sabato 6 dicembre 2008

Onore e santità per il Siciliano "servo di Dio" Francesco Paolo Gravina

Servo di Dio Francesco Paolo Gravina

Palermo, 1800 - 1854

Francesco Paolo Gravina, principe di Palagonia e di Lercara Friddi, nacque nel 1800 a Palermo. Sua madre, Provvidenza Gravina e Gaetani (1774-1805), aveva sposato lo zio, Salvatore Gravina e Cottone (1742-1826), per garantire ai Gravina la continuità del titolo di principe (concesso nel ’600), poiché figlia unica di Ferdinando Francesco II: una norma testamentaria di Ignazio Sebastiano Gravina aveva creato questo meccanismo in previsione. Fu l’ultimogenito della coppia, dopo due gemelli nati morti e quattro sorelle nate tra il 1792 ed il 1797 (Agata, Francesca Paola, Giulia, Gioacchina: la prima sposerà Vincenzo Grifeo principe di Partanna, le altre si monacheranno).

La sua famiglia, proveniente dalla Puglia e presente in Sicilia dal 1300, coltivava una devozione per il santo di Paola: infatti il suo nome fu esattamente Francesco di Paola Ferdinando […] Gravina. La sua educazione fu improntata agli insegnamenti della Chiesa Cattolica: sarà sempre un cristiano nella fede e nelle opere.

Ebbe una giovinezza spensierata appartenendo ad una famiglia tra le più influenti dell’isola (Palazzo Comitini sede in passato della prefettura di Palermo ed ora della provincia apparteneva ai Gravina). Il padre di Francesco nei fatti non godeva del titolo di principe, ma nel loro palazzo residenziale la servitù e gli altri si rivolgevano a lui come tale. Durante l’epoca napoleonica i Gravina ospitarono tra gli altri Inglesi l’ammiraglio Nelson. Allora la corte borbonica si era trasferita a Palermo (a Napoli c’era Giuseppe Bonaparte), e per loro fu un periodo di particolare fulgore.

Francesco Paolo Gravina sposò nel 1819 la coetanea Maria Nicoletta Filangeri, figlia del principe di Cutò, la quale finì però ben presto per tradirlo con Francesco Paolo Notarbartolo, figlio del principe di Sciara (di quattr’anni più giovane di lei). Non appena la notizia, che fermentava lentamente, si diffuse a Palermo fu uno scandalo: nel 1829 il principe, che nel frattempo aveva adottato la misura di dormire in un camera per sé, raggiunto il limite dell’umana e cristiana sopportazione, ordinò all’usciere di casa di rispedire al mittente la consorte di ritorno una notte. Lei ritornò indietro volentieri. Non si sarebbero più rivisti.

Dopo la sua morte (il principe lascerà nel testamento la disposizione per messe in suffragio di entrambi) lei sposerà religiosamente il Notarbartolo. Inizialmente la nuova condizione fu per lui difficile da affrontare: si ritirò a meditare sul da farsi, aveva quasi trent’anni.

Due erano le strade che aveva di fronte: divorziare, rifarsi una vita ed una famiglia per garantire quel meccanismo di successione (dalla moglie non aveva avuto figli) artificiosamente aggirato in precedenza; oppure rimanere coerenti in Cristo ed aprirsi a nuove prospettive. Prevalse questa seconda via, il Gravina non volle mai divorziare conformemente agli insegnamenti del Vangelo: ciò gli ha meritato l’appellativo di ultimo principe. Iniziò il suo apostolato di carità e beneficenza quasi in sordina a Palermo. Tutti i suoi immobili diverranno a poco a poco centri di accoglienza per i poveri, gli emarginati ed i diseredati.

Divenne in breve tempo noto per il suo attivismo nella testimonianza dei principi cristiani. Dopo essere stato sindaco (chiamato allora pretore) di Palermo (1832-1834), gli fu affidata l’emergenza colera, che esploderà in Sicilia negli anni ’36-’37, nel capoluogo isolano, emergenza che superò tramite la creazione del Deposito di Mendicità, un ente per il ricovero degli indigenti. Nel 1839 divenne responsabile del Reale Albergo dei Poveri, un altro ente di concentramento, stavolta pubblico.

Nel suo palazzo che aveva destinato pure a struttura di accoglienza, alloggiava in una stanza vicino al suo segretario. La sua giornata trascorreva sovrintendendo ai suoi ricoveri.

Nel 1837 richiese ed ottenne per il Deposito di Mendicità il distaccamento di un gruppo di suore; e nel 1847 ci sarà la concessione ecclesiastica della regola per il nuovo ordine delle Suore di Carità del Principe di Palagonia (lui le aveva effettivamente chiamate di san Vincenzo de’ Paoli). E’ stato sinora l’unico laico ad istituire un ordine religioso. Rimarrà suo sogno non esaudito quello di poter istituire un analogo ordine maschile per la mancata disponibilità di frati.

Il principe si era distinto anche a Lercara per il sostegno che dava alla popolazione bisognosa (in particolar modo durante l’epidemia colerica del ’37), e per la difesa dell’ambiente e della salute dell’intera comunità in relazione alla questione della lavorazione dello zolfo. Qui possedeva una miniera, dei terreni ed alcuni edifici. Tra gli altri: l’attuale Sala Principe di Palagonia (ex cineteatro) all’epoca da lui affidata ad una compagnia di attori, e Palazzo Palagonia sede attualmente del comune, immobili (entrambi allora dei magazzini) che dopo la sua morte furono acquisiti dal comune di Lercara. Era solito venirvi ogni tanto, ma durante una sua visita, fu assalito dalla folla e non vi mise più piede, non tralasciando però di avere ancora per Lercara una certa considerazione, nonostante l’amaro episodio, nelle sue opere di carità che avevano come centro Palermo.

La rivoluzione antiborbonica del ’48 lo vide schierato all’interno del Parlamento siciliano (era membro della Camera dei Pari) in favore dell’indipendenza dell’Isola. I Borboni ritorneranno nel ’49, ma lui per intima coerenza non farà abiura di quell’atto, a differenza di molti altri opportunisti, il che gli alienò le simpatie della corona. Il principe morì all’età di 54 anni: per le sue esequie volle che la sua salma fosse vestita di un saio ed essere trasportato col capo appoggiato ad una tegola come San Francesco: il giorno del suo funerale una folla enorme lo seguiva. La salma deposta nella chiesa di Baida fuori Palermo è stata traslata nel 1958 nella Casa madre delle Suore di Carità.

Nel 1990 il cardinale, allora arcivescovo di Palermo, Pappalardo ha dato il via alla sua causa di beatificazione.

Autore: Danilo Caruso
Fonte: http://www.santiebeati.it
FONTE: A Rarika

2 commenti:

COMITATO SICILIANO ha detto...

Gentile Ingegnere Volante,
ti scrivo in merito alla biografia del Servo di Dio, la quale dovrebbe essere modificata nella parte in cui recita "La rivoluzione antiborbonica del ’48 lo vide schierato all’interno del Parlamento siciliano (era membro della Camera dei Pari) in favore dell’indipendenza dell’Isola. I Borboni ritorneranno nel ’49, ma lui per intima coerenza non farà abiura di quell’atto, a differenza di molti altri opportunisti, il che gli alienò le simpatie della corona"

Dalle ricerche da me effettuate, risulta che il Santo non ebbe mai ruoli rilevanti, compromettenti e soprattutto recidivi nei moti del '48

Di seguito ciò che è stato già scritto sul blog A' Rarika:

http://rarika-radice.blogspot.com/2008/11/beato-francesco-paolo-gravinapricipe-di.html

(+ commento)

L'Ingegnere Volante ha detto...

Gentile Comitato Siciliano,

La ringrazio per aver espresso il suo punto di vista. Credo che il collegamento al blog A Rarika da lei segnalato contenga abbastanza carne al fuoco per chi voglia approfondire e farsi un opinione a riguardo.

Cordiali saluti,

Ing. Volante