basare i movimenti politici su ideali seducenti, escogitati per catturare i consensi delle masse popolari facendo prospettare miti simbolici ben collaudati da secoli: patriottismo, nazionalismo, socialismo, lotta al terrorismo ecc., oppure, con l'inganno, promettendo vantaggi futuri (posti di lavoro, aumento del reddito, previdenza, ecc.), oppure instaurando un fiscalismo opprimente con la promessa di abbassarne i prelievi, oppure con la complicità di gruppi organizzati di elettori (lobby) che, in cambio del voto, ne ricavano vantaggi illeciti.


Strumento essenziale, per lo sviluppo del popolo e per far funzionare l'apparato statale, è il denaro. Il denaro, come si sa, è fatto con carta stampata e metallo coniato. Esso ha la funzione di permettere gli scambi commerciali e di retribuire il lavoro prestato. Attualmente è usato l'Euro che non ha alcun valore intrinseco. Il suo valore, infatti, non è basato su corrispondenti riserve di metallo pregiato o altro tipo di beni, ma semplicemente sul fatto che viene accettato e scambiato di comune accordo da tutti.


Naturalmente la quantità di Euro in circolazione deve essere in armonia con la situazione dell'economia e della produzione (PIL, cioè il Prodotto Interno Lordo) altrimenti ne scaturirebbe "inflazione" (l'eccessivo denaro in circolazione verrebbe svalutato e servirebbe più denaro per acquistare lo stesso prodotto) oppure "deflazione" (poco denaro in circolazione e relativa diminuzione dei prezzi, situazione che comporterebbe contrazione dell'economia e della produzione con conseguente disoccupazione).


Chi allora deve avere il compito di stampare e coniare denaro? Con tutta certezza non può essere che lo Stato che, come abbiamo visto, è lo strumento sovrano del popolo per organizzare la sua vita. Ovvio quindi che esso non possa essere prodotto direttamente dai cittadini: il denaro non avrebbe alcun valore perché la quantità immessa nel mercato sarebbe fuori controllo.


Il denaro è, dunque, il pilastro fondamentale per la vita di un popolo e del suo Stato. Lo Stato tra i suoi compiti deve anche prevedere la sorveglianza delle banche commerciali e di fissare periodicamente il tasso ufficiale di sconto (cioè il costo del denaro dato in prestito alle banche commerciali). Insomma, tutto e tutti dipendono dal denaro.


Eppure in Italia, dall'Unità fatta nel 1861, ad opera del "padre della patria" Cavour, lo Stato fu esautorato della sovranità di emettere denaro, con l'affido ad un ente privato la Banca Nazionale piemontese, cioè a quella che - attraverso vicende quasi sempre molto sporche, es. furto delle riserve in oro di dollari e sterline dei Banchi di Napoli e di Sicilia in epoca fascista - attualmente è la Banca d'Italia.


I proprietari della Banca d'Italia sono banche private (85%), assicurazioni (10%) e altri proprietari minori. In pratica la Banca d’Italia, creando dal nulla il denaro con la sola stampa e conio, lo "presta" poi allo Stato che, per svolgere le sue funzioni, resta assurdamente indebitato (Debito Pubblico) con un privato. Cosa che non avverrebbe se lo Stato, per suo sovrano diritto-dovere, il denaro se lo stampasse esso stesso e lo distribuisse ai cittadini che ne sono naturalmente i proprietari.


Un assurdo così enorme, così grande, che nessuno riesce a vederlo. Una truffa gigantesca ben congegnata: essa consente agli azionisti della Banca d'Italia di arricchirsi non solo con la "restituzione" del debito da parte dello Stato, ma anche di farsi pagare gli interessi (tasso di sconto) su denaro non suo. Solo che il denaro che torna indietro alla Banca è denaro vero perché è frutto del lavoro e dei sacrifici dei cittadini.


Ma ci sono anche altri che ci guadagnano da questa assurda situazione: quelli che amministrano lo Stato. I politici, che formano i governi e i vari apparati dello Stato, maneggiando l'enorme flusso di denaro che lo Stato preleva dai cittadini con imposte e tasse, si arricchiscono anche loro concedendosi stipendi favolosi per fare concessioni ai cittadini, per comprare voti, ecc., anche a scapito dell'efficienza economica e amministrativa dello Stato.


In proposito si può ricordare il governo di Aldo Moro che per istituire l'ENEL col pretesto di "dare la luce a tutti" comperò le azioni della S.I.P. (Società Idroelettrica Piemontese) per una somma pari a 100.000 miliardi di lire, un enorme esborso del tutto inutile perché le concessioni demaniali degli impianti idroelettrici stavano per scadere e, quindi, le azioni avrebbero a breve perso valore.


Quell'enorme cifra fu praticamente tolta per decenni allo sviluppo e alla costruzione di infrastrutture del Sud e servì a finanziare lo sviluppo tecnologico della S.I.P. che passò alla telefonia. Risultato di tale operazione: l'energia elettrica in Italia costa più che in tutti gli altri Stati europei. L'operazione fu una delle tipiche truffe del Nord, ma nessuna formazione politica è andata al fondo della faccenda: nessuno aveva interesse a sputare nel truogolo della gozzoviglia.


Il silenzio dei politici meridionali, in proposito, è stato tombale, come sempre. Addirittura essi ritengono che se il Sud diventasse indipendente non sarebbe in grado di sopravvivere e numerosi sono quelli che si affannano a difendere l’unità, il risorgimento e osannano il Garibaldi.


Eppure quando ho definito costui, in altri miei articoli, ladro, assassino e primo artefice del degrado meridionale, nessuno mi ha dimostrato il contrario. E c’è ancora qualcuno nel Sud che vuole intitolare a lui un teatro a Gallipoli. Sindrome di Stoccolma?


Una cosa è certa: con gente così davvero il Sud non andrà da nessuna parte. Insomma lo Stato viene usato come esattore da parte della Banca d'Italia con la connivenza dei politici, i quali usano anch'essi lo Stato come strumento per arricchirsi. Naturalmente non tutti i politici sono consapevoli e conniventi di quanto avviene, ma certamente costoro sono di una inammissibile e colpevole ignoranza.


Con questo sistema, essendo lo Stato privo di sovranità e usato come strumento truffaldino, non si può dire, dunque, che in Italia esista uno Stato vero, ma solo il suo simulacro. Da questa colossale truffa a danno del popolo, iniziata con i Savoja per "fare l'Italia unita" e continuata con la complicità di tutti i governi fino ad oggi, si può scientificamente affermare che la Banca d'Italia (oggi la BCE) è la vera detentrice del potere, perché essa, appropriatasi della facoltà di stampare denaro, tiene sottomesso il potere politico che "non vede e non sente" pur di stare ben avvinto alla sua greppia.


Basti, in proposito, ricordare il fatto che nessun politico si permise di "chiedere la testa" del Governatore della Banca d'Italia nel 1992, per aver costui fatto perdere allo Stato, cioè a tutti noi italiani, oltre settantamila miliardi per aver ritardato di due settimane la svalutazione della lira - svalutazione ormai certa di circa il 30% - a vantaggio di speculatori internazionali.


Eppure questo genio della finanza fu fatto Ministro dell'Economia (ma si era laureato in Lettere alla Scuola Normale di Pisa), Primo Ministro e Presidente della Repubblica. Naturalmente il tutto sempre ammantato del glorioso risorgimento, dell'unità della patria, dell'inno nazionale e dello sventolare di bandiere tricolori e giacobine. Che bello, che bello!


Con l'istituzione dell'Euro, la Banca d'Italia stampa ancora carta moneta, ma su concessione della Banca Centrale Europea con sede a Francoforte, anch'essa privata (azionisti sono i soci privati delle varie banche nazionali, anche dell'Inghilterra che, pur non essendo entrata nel sistema Euro, detiene tuttavia il 14% delle azioni, e, quindi, degli utili).


La concessione comporta ovviamente un elevato addebito non motivato. Contro il costo di stampa di 0,03 centesimi la BCE pretende 2,50 Euro ogni cento, ovviamente scaricati sullo Stato italiano, pagatore finale, cioè su tutti noi.


L'Unione Europea, è, in sostanza, una unione di banche senza un Governo supervisore. Uno Stato europeo, infatti, non esiste. Cosicché i governanti dei vari Paesi europei usano ora il loro Stato nazionale come esattore della Banca Centrale, la cui greppia è ben più abbondante di quella nazionale e con meno vincoli per l'assenza di un Governo centrale di tutela.


Tra l'altro la BCE consente continuamente di emettere più denaro del necessario (circa il 5% all'anno), cosicché questo surplus, innescando un processo inflattivo, fa diminuire il valore della moneta.


Questo ha l'effetto di una tassa indiretta per i popoli e arricchisce silenziosamente i soci della BCE perché i cittadini e le imprese, causa la forzata svalutazione strisciante, sono spinti a chiedere più denaro alle banche in un'infernale spirale senza fine.


Se la BCE non stampasse una quantità eccessiva di Euro non esisterebbe inflazione. L'inflazione è causata di proposito.


Fazio, rimasto attaccato alle concezioni "nazionali" della Banca d’Italia ancorate al periodo della Lira, è stato allontanato perché dava fastidio: "non aveva capito" che era passato il tempo di fare gli "interessi" nazionali, bisognava ora fare quelli "europei".


Una truffa talmente enorme che si fa fatica a vederne i contorni. Il popolo infatti non se ne accorge, anche perché nessun politico ne parla. Se ne guardano bene. Costoro, interessati a mantenere questo sistema truffaldino, mentono nei pubblici dibattiti in modo spudorato: così la gente crede e si adatta alla situazione ritenendola reale e legittima.


Da tutti si ritiene, infatti, giusto pagare il debito pubblico e che partecipare alle elezioni sia doveroso per poter scegliere al meglio i politici e i partiti onde "essere meglio amministrati per lo sviluppo della vita nazionale".


Nessun programma televisivo è più seguito di quelli in cui c'è un dibattito politico: ma gli spettatori non si rendono conto che è solo una messa in scena (magari anche "combinata" tra gli opposti schieramenti). Un ben collaudato meccanismo psicologico, il cosiddetto "teatrino della politica", che cattura le passioni e il consenso popolare col risultato di nascondere l'enorme truffa dietro celata.


I popoli europei sono ormai ridotti a semplice gregge, particolarmente quelli del Sud-Italia, da tosare il più possibile per far arricchire i gruppi finanziari che dominano i governi.


Questi, servi delle banche, aumentano tasse e tributi con l’ingannevole pretesto dell'inflazione. Invece è vero esattamente il contrario: l'aumento dei balzelli serve solo a produrre deflazione (cioè a far diminuire la quantità di denaro circolante che causa l’aumento dei costi). Così gli imprenditori sono costretti a chiedere denaro in prestito alle banche, che si arricchiscono ancora di più, mentre aumentano fallimenti e povertà.


Per questo, il cosiddetto Debito Pubblico non verrà mai cancellato. È un collaudato meccanismo che fa guadagnare la BCE e i politici (Destra, Sinistra o Centro non fa alcuna differenza: sono tutti d'accordo).


Prima che arrivassero i "liberatori" piemonteso-savojardi il Regno delle Due Sicilie aveva una economia del tutto diversa. Il denaro veniva stampato (fedi di credito) e coniato direttamente dallo Stato. Non esisteva un "Debito Pubblico" inquinato dal pagamento di tasse a favore di una Banca privata.


Il Banco delle Due Sicilie era una banca di Stato e il suo "Debito Pubblico" era fisiologico, dovuto in genere alle pochissime tasse che servivano solo a pagare i servizi che lo Stato effettivamente forniva al popolo. Il Regno delle Due Sicilie era la terza potenza economica in Europa, situazione resa visibile dall'elevata rendita sulla piazza di Parigi.


Il sistema attuale è dunque così organizzato: a) lo Stato italiano è privo di sovranità (tra l'altro è anche occupato da truppe straniere) ed è usato per soddisfare gli interessi dei gruppi finanziari italiani e stranieri; b) le lobby italiane, tutte del Centro-Nord, sfruttano il Sud come una colonia interna in cui vendere i loro prodotti e servizi.


Ovviamente esse impediscono qualsiasi sviluppo che potrebbe rivelarsi pericoloso concorrente del Nord, ad esempio fottersi a qualunque prezzo la Banca del Salento, rea di aver avuto l'audacia di aprire due sportelli in due zone centralissime di Milano, uno in Stazione Centrale, l'altro in piazza Diaz a due passi dal Duomo.


Da ricordare anche la compagnia S. Paolo che, sfruttando il nome del Banco di Napoli, succhia i risparmi del Sud per versarli a Torino con la vergognosa complicità della classe dirigente e politica meridionale. Bisognerebbe impedirle almeno di usare il nome Banco di Napoli! Ma tanto è inutile: ci fotterebbero comunque con l'istituzione della Banca del Sud.


Carpendo la "buona fede" del principe Carlo di Borbone, lo hanno messo a simbolo di questa Banca per attirare i babbioni terroni. Quello che sorprende sempre (e sgomenta) è il vedere con quanta facilità questi polentoni ci fanno fessi come vogliono e senza neanche nasconderlo più di tanto. Vedrete quanti coglioni adopereranno questa Banca del Sud (o del Mezzogiorno)!


È intuitivo comprendere, dunque, che, se il Sud tornasse indipendente, basterebbe il solo fatto di liberarsi dei parassiti nordisti e stampare in proprio armoniosamente il denaro che serve per avere un immediato sviluppo sociale ed economico, come avveniva prima di questa stramaledetta e truffaldina "unità d’Italia".


Un esempio classico in proposito è rappresentato dalle colonie della Nuova Inghilterra in Nord America: i coloni nel XVII secolo emisero direttamente una propria moneta, chiudendo per sempre con la Banca d'Inghilterra. Si ebbe immediatamente uno sviluppo prodigioso, ma quando il preoccupato Parlamento inglese impose nel 1763 l'obbligo di usare per le transazioni commerciali solo la moneta inglese stampata dalla privata Bank of England, gravata da interessi, vi fu subito recessione e migliaia di disoccupati.


Fu per tal motivo che scoppiò la guerra d'indipendenza americana e nacquero gli Stati Uniti. In seguito, però, anche nel nuovo Stato le banche, con subdole manovre, ripresero il loro predominio "prestando" denaro allo Stato. Vi furono tre Presidenti che cercarono di contrastarle ripristinando il denaro come proprietà dello Stato, ma furono tutti e tre assassinati:


Abraham Lincoln (nel 1865), per aver fatto stampare dollari di Stato (Greenbacks); James A. Garfield (1913), per aver denunciato il dominio dei banchieri sulla Federazione; John F. Kennedy (1963), per aver emesso banconote di Stato, subito ritirate dopo la sua morte.


Altro esempio dei nostri giorni è la Cina che sta superando impetuosamente le economie mondiali. Il motivo consiste proprio in questo: la Cina ha una Banca di Stato e non una Banca Centrale privata!


La Cina stampa direttamente il denaro che le serve e non lo chiede in prestito a nessuna banca privata! Non è affatto vero, come ci vogliono far credere, che il lavoro cinese costi poco perché gli operai mangiano un pugno di riso: la Cina si è sviluppata e continua a svilupparsi a ritmi impensabili perché non le gravano addosso i parassiti che le succhiano il sangue, come quelli che affliggono il nostro Sud.


Se, dunque, riuscissimo ad avere un nostro Stato, stampando noi il denaro che serve, noi avremmo sostanziali benefici in ogni campo. Potremmo costruire le infrastrutture che ci hanno sempre negato col pretesto assurdo che mancano i capitali (è come dire che non si possono fare strade perché mancano i chilometri). Potremmo produrre a basso costo in competizione con tutto il mondo. Potremmo avere un sistema sanitario tra i più avanzati.


Potremmo avere la piena occupazione senza dover più emigrare. Infatti, il denaro emesso direttamente dal nostro Stato, cioè dal popolo, non gravato da interessi passivi, potrebbe essere utilizzato senza ostacoli e stimolerebbe la produzione e conseguentemente l'occupazione. Inoltre, cosa importantissima, non si avrebbe né inflazione, né deflazione. Lo dimostra il ducato duosiciliano che non aveva mai perso di valore nei 126 anni di Regno borbonico.


Due Sicilie, marzo 2006

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venerdì 5 ottobre 2007

Pubblica perversione

Uomini sessualmente variabili e bambini allevati dagli asili nido di Stato. È il nuovo e spaventoso obiettivo delle "politiche familiari" teutoniche.

di Kuby Gabriele


"Equiparazione", "gender mainstreaming", "Centro di competenza gender". Il sito internet del ministero per la Famiglia tedesco abbonda di termini che dicono poco ai non addetti ai lavori, ma che se analizzate tracciano fin troppo bene la rotta verso cui naviga a vele spiegate il ministero. Gender mainstreaming significa letteralmente porre al centro dell'attenzione il genere sociale.

In poche parole adoperarsi perché la distinzione sessuale tra uomo e donna e l'eterosessualità come norma siano rimosse; i modi di vita omosessuale, bisessuale e transessuale considerati equivalenti alla sessualità di uomo e donna. Una vera e propria nuova ideologia che viene trasformata in realtà sociale in Germania attraverso il dominio virtuoso dell'apparato politico, oltretutto senza che su di essa ci sia stato dibattito pubblico.

La stanza dei bottoni è rappresentata dal Gruppo di lavoro interministeriale per il gender mainstreaming (Ima Gm), che dipende dal ministero per la Famiglia. Lì vengono elaborate le strategie utili a far cambiare direzione alle finanze dello Stato e destinarle alla creazione dell'uomo sessualmente variabile.

Il lavoro "scientifico" e l'attività di consulenza per la ristrutturazione della società è prestato dal Centro di competenza gender presso l'università Humboldt di Berlino, centro che viene finanziato in buona misura dal ministero per la Famiglia.

In maggio il Governo ha approvato un incremento a tappeto degli asili nido, fortemente voluto dal ministro per la Famiglia Ursula von der Leyen. La "ministra gender" appartenente a un cosiddetto partito cristiano democratico si è battuta per una vera e propria statalizzazione dell'educazione dei bambini sostenendo che l'assistenza "professionale" ai piccolissimi sia meglio della crescita affidata alla custodia naturale della madre. Certo, gli asili nido possono essere gestiti in modo ottimo, certo ci sono genitori incapaci di essere tali, ma quel che colpisce è che la "professionalità" delle attendenti viene spesa tacitamente come garanzia per la "buona" educazione dei bambini. Ma quali sono gli obiettivi dell'educazione statale nell'asilo nido e nella scuola materna? Non esiste un'educazione "neutrale", la cui bontà dovrebbe essere assicurata dalla qualifica delle educatrici. Si trasmettono sempre "valori". Ebbene quali sono questi valori?

Nella pagina internet del ministero per la Famiglia si legge: «Il miglioramento della compatibilità di famiglia e lavoro per donne e uomini è la domanda centrale dal punto di vista politico-sociale. Senza una rimozione delle responsabilità specificatamente legate al sesso all'interno della famiglia e nel lavoro e senza l'approntamento delle condizioni di contesto necessarie per conseguire ciò l'equiparazione non potrà imporsi». Ancora: «Il termine "gender" indica i ruoli socialmente e culturalmente definiti dalla sessualità di uomini e donne. Questi, diversamente dalla sessualità biologica, vengono appresi, dunque sono anche modificabili».

Si tratta di social engeenering, della creazione di un nuovo uomo, sessualmente variabile. Per ottenere ciò lo Stato deve impossessarsi dei bambini, "sessualizzandoli" il prima possibile. A questo provvede la BZgA, la Centrale federale per l'istruzione sanitaria. La sezione che si occupa dell'istruzione sessuale sottostà al ministero per la Famiglia mentre tutto il resto è subordinato al ministero dell'Istruzione. La BZgA distribuisce gratuitamente i propri scritti a genitori, insegnanti, educatori, scuole e studenti. Chiunque può ordinarli gratuitamente attraverso internet e lì può anche consultarli. Eccone alcuni esempi.

Il Vademecum per genitori circa l'educazione sessuale infantile da uno a tre anni d'età invita madri e padri a «unire il necessario al piacevole, solleticando, accarezzando, coccolando il bambino, quando lo si lava, nei più diversi punti del corpo». «La vagina, e soprattutto il clitoride, vanno scoperti evitando il più possibile di concentrarvi l'attenzione, nominandoli e attraverso amorevole contatto». L'esplorazione infantile dei genitali degli adulti può «destare stati d'eccitazione negli adulti».

«Si tratta di un segno di sviluppo salutare di suo figlio, se usa generosamente la possibilità di procurarsi piacere e soddisfazione». Se accade che ci siano bambine (comprese tra uno a tre anni!) che «afferrano anzitutto oggetti che le aiutano» non si deve «usare questo come scusa per impedire la masturbazione». Il Vademecum troverebbe «incoraggiante il fatto che anche padri, nonne, zii o baby-sitter gettino uno sguardo su questo scritto informativo e si lascino intrigare - per favore, sentitevi tutti coinvolti!».

Naso, pancia e culetto

Si prosegue con la scuola materna. Con il quaderno di canti e di note Naso, pancia e culetto i bambini cantano canzoni come questa: «Se guardo il mio corpo e lo tocco scopro sempre che cosa è mio. Abbiamo una vagina, perché siamo bambine. È qui sotto la pancia, tra le mie gambe. Non è solo per fare pipì e se la tocco, sì, sì formicola graziosamente. Puoi dire "no", puoi dire "sì", puoi dire "ferma", oppure "ancora una volta così", "così non posso", "così mi piace molto", "oh, avanti così"».

Dalla scuola materna alle elementari. Se la pornografia non fa ancora parte dell'intrattenimento familiare, i bambini hanno la possibilità di vedere videoclip con il cellulare. A nove anni inizia la lezione sulla contraccezione, chiamata "educazione sessuale", perché ormai prossimi all'età nella quale gli innocenti giochi da bambini potrebbero avere una conseguenza altamente indesiderata: la gravidanza. I bambini di nove anni a scuola si esercitano a infilare preservativi in peni di plastica, così, per poter ottenere la «patente per l'uso del preservativo». Nella brochure Questione (i) di femmina si dice: «Così come la maggior parte della gente è curiosa circa il sesso, molti si chiedono anche che cosa facciano le lesbiche a letto (o altrove.).

Per ragazze che siano insieme ad altre ragazze accade ciò che accade con le altre coppie: fanno tutto ciò che può dare piacere: baciare, accarezzare, con la bocca, con la lingua o con i piedi. Così come nel sesso tra uomo e donna, dipende dalla fantasia, dalle esperienze, dalla fiducia reciproca, da fino a che punto la coppia intenda spingersi. "Quantomeno le lesbiche non hanno problemi con l'Aids", possono pensare alcuni. Chiaro, se vanno solo con donne non devono pensare alla difesa dalla gravidanza».

Dall'età di dieci anni vengono adottati nelle scuole gli strumenti di propaganda e addestramento all'omosessualità (con l'aggiunta della bisessualità e della transessualità), non dappertutto in maniera così virulenta come a Berlino, Amburgo e Monaco, ma in Germania c'è una tendenza unitaria. Una Guida per le scuole di 198 pagine del Senato di Berlino sul tema Il modo di vita omosessuale offre un forbito avviamento alla omosessualizzazione degli studenti, da promuovere in «biologia, tedesco, inglese, etica, storia/educazione sociale, latino, psicologia». Materiale informativo, collegamento in internet con la scena omosessuale locale, invito a "rappresentanti" di progetti omosessuali a prendere parte alle lezioni, proiezioni cinematografiche e giornate di studio sul tema, tutto questo dev'essere proposto ed eseguito.

Per i giochi di ruolo durante la lezione vengono fornite le seguenti sollecitazioni: «Siedi al banco di un bar di omosessuali e oggi potresti avere bisogno un uomo carino da portare a letto. Entra uno che fa al caso tuo. Come cogli la tua chance?». O ancora: «Tu sei Peter, 29 anni. Vuoi contrarre un patto civile di solidarietà con il tuo amico Kemal. Oggi volete raccontarlo a sua madre». «Tu sei Evelyn Meier, 19 anni. Vuoi contrarre un patto civile di solidarietà con la tua amica Katrin. Andate dal pastore evangelico, la signora Schulz, perché lei volentieri vi vuole sposare in chiesa».

Cosa dicono i cristiani?

Questi sono solo assaggi. Tutti i testi del BZgA, destinati a tutti i gruppi sociali, propagandano la sessualizzazione dei bambini e dei giovanissimi a partire da un anno. Essi minano l'autorità dei genitori. Seducono bambini e giovanissimi a una sessualità ridotta a soddisfazione del piacere senza legame coniugale. In tutto questo passa l'insinuazione dell'equivalenza di ciascuna forma di prassi sessuale - omosessuale, transessuale, bisessuale - con l'eterosessualità. I bambini a scuola vengono addestrati, a partire da nove anni, a diventare esperti di contraccezione. L'aborto viene loro proposto come un'innocua opzione da sottoporre alla libera scelta.

Questa è la "politica della famiglia" di uno Stato la cui esistenza è insidiata dalla crisi demografica. Poiché il gender mainstreaming è tra le massime priorità mondiali e nazionali, il problema dello sfascio della famiglia, quello dell'assassinio di massa di bambini non nati e quello delle decrescenti nascite possono rimanere irrisolti. Il logoramento morale prodotto dallo Stato e dai media è la radice di questa piaga. Il 60 per cento dei cristiani battezzati è d'accordo con la sessualizzazione forzata messa in atto da Stato e media? Lo sono i musulmani? La maggioranza dei genitori è senza vincolo religioso? Certamente no, tuttavia nel paese domina un grande silenzio, segno di una condizione pre-totalitaria della società.

Tacciano gli omofobi

Negli ambiti della politica, dei media e delle università l'opposizione ai Gender subisce denigrazione, emarginazione professionale: è ininfluente. Un nuovo epiteto si è trasformato in evidenza giuridica al fine di criminalizzare l'opposizione: omofobia. Il concetto insinua che sono fanatici della paura morbosa tutti coloro che tengono duro sul fatto che la sessualità serve il bene dell'uomo e della società, quando essa è espressione dell'unione amorosa di uomo e donna chiaramente finalizzata alla riproduzione.

Il Parlamento europeo, con la risoluzione B6-0025/2006 del 18 gennaio 2006, ha annunciato che vuole "sradicare" l'omofobia. In Polonia la Ue nella primavera del 2007 è passata all'azione. Poiché la Polonia non vuole «propaganda sessuale nella scuola», secondo il volere della maggioranza del Parlamento Europeo (26 aprile 2007) dev'essere eseguita una fact-finding mission a causa della «crescente tendenza all'intolleranza razzista, ostile agli stranieri e omofobica», al fine di poter accusare il paese davanti alla corte di giustizia europea.

Troppo a lungo abbiamo abboccato a frasi ideologiche piene di parole come libertà, tolleranza, antidiscriminazione. Queste servono in primo luogo a discriminare ed emarginare i cristiani e i conservatori ed ad abrogare le libertà d'opinione e di religione.

Svegliamoci.

Tempi n. 35, 30 agosto 2007


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lunedì 1 ottobre 2007

Perché non si dice che in Birmania governa un regime comunista?

L'Italia è l'unico paese al mondo, insieme a Cuba e Corea del Nord, in cui partiti che si definiscono comunisti tengono in piedi il governo e attraverso stampa e televisioni manipolano la realtà fino al punto da non dirci che in Birmania è proprio il comunismo a governare.


Chiamiamolo Comunismo

di Massimo Introvigne

Diceva Napoleone che ci vuole coraggio per chiamare gatto un gatto e sconfitta una sconfitta. Oggi ci vuole ancora più coraggio per chiamare comunista un comunista. La parola, giustamente, fa paura. Il maggiore specialista accademico mondiale del comunismo, Robert Service, nel suo recente «Compagni!» lo ha definito il peggiore cancro che abbia attaccato nella storia l'organismo umanità, esibendo come prova un costo umano certamente superiore ai cento milioni di morti. Perfino in Cina e in Vietnam si dibatte se il termine «comunista» designi ancora adeguatamente l'attuale regime misto di autoritarismo e mercato. Sono rimasti tre i Paesi in cui partiti che si definiscono orgogliosamente comunisti tengono in piedi i governi: Cuba, la Corea del Nord e l'Italia.

L'anomalia italiana, unica in Occidente, spiega un curioso atteggiamento dei media e in particolare della televisione e della radio di Stato a proposito di quanto sta accadendo in Birmania (ribattezzata dal regime Myanmar). Mentre in America o in Francia si parla tranquillamente delle origini comuniste del regime di Rangoon, il telespettatore italiano che ignori tutto della Birmania ha scoperto negli ultimi giorni che è governata da una «dittatura», così da essere autorizzato a pensare che nel lontano Paese asiatico siano al potere i nipotini di Pinochet. Un giornale radio ha perfino parlato di «dittatura fascista», forse inducendo qualcuno a controllare nei libri di storia se dopo la marcia su Roma i quadrumviri non abbiano fatto un salto in Birmania per fondare il fascio di Rangoon.

Non è proprio così. Dal 1962 al 1988 il regime birmano è un tipico regime comunista, guidato da un gruppo di militari marxisti il cui capo, il generale Ne Win (morto nel 2002), promuove una disastrosa «via birmana al socialismo», imponendo un'economia rigorosamente collettivista che riduce il Paese alla fame mentre la repressione fa qualche migliaio di morti. Nel 1988 i birmani - già allora guidati dalla Lega per la Democrazia (NLD) di Aung San Suu Ky, figlia del padre dell'indipendenza nazionale - non ne possono più e scendono in piazza. Ne Win è estromesso dal potere, sostituito da una giunta militare che elimina prudentemente dal suo partito il nome «socialista» - sostituito da un richiamo vagamente minaccioso a «legge e ordine» - e promette libere elezioni. Quando nel 1990 la LND vince le elezioni, i generali ne arrestano i dirigenti e tornano a un sistema che assomiglia come un fratello gemello al vecchio regime comunista, salvo che non si parla più di comunismo e s'incoraggiano gli investimenti stranieri offrendo anche il lavoro semi-gratuito di detenuti comuni e politici. Ma non è questione di nomi. Tutti gli uomini forti dell'attuale governo vengono dal vecchio Partito del Programma Socialista (cioè, dal Partito comunista birmano) di cui l'attuale presidente, il generale Than Shwe, è stato il braccio armato nella repressione del 1988. Dal punto di vista della retorica, dei diritti umani, della (non) libertà di stampa e di associazione la Birmania rimane un regime di matrice comunista. Se si eccettua la presenza delle multinazionali straniere, l'attività economica resta ampiamente nelle mani dello Stato. I morti fatti dalle truppe che sparano sulla folla in Birmania non sono vittime di una generica «dittatura», ma di un regime post-comunista che è «post» solo in quanto almeno si vergogna d'invocare il nome del comunismo, pur mantenendone la sostanza. In Italia non ci si vergogna neppure del nome.

il Giornale.it, 29 settembre 2007

FONTE


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La Sicilia è sotto attacco. E' ora di difenderla e liberarla definitivamente

Pubblichiamo integralmente l'ultimo comunicato stampa del M.I.S.: una denuncia puntuale della situazione di assedio vissuta dalla Sicilia, e che noi sottoscriviamo integralmente.



La Sicilia è sotto attacco. E' ora di difenderla e liberarla definitivamente

I fatti delle ultime settimane dimostrano senza dubbio alcuno che contro la Sicilia è in corso un durissimo attacco. Una guerra non dichiarata, ma assolutamente senza regole e senza quartiere, si abbatte contro la nostra terra da parte di chi, già da quasi un secolo e mezzo, la stringe nel pugno colonialista: lo Stato Italiano. Una guerra che potrebbe riportare in Sicilia un esercito di occupazione della Repubblica Italiana.

Il cui Presidente, Napolitano, va ad aggiungersi all'aberrante coro segregazionista ed isolazionista ai danni degli imprenditori vittime della mafia, ostracizzati dall'editto di Confindustria che, oltre a chiedere il suddetto intervento armato in Sicilia, indica l'espulsione per chi «collabora con la mafia», ovverosia paga il pizzo. Invece di aiutare gli associati, li abbandonano a loro stessi e ai feroci mastini mafiosi, strumento dell'oppressione colonialista unitamente ai teatrini mediatici a base di Bibbie annotate, cartoline "di minacce mafiose" ma scritte in italiano, e scambi di anelli fra detenuti al 41 bis che non potevano sapere dello scambio di cella. Ovviamente, dalla politica italiana nessun "NO" si erge, anzi il Governo plaude. E al coro si sono aggiunte altre dissennate voci, come l'ordine degli Ingegneri di Agrigento, che intende espellere i propri iscritti che incorressero nelle analoghe sfortune. Ci chiediamo: come pretendono di venirne a conoscenza? Per bocca di coloro che così invece costringono al silenzio nell'abbandono del ricatto e della violenza? È una soluzione assimilare le vittime ai carnefici, come anni addietro si fece con spacciatori e tossicomani bisognosi di cure? Sarebbe (ma per fortuna non è accaduto e non accadrà) come se l'Ordine dei Giornalisti di Sicilia avesse chiesto l'espulsione del bravissimo e coraggioso collega Lirio Abbate, che ha dimostrato negli anni di voler continuare, da giornalista siciliano, la propria missione informativa sul fenomeno mafioso nel cui mirino si trova de tempo. Così come reagiscono alle estorsioni con pari coraggio i tanti che non cedendo ai ricatti mafiosi e "istituzionali", come Andrea Vecchio e Marco Venturi, impediscono la definitiva deindustrializzazione italiana della Sicilia.

Ma alle finte solidarietà, che si aggiungono ai discorsetti di circostanza che in queste settimane hanno "ricordato" il Gen. Dalla Chiesa (nel mirino sin dal 1979, troppo "scomodo" per l'Italia che pure alacremente servì), il giudice Livatino, Don Pino Puglisi, Libero Grassi, Pippo Fava, e altre vitime della mafia, si sono aggiunti altri attentati alla Sicilia, ai Siciliani, al futuro del Popolo Siciliano e della Nazione Siciliana. Catania, divelta e abbandonata, sfruttata con appalti truccati e palazzinari nuovamente a briglia sciolta, sull'orlo del baratro per l'incombente dissesto finanziario, vede nuove indagini a carico del Sindaco e di altri esponenti della politica coloniale ed ascara. Nessuna dimissione, l'illegalità è ormai un fatto comune, diffuso, accettato, come sostiene il sostituto procuratore Renato Papa.

Il Governatore della Banca d'Italia, Draghi, ha candidamente ammesso che il Sud e la Sicilia sono un masso al piede dell'Italia. Che ci lascino andare, allora! Ma ci risarciscano, fino all'ultimo soldo, e con gli interessi, i danni di tutte le ruberie italiche che sono servite a ripianare i debiti italiani e a finanziarne lo "sviluppo" (che in Sicilia ha portato solo inquinamento e morte), a partire dalle copiose riserve auree del Regno di Sicilia saccheggiate da Garibaldi. Vedrà, allora, l'illustre economista come freneranno i conti italiani, per tanto, troppo tempo sostenuti dal mercato di assorbimento rappresentato ancor oggi e sempre più dalle colonie megalelleniche. Vedremo come andrà al Nord senza le vessazioni fiscali a carico dei Siciliani. Che soffrono del sistema di sottosviluppo artificiosamente imposto dall'Italia, e sono troppo spesso costretti all'emigrazione, mai relamente interrottasi (sebbene sfugga alle statistiche ufficiali, ancora ancorate ai cambi di residenza e ai biblici censimenti). Ma che adesso anche la stampa di regime deve ammettere essere in piena ripresa, cogliendo addirittura il pieno plauso, senza alcuna vergogna, dell'editorialista del "Corriere della Sera" Angelo Panebianco, ovviamente convinto che la Sicilia sia solo una "nursery" da disprezzare ed abbandonare quanto prima, ricevendo solo ed esclusivamente una timida risposta contraria dal viceministro siciliano Sergio D'Antoni, unico ad ergersi nel silenzio della connivente e colpevole politica italiana.

La Sicilia per costoro è solo una terra da sfruttare, inquinare, violentare. Proprio in queste ore i tecnici della Panther Eureka stanno effettuando le ricognizioni propedeutiche alle trivellazioni, cui recenti sentenze (di un tribunale amministrativo italiano in Sicilia, e quindi di occupazione, abusivo) hanno dato il "via libera", assieme al "silenzio-assenzo" il cui termine è stato lasciar scadere dalla Regione Siciliana. A nulla valgono gli enunciati della politica italiana che si dice contraria, anche di quelli che a suo tempo autorizzarono (per proprio tornaconto) lo scempio in Val di Noto (che un noto cronista, ignorando le regole dell'UNESCO per i siti "Patrimonio dell'Umanità", semplicisticamente vorrebbe suddividere in aree "da proteggere" e aree "da perforare"). Perché la politica italiana parla, promette, enumera, annuncia, ma non agisce, se non contro la Sicilia. Si vedano, ad esempio, le autorizzazioni per la costruzione di quattro enormi, smisurati inceneritori nel territorio siciliano. Invece di iniziare una politica di gestione dei prodotti post-consumo (rifiuti) che inizia in casa con la raccolta differenziata, e prosegue con il conferimento porta a porta (premio lo sgravio delle tariffe sui rifiuti) indirizzato al riciclo o al compostaggio, i politici ascari e colonizzatori costruiscono impianti che, per mantenere l'economicità d'uso, dovranno importare rifiuti da altre regioni, produranno un terzo di ceneri di risulta, vale a dire pericolosissimi rifiuti speciali non più trasformabili e da stoccare pressoché in eterno, ed una massa pari agli stessi rifiuti inceneriti di fumi, gas, sostanze nocive (diossina), e polveri sottili, tanto sottili da infiltrarsi nelle membrane cellulari e causare malattie gravissimi e fulminanti. Questo, senza diminuire di un centesimo le tasse, ma mettendo definitivamente in ginocchio la produzione agricola siciliana, e tutto l'ecosistema siciliano.

È come se ci imponessero di dare fuoco alla nostra spazzatura dentro un grosso barile petrolifero, in casa, a finestre chiuse. Invece porte aperte, anche dai tribunali che del colonialismo italiano sono i centri di potere al pari dei palazzi della "politica", alla caccia, che miete vittime innocenti nella fauna e anche fra gli umani, permette a personaggi armati di scorazzare nei fondi privati e nelle aree pubbliche (ove i turisti conseguentemente non si recano) senza uno straccio di permesso oltre alla "licenza". Questo per blandire quei comitati d'affari che ancora sostengono questa pratica assassina che in Sicilia andrebbe cancellata.

In Sicilia urgerebbe una campagna di rimboschimento con piante ad alto fusto, vista anche la vergognosa strage che ne hanno fatto gli incendi estivi, possibili perché nessuno (strumentalmente) vigila. E invece, senza ricambio vegetale, il terreno si impoverisce, diminuisce l'apporto idrico, aumenta l'erosione, le temperature si innalzano. È di questi giorni l'allarme per la drastica diminuzione del raccolto vitifero a causa delle alte temperature estive. E dire che l'uva da tavola tipica siciliana, e i nostri vini, dovrebbero rappresentare l'avanguardia di quelle produzioni di qualità che, da sole insieme alla produzione ittica che è virtualmente un terzo di quella totale "italiana", salverebbero la Sicilia. Turismo, terzo settore, l'industria di ultima generazione ci proietterebbero nel benessere diffuso, per un popolo di sei milioni di persone.

E invece, ci hanno svenduto come sviluppo i petrolchimici che già quando vennero costruiti erano assolutamente antiquanti e pericolosissimi: infatti furono impiantati solo nelle zone povere soggette alla potestà italiana. Niente mostri fumogeni nei "salotti d'Italia", niente acque inquinate, spiagge distrutte, bambini deformi o nati morti in percentuali spaventose.

E oggi ci sventolano sotto il naso i rigassificatori, i termovalorizzatori, il Ponte sullo Stretto (che nessuno mai ha progettato definitivamente perché IRREALIZZABILE, ma che adesso vogliono nuovamente promuovere impedendo il normale traghettamento dei treni), nuovi porti per gli yacht di lusso, come quello di Lipari. Ma guai ad ammettere che ogni modifica della linea della costa influenza fortemente le correnti marine, e penalizza l'attività della pesca, dell'itticoltura, della stessa navigazione e fruizione del mare, con perdite economiche catastrofiche. Senza contare gli spaventosi sprechi, da "'O Scià" a Lampedusa (che vorrebbe sensibilizzare sull'immigrazione, quando per regolarla servono informazione e trattati internazionali chiari, che solo uno Stato Siciliano in prima persona potrà stilare nell'ambito mediterraneo), ai festeggiamenti per i 60 anni di un'ARS ormai morta e sepolta, come la totalità delle istituzioni pubbliche siciliane occupate dagli italiani e dagli ascari al servizio dei loro partiti (vecchi, nuovi, e "futuri" come il costituendo PD neocentralista al pari delle formazioni da cui origina), capaci solo del proprio profitto, senza più alcuna reale politica per la collettività (si veda ad esempio il corteo dei musicisti a Palermo di alcuni giorni addietro).

A queste condizioni, diventa sempre più agevole individuare nel recupero dell'indipendenza politica, economica, culturale della Sicilia l'autentica soluzione definitiva. E infatti non manca zelante la risposta della propaganda italianista: a S. Margherita Belice (non lontano dal "Cretto" di Alberto Burri ove un noto rotocalco ha fatto denudare una nota modella trevigiana per un becero - e conseguentemente sacrilego - calendario) dove ancora sono profonde le ferite del terremoto del 1968 cui malamente e solo per interesse rispose l'Italia (quando nel 1693 nell'allora Regno di Sicilia la ricostruzione del dopo terremoto portò lo splendore del barocco nel Val di Noto), il Sindaco ha imposto agli alunni un alzabandiera mensile. Nessuno a quei bambini insegna che quella bandiera, scimmiottamento di quella francese, è lorda di eroico sangue siciliano, e che la bandiera dei Siciliani è ben altra. Ma non mancano anche le dimostrazioni di coraggio, come l'aperta azione antimafia esercitata in tribunale dal Comune di Partinico, e gli slanci sicilianisti che già in precedenza avevamo plaudito, ad esempio del Sindaco di Capo d'Orlando, Sindoni.

Ma non mancano nemmeno le strumentalizzazioni. Come la S. Messa in Lingua Siciliana, divenuta, dopo anni di sottaciute volenterose celebrazioni nell'antica lingua del nostro Popolo, una manifestazione "folk", e in quanto tale inserita dal Presidente della "Provincia Regionale" di Catania, Lombardo (che dopo lo sventolamento "autonomista" ha già pianificato e reso pubblico il ritorno, con accresciuto "potere" personale, all'ovile UDC, partito cui ufficialmente non ha mai cessato di appartenere) in una mostra sul folklore. Quindi, la religiosità e l'identità linguistica dei siciliani ridotta a spettacolo da baraccone. Quando è palese che proprio l'imposizione, al posto del latino che è "lingua madre" del siciliano (la figlia più similare, sebbene con le sue spiccate peculiarità dovute alle ascendenze greche, arabe, sicule e non solo), dell'italiano (lingua "sorella minore" del siciliano, se non in parte addirittura "figlia") nella Messa è funzionale a quel meccanismo assimilazionista che vorrebbe "italianizzare" i siciliani, anche evitando la ratifica della "Carta Europea delle Lingue Regionali o minoritarie"

Ma sono proprio i siciliani a testimoniare ogni giorni che loro, non intendono tacere. Lo dimostrano le ormai quotidiane manifestazioni sui più disparati temi, dalla richiesta di restituzione della Venere di Morgantina (che da ieri, ma nessun media ci tiene a sottolinearlo, è ufficiale che sarà restituita solo dopo il 2010), ai comitati contro le trivellazioni, il Ponte sullo Stretto, gli inceneritori, le estorsioni, e non solo. Tutte manifestazioni di una volontà unica, quella di rientrare in possesso della propria terra, della Sicilia.

Manifestazioni che crescono, cresceranno, al fianco e al pari di quelle che in queste ore affollano le strade della Birmania, in marcia con monaci, monache, intellettuali, artisti, gente comune, incuranti della repressione, del coprifuoco, delle cariche dei militari, della morte di alcuni manifestanti come è stato oggi annunciato, delle stesse sanzioni che servono a piegare gli oppressi e non gli oppressori. Ogni lotta per la libertà, la democrazia, l'indipendenza è la lotta dei Siciliani e del Movimento per l'Indipendenza della Sicilia. Anche noi abbiamo visto i nostri fratelli cadere sotto il fuoco italiano, come a Palermo nel 1944 o a Randazzo nel 1945. Abbiamo creduto all'accordo con l'Italia, ma ormai è chiaro che il Re è nudo, i mercanti sono rientrati nel tempio, è ora di riprenderci la nostra Sicilia, la nostra Patria. Con rinnovata forza convintamente nonviolenta ed incessante. Fino al trionfo finale.

Catania, 26 Rigustu 2007

A cura dell'Ufficio Stampa, Comunicazione e Propaganda del M.I.S.

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giovedì 20 settembre 2007

Miccichè flirta con gli autonomisti?

E’ impressionante il potere di Internet. Dentro questo mondo, in cui si confondono reale e virtuale, succedono delle cose che solo qualche anno fa sarebbero state impensabili. Nella blogosfera, così viene chiamato nel suo insieme il mondo dei blog, anche il presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, Gianfranco Miccichè, ha dato vita a un suo spazio (www.gianfrancomicciche.net). E pare ci abbia preso gusto. A tal punto che egli stesso, in persona, risponde quasi quotidianamente alle lusinghe e all’invettive degli appassionati utenti del suo sito.

Ci piace portare all’attenzione dei nostri lettori un fatto accaduto ieri: il presidente del Parlamento Siciliano si è complimentato con Francesco Paolo Catania, leader storico de L’Altra Sicilia (www.laltrasicilia.org), per le sue parole a proposito della colonizzazione italiana dell’isola a partire dal 1860 (leggansi i commenti n. 184 e n. 187 al post “Le Pallottole non possono uccidere le mie idee…”).

Cosa sta accadendo a Miccichè? Sta diventando anche lui un convinto autonomista? Ai posteri l’ardua sentenza. Certo è che la seconda carica della Regione Siciliana aveva già preso posizione
contro il Risorgimento in occasione dei festeggiamenti per il bicentenario della nascita di Garibaldi (vedi il post Piemontesi in Sicilia).

Speriamo non si tratti soltanto della solita presa in giro del palazzo o, peggio, di un colpo di coda del potere in decadenza nel tentativo disperato di sfiaccare il rinato sicilianismo.


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Thielemans: un ateo amico dell'Islam

Il socialista Thielemans offrì champagne per la morte di Wojtyla

E’ un antipapista il sindaco di Bruxelles che ha vietato la marcia antisharia


Chi è Freddy Thielemans, il sindaco bruxellois che ha proibito la marcia contro “l'islamizzazione dell'Europa” l’11 settembre scorso?

Possiamo senz'altro dire che si tratta di uno di quei socialisti europei che ha prestato il fianco alle mire espansionistiche dell’Islam sull'Europa. Non è infatti un caso che Bin Laden inviti continuamente i musulmani “europei” a votare in massa per i partiti socialisti. Già, i socialisti. Nella sola Bruxelles, il partito socialista di Thielemans ha arruolato nelle sue file dieci consiglieri musulmani sul totale di 17 che ha nel Consiglio cittadino.

L’Eurabia a Bruxelles è già diventata una realtà: soltanto 13 dei 28 consiglieri della coalizione che governa la città è d’origine belga. Ben 12 sono musulmani, come islamica è il vicesindaco Faouzia Hariche, algerina di nascita. Un governo multiculturale che cerca di amministrare una città sì cosmopolita, ma con una forte componente islamica di cui ha intimamente paura. D’altro canto Thielemans non ha mai fatto mistero che il bando della manifestazione dell’11 settembre corrispondesse al desiderio di “evitare possibili scontri tra i manifestanti e i musulmani locali”. Ancora una volta l’Europa ha calato le braghe per paura di irritare i suoi “pacifici ospiti”. Ma se sono così pacifici, questi figli di Allah, come mai allora ne abbiamo così tanta soggezione?

Interessante, a tal proposito, è la tolleranza tutta europea della macellazione della carne in stile “halal”. In questa parte del mondo, l'Europa appunto, che fatto dell’ambientalismo e dell’animalismo una propria bandiera di civiltà, si consente tranquillamente ai figli di Allah di scannare le bestie col crudele metodo del dissanguamento lento, lentissimo, necessario alla “purificazione” della carne (sic!). Con buona pace degli animalisti, ma fatto salvo l’ordine pubblico! Consentiamo anche questo, nella pia illusione di starcene belli tranquilli mentre l'Islam con la forza dei numeri sta già trasformando l'Europa in Eurabia.

Ma torniamo al nostro simpaticone, il sindaco Thielemans. Il bando della manifestazione pacifica antisharia ha fatto infuriare la destra fiamminga, che accusa Thielemans di simpatizzare per i musulmani soltanto in virtù dell’odio per i cristiani. “Ateo convinto, Thielemans è diventato famoso quando, alla notizia della morte di Giovanni Paolo II, gridò “champagne per tutti!” durante un ricevimento con il sindaco di Angoulême (il collega francese uscì dalla stanza disgustato). Qualche mese prima, il primo cittadino della capitale si era mostrato meno sensibile ai sentimenti offesi dei cattolici rifiutandosi di proibire il dramma di un marocchino pubblicizzato con cartelloni che dipingevano la Madonna con il petto scoperto.” (il Foglio, 8 settembre 2007)

A Bruxelles si dice scherzando che il sindaco – che l’11 settembre ha compiuto 63 anni – temesse il corteo per il timore, in caso di morte del Papa, di dover offrire champagne ai 20 mila manifestanti. Proibendolo se la sarebbe cavata con poco, visto che la maggior parte dei suoi consiglieri sono musulmani, quindi astemi.


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giovedì 13 settembre 2007

Fuochi di ferragosto (Mafia estiva 1)

dell'Abate Vella

Durante la pausa d'agosto, le notizie estive in Italia scorrono lente ed inconsistenti, pronte a spegnersi non appena i magnacci che siedono nei vari parlamenti tornano alla carica con la loro cronica incapacità (e rapacità) dello gestire la cosa pubblica.

Intorno al ferragosto però, due fatti (o meglio fattacci) hanno contribuito a gettare un squarcio di luce su quello che sta accadendo intorno a noi, senza che ancora il Popolo Siciliano riesca a diventare attore protagonista nella recita delle vicende che più da vicino lo riguardano.

Il primo è senz'altro l'eccidio di sei italiani a Duisburg, in Germania. Calabresi, è bene precisare. Come hanno prontamente fatto tutti i media italiani, proponendo il classico ritornello dell'inferiorità e della bestialità (nel senso di ferocia) dei meridionali.

Subito uno strano particolare traspare dalla storia riguardante proprio l'origine di assassini ed assassinati: i giornalisti fanno a gara a mettere in risalto il fatto che il gruppo proviene da un paesino di 4000 anime. Secondo loro questo sarebbe ulteriore prova della necessità che i meridionali siano confinati dietro un muro ben guardato. La logica però fa nascere uno strano dubbio: come è possibile che da un paesino di 4000 anime non si riesca a snidare tanta ferocia?

Anche qui i pennivendoli fanno a gara citando le minchiate più inverosimili, tipo la conformazione orografica della zona, i retaggi tribali che ancora pervaderebbero la società calabra, l'onnipresente omertà. Insomma, l'intero arsenale della repressione antisiciliana trasferito a piè pari oltre lo stretto. E giù tutti i gonzi dello stivale (a nord come a sud) a bersela come aperitivo di una nuova stagione televisiva fatta di tette al vento, frodi sportive ed oscenità varie.

Prima di esaminare questo “spostamento” di mira, è bene ragionare un altro po' sulle 4000 anime. A poche ore dalla strage, tutti i giornali già riportavano i dettagli delle faide di quel paesino: le alleanze, gli screzi, le appartenenze, gli affari, persino il conto dei proventi. Ma allora che ci andate cercando agli sfortunati compaesani di quelle bestie? Per assurdo, sembra quasi che questi articoli così dettagliati siano un avvertimento contro chi voglia ribellarsi (stai attento: sappiamo tutto e non facciamo niente. A buon intenditore...).

Sarebbe un assurdo. Ma non è un assurdo che uno stato del G7 non riesca a controllare un paesino di 4000 anime (a parte la lavata di faccia del "blitz" ben 15 giorni dopo l'eccidio)? Non è assurdo che sia accaduto quello che è accaduto senza che nessuno abbia capito quello che covava sotto la cenere? Certo lo stato Italiano è oramai allo sbando, e può anche darsi che dopo aver creato i mostri, non sia più capace di controllarli e la violenza di questi cani sciolti (l'idea che dalla Calabria sia stata lanciata un'organizzazione criminale internazionale degna di un film di James Bond è risibile) stia tracimando oltralpe. Ma può anche darsi che la tracimazione sia pianificata e voluta, all'interno della guerra sotterranea che si profila in Europa per la spartizione delle spoglie della Pseudo-Repubblica italiana, già da tempo in odore di estrema unzione.

E qui, noi che amiamo le cospirazioni, cominciamo a sguazzare a nostro agio. Perchè se a Duisburg “si è lasciato fare”, ciò può avere due obiettivi in verità molto simili. Cambia solo l'occhio dietro il mirino.
Si è forse trattato di un colpo di coda del regime padano che “avverte” l'Europa di lasciare a loro il controllo altrimenti ci saranno delle conseguenze per tutti? Oppure, spostando lo sguardo di 180 gradi, si è già al lavoro per sostituire l'oppressione nazionale in una continentale, paventando un pericolo a scala europea?

Tutte queste sono solo ipotesi di lavoro. Ma certo l'episodio di Duisburg è significativo, molto oltre quello che i servi che scrivono di mafia sui mezzi ufficiali vogliano farci credere. Dispiace comunque che i meridionali ed i siciliani non capiscano ancora che in un paesino di 4000 anime certe cose non possano mai succedere senza una precisa pianificazione politica. Una pianificazione partita da nord, ben oltre il muro di gomma che circonda le nostre città ed i nostri paesi.

Il Consiglio dell'Abate Vella

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mercoledì 12 settembre 2007

Nuove truppe d’occupazione sul suolo siciliano?

Quando i “politici” dicono che nel Sud lo Stato è assente, sanno benissimo di mentire, in quanto esso è presente appunto nei panni delle stesse cosche mafiose. Tale coincidenza è spiegata dal fatto che lo Stato non fa nulla di decisivo per combattere la criminalità organizzata.

Lo Stato – eccettuati naturalmente alcuni suoi singoli esponenti o organismi – non solo è complice di questa criminalità, ma ha addirittura delegato ad essa molte sue funzioni. In un territorio ove la criminalità domina incontrastata, le funzioni dello Stato o non esistono (ovvero sono ridotte al minimo) oppure sono quelle stesse della mafia.

LA MAFIA NASCE NEL 1860 E DURERÀ FINCHÉ DURERÀ LA SOTTOMISSIONE COLONIALE DELLA SICILIA ALL'ITALIA.

I MAFIOSI SONO SOLO I GUARDIANI DI QUESTA DOMINAZIONE.


Bruxelles, 2 settembre 2007

Dopo il fuoco, la prepotenza delle istituzioni, le promesse di “Vasa-Vasa”, adesso anche i sedicenti imprenditori isolani sparano le loro più grosse minchiate. Rimandando alle incongruenze statutarie che la proposta comporterebbe gli imprenditori chiedono l’intervento dell’esercito insieme all’espulsione dei collusi per pizzo, tangenti ed intromissioni mafiose.

Ricordiamo che l’esercito è già intervenuto una volta in Sicilia con i bersaglieri piemontesi, ci è ritornato con le truppe speciali per combattere Giuliano e le aspirazioni di autonomia del Popolo Siciliano, ci ha riprovato con un generale dell’esercito nominato prefetto, adesso ci ritornerebbe reclamato dagli affaristi...

La Storia ci insegna che non se ne è mai fatto niente: Per quale ragione?

Sembra che l’illegalità in Sicilia venga da chissà dove o sia nel DNA della stessa società. In realtà essa ha una matrice storica ben precisa, e di rango costituzionale, rispetto alla quale tutte le altre illegalità non sono che semplici conseguenze.

Senza andare troppo lontano partiamo dal dopoguerra, dal 15 maggio 1946.

La Sicilia aveva, in quella data, conquistato un proprio Statuto d’Autonomia approvato ancor prima della Costituzione italiana ed in esso integralmente inserito senza nessuna modifica; Statuto che, sulla carta, nasceva da un “patto” tra Sicilia e Italia, perciò sanava ogni precedente ingiustizia e pretendeva di rispondere, finalmente, al secolare diritto ed anelito dei Siciliani all’Autogoverno, sia pure in un contesto nazionale e statuale più ampio.

Per effetto di ciò la Sicilia sarebbe dovuta essere, nello spirito quando non ancora nella lettera del dettato statutario, uno Stato confederato all’Italia con propri poteri e prerogative sovrane, ad eccetto di poche competenze residuali lasciate allo Stato centrale italiano.

Invece, complici gli accordi segreti dai politicanti siciliani dell’epoca post-bellica, vuoi per l’interesse generale del governo nazionale che “ha utilizzato” sistematicamente la Sicilia come colonia interna più che come proprio compartimento autonomo e vuoi per l’insipienza dei politicanti attuali, l’illegalità costituzionale diviene in Sicilia la madre di tutte le illegalità e soprusi.

È innegabile, infatti, che l’illegalità odierna nasca proprio con l’Autonomia, conquistata e mai realmente avuta, per interessi personali, di partito e trasversali.

A questo punto ci si chiede: come si vuole sconfiggere la criminalità e l’illegalità in Sicilia quando la struttura stessa dell’ordinamento regionale giuridico ed amministrativo è illegale e non costituzionale?

La verità è che nessuno, complice sempre l’insipienza dei cosiddetti politicanti siciliani, sempre attenti al posto al sole ed agli interessi delle segreterie nazionali più che alla reali esigenze dei Siciliani, vuole che nulla cambi.

Lo Stato sa che il 60% del lavoro in Sicilia è in nero; le forze di Polizia sanno che un negozio su due ha personale non in regola, che un’impresa su due impiega mano d’opera in nero, i carabinieri sanno esattamente dove insiste l’illegalità e la criminalità, eppure, lo Stato in Sicilia è opprimente quanto assente, le forze di Polizia in gran numero in Sicilia sembra guardino dalla parte opposta rispetto al vero problema criminoso.

In questo contesto chiunque cerchi di portare giustizia in Sicilia operando con coscienza ed amore per la propria terra, vedi i giudici Falcone, Borsellino, Chinnici ed altri operatori delle forze di Polizia barbaramente assassinati per “distrazione” dello Stato centrale che li ha abbandonati quando avrebbero dovuto essere non solo incoraggiati “al martirio” ma assistiti e protetti, viene eliminato.

“Vasa-Vasa”, per certi aspetti è la dimostrazione che in Sicilia tutto è fatto per il potere. In ogni parte del mondo per una semplice accusa di non aver pagato una contravvenzione al codice della strada ci si dimette, in Sicilia, un’accusa infamante e grave come quella di collusione con la mafia viene considerata quasi “una scocciatura”.

L’onore, quell’onore Siciliano di altri tempi, oramai è sotterrato sotto un metro di terra con i “veri padri della libertà Siciliana” che purtroppo non hanno avuto figli degni di questo nome.

Il Nord-Est è sconvolto da stupri, assassinii, la proprietà privata non è più garantita tanto che molti sindaci sono arrivati alle richieste di particolari misure.

Napoli e la sua provincia è dilaniata dalle lotte camorristiche che coinvolgono vittime innocenti nelle loro quotidiane sparatorie.

Roma, Milano, etc... soffrono nella loro pelle droga, prostituzione e racket ma nessuno si è mai sognato d’invocare l’intervento dell’esercito.

In Sicilia sedicenti imprenditori da sempre collusi con i poteri forti chiedono, oggi, l’intervento dell’esercito, quindi dello Stato, dimenticando che è quello stesso Stato, con la collaborazione delle forze politiche italiote che governano lo Stato Regionale di Sicilia sin dalla sua nascita ad impedire che la Sicilia possa acquistare legalità e finalmente sviluppo.

Ufficio stampa

L'ALTRA SICILIA – Antudo


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martedì 11 settembre 2007

Borghezio protesta contro l'Islam e finisce in cella

di Dimitri Buffa

Da oggi sappiamo che il Belgio è terra off limits per chi vuole dimostrare contro la strisciante islamizzazione d'Europa. Magari si potrà sfilare per l'orgoglio pedofilo, di certo non l'11 settembre per scandire gli slogan che furono coniati da Oriana Fallaci e prima di lei da Bat Yeor.


La manifestazione organizzata per protestare contro la shar'ia in Europa è andata come era largamente prevedibile: il sindaco di Bruxelles Freddy Thielemans invece che proteggere i manifestanti contro il terrorismo islamico e l'islamizzazione dell'Europa dai facinorosi di Allah ha preferito farli arrestare tutti in blocco, compreso l'europarlamentare Mario Borghezio della Lega Nord. E questo per evitare di avere problemi con i rappresentanti più che fanatici della propria comunità musulmana locale. Unico loro reato, nel giorno dell'11 settembre 2007, sesto anniversario della strage organizzata da Bin Laden alle Torri gemelle, quello di avere esposto cartelli con su scritto "No Eurabia".

Tra i fermati oltre all'eurodeputato leghista Mario Borghezio, figurano anche il presidente dell'ultra destra fiamminga 'Vlaams Belang', Frank Vanhecke, e il capofila al Parlamento fiamminga dello stesso partito, Filip Dewinter.

La manifestazione era stata organizzata dalla sigla "Stop the islamization in Europe" (Sioe), con un appello, lanciato dall'associazione di origine danese, subito raccolto da molti altri gruppi politici e associazioni non islamically correct di europarlamentari come l'inglese Gerard Batten (Uk indipendence party) o la Lega Nord in Italia, ma anche il gruppo fiammingo di estrema destra Voorpost. Ed è proprio tra le file di questo gruppo di militanti della destra fiamminga che sono cominciati stamani i fermi della polizia. Insomma ancora una volta nel cuore dell'Europa c'è stato un capovolgimento valoriale tale da far sì che i cittadini del Belgio abbiano scelto di stare dalla parte degli assassini di Theo van Gogh piuttosto che da quella di chi scandiva gli stessi slogan presenti nei libri di Oriana Fallaci.

Nei giorni scorsi c'erano state pesanti avvisaglie che sarebbe potuto accadere proprio ciò che è accaduto e infatti alcune associazioni di cittadini avevano preferito rinunciare all'appuntamento per paura di venire coinvolte in scontri di piazza. Ma mai e poi mai l'europarlamentare della Lega Nord Borghezio poteva immaginarsi di venire trattato come un delinquente solo perchè aveva osato manifestare, sia pure contro la volontà del sindaco di Bruxelles. Che sui siti degli organizzatori dell'evento è stato non a caso ribattezzato "il Gran muftì del Belgio".

Scopo della manifestazione era quello di presentare una petizione al Parlamento europeo contro le leggi europee possibiliste sulla Shar'ia (ci sono state applicazioni ambigue in Germania, Danimarca e anche in Italia del diritto civile in materia di poligamia e di quello penale in materia di percosse a mogli e figli) e anche per permettere, in futuro, che simili manifestazioni abbiano luogo sul territorio europeo. La manifestazione, infatti, era stata dichiarata preventivamente illegale dalle autorità amministative di Bruxelles.

"Le leggi dell'Ue ci danno la libertà di parola - ha però ieri affermato Stephen Gash, fondatore di Sioe in Inghilterra - noi vogliamo solo manifestare pacificamente, davanti all'europarlamento, il nostro pensiero".

Borghezio raggiunto al telefonino dalle agenzie mentre era in cella di isolamento nel tribuinale di Bruxelles ha affermato che "la polizia è andata giù pesante sia con me sia con gli eurodeputati fiamminghi e francesi che sono stati fermati insieme a me anche dentro il bus su cui ci hanno caricato".

Il prossimo appuntamento l'associazione contro l'islamizzazione d'Europa lo ha già fissato a Marsiglia, a data da destinarsi, per tornare a protestare contro la shar'ia e il diffondersi violento dell'islam in Europa.


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domenica 9 settembre 2007

Londra apre la strada all'uomo-bestia

La notizia bomba, che fa il giro del mondo: l'Hfea (Human Fertilisation and Embryology Authority), l'Authority inglese che si occupa di fecondazione in vitro e ricerca sugli embrioni umani, ha dato il suo via libera alla creazione di embrioni interspecie uomo/animale a due gruppi di ricerca che ne avevano chiesto l'autorizzazione. Il neurobiologo Angelo Vescovi fa notare che non si tratta proprio di un «via libera», ma nel migliore dei casi si tratta di un mezzo passo in avanti…


Intanto mons. Elio Sgreccia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, ha dichiarato senza mezze misure: «Atto mostruoso contro la dignità umana». «Il governo britannico ha ceduto di fronte alle richieste di un gruppo di scienziati certamente senza morale. Ora è necessario che la comunità scientifica tutta si mobiliti quanto prima. Il mondo della scienza ma anche i singoli Stati cambino direzione e non si lascino sopraffare da studi le cui conseguenze non sono state calcolate», così si espresso mons. Sgreccia in una intervista al Corsera che pubblichiamo integralmente.

1) Mostri creati e poi uccisi di mons. Elio Sgreccia
2) Macché chimera, questa sembra una vera bufala
3) L’incubo delle «chimere»
4) Cinque definizioni, un solo obiettivo

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sabato 8 settembre 2007

Denunciato Giuliano Amato

I Siciliani non perdonano. Gli hanno concesso giusto il tempo di scusarsi pubblicamente o, meglio, di dimettersi. Ma lo sprezzante "dottor sottile" li ha semplicemente ignorati. Adesso gliela fanno pagare, e sul serio. In data 29 agosto 2007, L'Altra Sicilia - Antudo ha presentato formale denuncia al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma per diffamazione e offese al Popolo Siciliano.


Il testo integrale della denuncia si trova sul sito de L'Altra Sicilia.


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martedì 4 settembre 2007

Eurabia: sempre più vicino il dominio islamico sull'Europa

Bruxelles proibisce la manifestazione contro «l’islamizzazione dell’Europa». L’ennesima riprova che le istituzioni europee servono solo a favorire l’invasione musulmana dell’Europa, nonché l’asservimento dei Popoli Europei alla dittatura del signoraggio monetario.



Proibita dimostrazione anti-islamica

Il Consiglio di Stato belga ha confermato la decisione del Comune di Bruxelles di vietare una manifestazione contro «l’islamizzazione dell’Europa», in programma nella capitale belga il prossimo 11 settembre. «Stop the Islamisation of Europe» (Sioe), aveva annunciato a luglio l’intenzione di organizzare una protesta davanti alla sede del Parlamento europeo, proprio nel giorno del sesto anniversario dei tragici attentati perpetrati negli Stati Uniti.

Il 9 agosto il sindaco di Bruxelles aveva vietato la manifestazione evocando il rischio di scontri con la vasta comunità islamica. Il Consiglio di Stato ha confermato ora la decisione, dopo che Ugo Ulfkotte, uno degli organizzatori dell’evento, aveva presentato ricorso contro il no del Comune. «Stop the Islamisation of Europe» riunisce, in particolare, il partito danese anti-islamico «Siad», il gruppo olandese «No Sharia Here» e quello tedesco «Pax Europa». L’iniziativa ha ricevuto in Belgio il sostegno di alcuni alti responsabili della formazione fiamminga di estrema destra Vlaams Belang.

In un comunicato diffuso a Bruxelles il capo delegazione della Lega Nord a Strasburgo, l’europarlamentare Mario Borghezio, sostiene che con il divieto «vengono violati i diritti fondamentali dell’Unione europea» e ha annunciato una conferenza stampa sul caso con i colleghi di Vlaams Belang. Borghezio assicura che «i promotori dell’iniziativa hanno tutta l’intenzione di non farsi imbavagliare da questo assurdo provvedimento».

il Giornale.it, 31 agosto 2007

FONTE


In piazza contro l' islam nonostante i divieti

Bruxelles. Le associazioni contro l’islamizzazione dell’Europa si stanno preparando a marciare su Bruxelles l’11 settembre prossimo, in occasione dell’anniversario degli attacchi alle Torri gemelle di New York, sfidando la decisione del sindaco Freddy Thielemans di rifiutare il permesso per «ragioni di ordine pubblico». Il primo cittadino viene criticato per avere contemporaneamente deciso di concedere l’autorizzazione alla manifestazione dell’associazione «Uniti per la verità», che mette in discussione la versione ufficiale sulle responsabilità di Al Qaida per gli attacchi dell’11 settembre 2001. Un esposto è stato presentato all’Alta Corte che deciderà con procedura di urgenza. Il raduno dei movimenti anti-islam è previsto davanti alla sede del Parlamento europeo, nella cittadella comunitaria.

il Giornale.it, 2 settembre 2007


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lunedì 3 settembre 2007

La lega federale che avrebbe salvato il Sud

Fu il più cattolico tra i sovrani dell’Italia pre-unitaria, Ferdinando II di Borbone, re delle Due Sicilie, a lanciare per primo, nel lontano 1833, l’idea di una lega federale allo scopo di salvare l'Italia dall’ondata “barbarica” che di lì a poco vi si sarebbe riversata. Un’idea che venne in seguito fatta propria dal Papa e dal partito “cattolico”, ma che venne fortemente osteggiata dai Savoia. Riproponiamo un’articolo di Angela Pellicciari, pubblicato qualche anno fa su La Padania, che rende giustizia alla lungimiranza di Ferdinando II. C’è da chiedersi cosa sarebbe il Sud oggi se si fosse prestato ascolto alla lungimiranza di Ferdinando II.


Carlo Alberto, nemico della lega federale

di Angela Pellicciari

Il Savoia osteggiò la proposta fatta da Ferdinando II di Borbone e appoggiata da Pio IX.

Chi per primo lancia l’idea di una Lega federale fra i vari stati che compongono la penisola italiana? Strano a dirsi, ma il famigerato Ferdinando II di Borbone, re delle Due Sicilie.

Nel novembre del 1833, tramite il proprio ambasciatore a Roma conte Ludorf, Ferdinando II invita Gregorio XVI a farsi promotore di una Lega difensiva e offensiva fra i vari governi italiani per tutelare la religione, i troni e l’ordinamento sociale minacciati dal liberalismo, vale a dire dalla rivoluzione.

Visti gli immediati precedenti storici - Napoleone e Murat -, si tratta anche di agire di comune accordo "verso quelle potenze straniere che sconsigliatamente volessero cooperare a favorire in un caso estremo gli sforzi dei medesimi settarî".

La risposta del papa arriva per mano del cardinal Bernetti, segretario di stato, il 6 dicembre dello stesso anno.

Gregorio XVI apprezza la proposta e le intenzioni di re, ma non può far propria l’iniziativa perché "il carattere sacro di padre comune" impedisce al papa, "supremo gerarca di nostra santa religione", di "suonare la tromba di guerra od eccitare alle armi".

Le difficoltà cui accenna Gregorio XVI sono comprensibili, eppure l’idea della Lega si fa strada all’interno della Chiesa e nel cuore di Pio IX, successore di Gregorio XVI.

Mastai Ferretti appoggia la costituzione di una Lega doganale, punto di partenza per un’unione federale e, dietro al papa, è praticamente tutta la Chiesa a promuovere e a sostenere l’unificazione italiana attraverso un processo federale. Ecco con quale slancio, nel 1848, l’influente gesuita Giuseppe Romano parla della Lega in La causa dei gesuiti in Sicilia: "La Lega! Il sospiro di tanti anni, il voto unanime de’ popoli italiani. La Lega federativa è diretta a tutelare a ciascuno dei popoli federati i suoi diritti, gl’istituti, le proprietà, le franchigie. La Lega ritenendo tutti i vantaggi che dà ad ogni stato la sua autonomia, aggiunge al loro aggregato tutta la forza che mancherebbe a ciascuno di essi per costituirsi in nazione grande, ricca, commerciante, prosperevole e temuta".

La Lega, a parole da tutti auspicata, non si realizza perché sulla sua strada si frappone un ostacolo insormontabile: Carlo Alberto di Savoia. Il Re di Sardegna ha l’ambizioso progetto di "fare da sé".Incurante delle più elementari norme di diritto internazionale, vuole diventare re d’Italia lui solo. Il 2 giugno 1846 il ministro degli esteri dello stato sardo, Clemente Solaro della Margarita, indirizza a Carlo Alberto un Memorandum per mettere in guardia Sua Maestà dai pericoli che la politica liberale può comportare per il suo governo: "La corona d’Italia sarà una corona mal acquistata che presto o tardi sfuggirà dalle mani di chi se ne sarà impadronito con un progetto politico opposto a quello voluto da Dio". Solaro ricorda a Carlo Alberto di essere il primo ad augurarsi l’accrescimento del "potere" e dei "domini" di Casa Savoia, purché questo avvenga "senza lesione di giustizia".

Il benservito a Solaro della Margarita, dopo undici anni di fedele servizio, è il più chiaro segno che Carlo Alberto ha rotto gli indugi: Casa Savoia fa proprio il progetto massonico dell’unità nazionale sotto la bandiera liberale. Buon profeta Ferdinando II di Borbone.

Quanto da lui paventato diventa realtà: una casa regnante italiana si fa paladina, oltre che delle proprie, delle esigenze di potere di Francia ed Inghilterra, massime potenze liberali dei tempi.

La Padania, 4 agosto 2001

FONTE


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